<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963</id><updated>2012-02-16T18:10:03.425-08:00</updated><title type='text'>Distanza Apparente</title><subtitle type='html'>Pensieri e riflessioni sul Cinema (possibili spoiler)</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>70</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-6314881230039519799</id><published>2010-04-26T09:43:00.000-07:00</published><updated>2010-04-26T12:26:42.381-07:00</updated><title type='text'>"Sherlock Holmes" di Guy Ritchie</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/S9Xol1gGEZI/AAAAAAAAATk/O6L6Ur71QZ8/s1600/sherlock_holmes.jpg"&gt;&lt;img style="display: block; margin: 0px auto 10px; text-align: center; cursor: pointer; width: 160px; height: 200px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/S9Xol1gGEZI/AAAAAAAAATk/O6L6Ur71QZ8/s200/sherlock_holmes.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5464529459598463378" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;C'è da chiedersi perchè ad Hollywood hanno tutta questa smania di riportare nuovamente sullo schermo, magari in una nuova veste, personaggi della letteratura o del cinema. L'eterna crisi di idee del cinema a stelle e strisce costringe i produttori a pescare nei cassetti impolverati alla ricerca di storie e personaggi da spolverare, lucidare, spesso stravolgere e infine rigettare sul mercato. A volte questa tecnica si rivela utile e azzeccata, come nel caso di Batman che grazie al talento di Nolan ha ripreso a volare sui tetti di Gotham come non lo vedavamo dai tempi di Tim Burton.&lt;br /&gt;Spesso però, questa procedura di svecchiamento lascia il tempo che trova, come nel caso di Sherlock Holmes che Guy Ritchie riporta sullo schermo trasformandolo completamente.&lt;br /&gt;Lascerei da parte le differenze tra lo Sherlock di Ritchie e l'originale di Conan Doyle perchè sappiamo come ragiona Hollywood, ma una domanda mi sorge spontanea. Perchè portare sullo schermo un personaggio cult come l'investigatore privato più famoso del mondo, se poi l'alter ego sullo schermo è completamente diverso da quello letterario? Non si faceva prima a creare un personaggio ex-novo, come ad esempio hanno fatto i creatori del Dottor House che chiaramente si sono ispirati alla creatura di Arthur Conan Doyle? Ovviamente la risposta è puramente commerciale. Il nome Sherlock Holmes attira il pubblico molto di più di un personaggio sconosciuto e così metà del lavoro di promozione è fatto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel lavoro di rimodernamento però qualcosa è andato perso, o meglio si è finito per trasformare un brillante (e folle) detective in una sorta di supereroe, dotato non solo di elevate capacità intellettive (come l'originale) ma persino di una vista sopraffina, di un olfatto capace di cogliere ogni sfumatura di una fragranza e di un udito finissimo. Nel film infatti le doti dell'investigatore sono esagerate al massimo. E' capace di vedere cose che occhio umano non saprebbe cogliere. Nel viaggio bendato in carrozza riesce persino a sentire il profumo del pane appena sfornato e percepirne l'aroma tipico di un determinato panificio. Oppure riesce a vedere le sfumature di colore negli occhi di chi incontra. Insomma Holmes più che brillante diventa sovrannaturale. Sembra quasi il protagonista del telefilm "The sentinel" (solo che quello i poteri li possiede veramente).&lt;br /&gt;Se da un lato è molto bella l'idea di mostrare come ragiona la sua mente prima di compiere una azione, dall'altra il modo in cui raccoglie informazioni finisce per essere esagerato e lo spettatore è completamente tagliato fuori perchè non riesce a stargli dietro e a vedere anche solo uno degli indizi che invece lui comprende in un attimo.&lt;br /&gt;E' vero che anche nei racconti di Doyle, il lettore non sa nulla della pista seguita da Sherlock e solo alla fine, quando l'investigatore smaschera il colpevole, comprende che cosa è successo, ma in quel caso c'è un particolare: a raccontare la storia è il dottor Watson, che come caratteristiche è più simile a noi. Anche lui non riusce a seguire i ragionamenti dell'amico e noi finivamo per avere un alleato con il quale cercare di seguire l'intreccio. Qui invece lo spettatore è da solo. Seguiamo Holmes nella sua indagine e lo vediamo notare dettagli con l'abilità di un supereroe, oppure raccogliere indizi come il dente di leone o la coda di topo senza capire come possano essere utili alle indagini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A proposito di indagine. Ma qual'è il caso da risolvere? Nel riportare in vita Sherlock Holmes, gli autori del film si sono dimenticati di dargli un caso da risolvere. Generalmente nei racconti dell'autore inglese, Holmes è chiamato a risolvere un omicidio dai connotati inspiegabili. Ad esempio un uomo ucciso in una stanza chiusa dall'interno. Insomma, un mistero apparentemente impossibile da risolvere tranne che per l'investigatore privato Sherlock Holmes. In questo caso però non si capisce dove stia il mistero. Tutto nasce dal ritorno in vita di Lord Blackwood, impiccato e dichiarato morto dallo stesso dottor Watson. Questo sì che è un bel mistero, peccato però che si scopre subito che le cose sono meno "inspiegabili" di quanto sembri visto che nella bara, al posto di Blackwood, viene trovato un altro cadavere e quindi è facile dedurre che in realtà Blackwood non è mai morto. Bisogna trovarlo allora e scoprire il suo piano. Ok, ma il resto è completamente incomprensibile allo spettatore.&lt;br /&gt;La storia dei 4 elementi, ad esempio, è impossibile da comprendere, così come il motivo per cui la lastra tombale è stata distrutta (tra l'altro la motivazione è inverosimile), la parentela tra Blackwood e Lord Coward (scoperta anche qui grazie alla super vista di Holmes), l'identità dell'uomo misterioso e via dicendo. Lo spettatore non fa altro che seguire passivamente la storia senza poter provare a risolvere il caso (anche perchè non si capisce dove stia il mistero) e semplicemente osserva Holmes raccogliere indizi su indizi con il suo fiuto sovrumano fino ad arrivare ad uccidere Blackwood.&lt;br /&gt;Non è un caso infatti, che la storia non sia tratta da un racconto di Arthur Conan Doyle, ma sia stata creata di sana pianta dal tris di quasi sconosciuti sceneggiatori che evidentemente non sanno che cosa sia il racconto "giallo".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Sherlock Holmes" si rivela per quello che voleva essere. Un film scanzonato e divertente, grazie soprattutto allo straordinario talento di Robert Downey Jr. Una americanata che non ha nulla a che vedere con le vere avventure del vero Sherlock Holmes e che non si differenzia molto da altri prodotti made in USA.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-6314881230039519799?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/6314881230039519799/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=6314881230039519799' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/6314881230039519799'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/6314881230039519799'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2010/04/sherlock-holmes-di-guy-ritchie.html' title='&quot;Sherlock Holmes&quot; di Guy Ritchie'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/S9Xol1gGEZI/AAAAAAAAATk/O6L6Ur71QZ8/s72-c/sherlock_holmes.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-8614731642619832237</id><published>2009-10-01T08:55:00.000-07:00</published><updated>2009-10-01T09:24:16.090-07:00</updated><title type='text'>"Frozen River" di Courtney Hunt</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SsTXjh0OClI/AAAAAAAAATc/MKFNzci_s6k/s1600-h/frozen-river-movie-poster.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 134px; height: 200px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SsTXjh0OClI/AAAAAAAAATc/MKFNzci_s6k/s200/frozen-river-movie-poster.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5387668059614743122" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dietro al passaggio tra legalità e criminalità, da parte di gente comune, gente per bene, c'è sempre il denaro. O meglio la mancanza di denaro. Una famiglia da mantenere, le bollette da pagare, il frigorifero da riempire.&lt;br /&gt;Dietro a una madre che cerca di dar da mangiare ai propri figli, c'è sempre la mancanza di un marito. Magari morto, magari scappato con una più giovane, magari latitante.&lt;br /&gt;Dietro a una ragazza sola che nasconde qualcosa e cerca di arrangiarsi, c'è sempre un figlio piccolo, che non può tenere, che non può crescere e che magari osserva da lontano, silenziosamente.&lt;br /&gt;E in questo film, ci sono sia una brava persona che si da al crimine, sia una madre con figli a carico, sia una ragazza che non può fare la madre. Il finale quindi, capitelo da soli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Acclamata al Sundance Film Festival, l'opera prima di Courtney Hunt sembra esser rimasta congelata, come quel fiume di ghiaccio che le due protagoniste devono costantemente attraversare. Congelata in una storia già vista, che non si surriscalda mai, che dona poche emozioni al pubblico.&lt;br /&gt;La prima parte è ottima, ben costruita, con la protagonista che decide di continuare quel gioco pericoloso nella quale è finita per puro caso. La ricerca del marito la porta a scoprire qualcos'altro, non solo un'amicizia ma una scappatoia dalla vita di tutti i giorni.&lt;br /&gt;E' quello che succede dopo che non convince e non emoziona. Il gioco pericoloso alla fine si rivela non così pericoloso. Le due rotagoniste non restano mai davvero coinvolte nel traffico, ne si mettono davvero nei guai. Anche l'abbandono involontario di un neonato in mezzo al ghiaccio e l'angoscia di averlo ucciso non risalta così prepotentemente. Sembra quasi che non gliene freghi nulla e a noi non rimane molto, alla fine della visione.&lt;br /&gt;I figli, soprattutto il 15 enne, è praticamente inutile. Oltre a rischiare di dar fuoco alla casa non fa nulla. Neanche disobbedisce alla madre. Non si caccia di guai, ne al contrario, fa qualcosa di positivo. Se le sue scene fossero state tagliate in fase di montaggio, non sarebbe cambiato nulla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A volte al valito Sundance Film Festival prendono qualche cantonata. "Frozen River" è un film comunque ben girato, con un sempre presente effetto documentario (che sembra l'unico modo per girare un film indipendente), ma che doveva entrare più in profondità nelle pieghe noir della vicenda e rendere più forte il conflitto di una convincente, ma troppo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;frozen,&lt;/span&gt; Melissa Leo.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-8614731642619832237?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/8614731642619832237/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=8614731642619832237' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/8614731642619832237'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/8614731642619832237'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2009/10/frozen-river-di-courtney-hunt.html' title='&quot;Frozen River&quot; di Courtney Hunt'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SsTXjh0OClI/AAAAAAAAATc/MKFNzci_s6k/s72-c/frozen-river-movie-poster.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-1529614668363718304</id><published>2009-08-24T14:51:00.000-07:00</published><updated>2009-10-05T02:29:00.992-07:00</updated><title type='text'>"American History X" di Tony Kaye</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SpMNCUEWIfI/AAAAAAAAATU/6VR2VQ1GoOQ/s1600-h/History_X.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 146px; height: 200px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SpMNCUEWIfI/AAAAAAAAATU/6VR2VQ1GoOQ/s200/History_X.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5373653113780969970" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;pubblicato su "www.filmedvd.it"&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Storia di razzismo?&lt;br /&gt;Storia sull'impatto sociologico del nazismo?&lt;br /&gt;Storia sull'impatto della società deviata nei giovani d'oggi?&lt;br /&gt;Storia americana?&lt;br /&gt;American History X è tutto questo e anche qualcosa di più. L'opera prima di Tony Kaye è soprattutto una storia di rinascita. Di morte e rinascita. Di redenzione.&lt;br /&gt;Derek muore. Da giovane, da ragazzo precipita in un buco nero fatto di violenza, odio, razzismo, onnipotenza. Come essere umano Derek non esiste più. Come un angelo caduto precipita all'inferno. Un inferno senza colore, senza vita, dove l'unica prerogativa è cancellare, uccidere, eliminare tutto quello che non rientra nella visione della vita da lui delineata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il film ha una netta struttura in tre parti, se volessimo dispiegare la storia nell'ordine cronologico in cui si svolgono i fatti. Questa, quella della morte di Derek è la prima parte. L'Inferno.&lt;br /&gt;Il Purgatorio, la seconda fase di questo cammino di redenzione e rinascita che è la storia di Derek è il carcere, dove la sua anima di angelo caduto riprende coscienza di se e del mondo. Derek torna in vita, comprende chi è, comprende quello che ha fatto, comprende soprattutto chi sono i suoi compagni e qual'è l'odio cieco e assurdo al quale ha dato retta fino a quel momento. Derek si redime, non solo legalmente, ma soprattutto psicologicamente.&lt;br /&gt;Ora, in una tale visione del film, la terza parte, quella del ritorno a casa, quella dove il colore torna a riempire l'inquadratura, dovrebbe rispecchiare il Paradiso, ma American History X è troppo realistico per non sapere che il Paradiso in Terra, non esiste. Ed ecco che i peccati commessi da Derek non possono essere del tutto espiati e la tragedia lo marchierà a vita, ricordandogli per sempre di quando era morto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;American History X” fu vittima ai tempi di un contrasto forte tra Kaye e la produzione che si impose molto sul neo-regista che dovette rinunciare al potere decisionale del final-cut. Quindi nel prodotto finale è difficile distinguere tra quello che è veramente frutto del regista e quello che invece è stato imposto dalla produzione. Non sappiamo ad esempio, a chi spetta l'onere della struttura narrativa e della decisione di dividere in film, metà in bianco e nero e metà a colori, oppure di mischiare l'ordine degli eventi. In entrambi i casi però, chiunque ne abbia il merito, mi sento di dovermi congratularmi per la scelta fatta. Come già accennato il B/N o Colore va ad indicare le due diverse vite di Derek, quella prima e quella dopo la redenzione, dopo il Purgatorio. L'ordine degli eventi, nel quale vediamo prima il passato da Nazi del protagonista, poi il suo stato di redento e infine l'elemento più importante, l'aspetto cardine del film, ovvero il carcere. Il rischio era che un passaggio così forte tra il Vecchio Derek e il nuovo Derek, completamente l'uno contrapposto all'altro risultasse fasullo se gli avvenimenti del carcere non avessero abbastanza forza e convinzione per spiegare la mutazione. Il rischio corso però ha dato i suoi frutti. Quello che accade in prigione a Derek è non solo credibile, ma “giusto”. Nel senso che ora si trova incastrato in quel folle progetto di odio e vendetta che è il razzismo. Da carnefice ora si ritrova vittima. Vittima dei suoi stessi “fratelli”. Questo schiaffo della realtà lo porta a vedere tutto con più nitidezza (ecco ancora il passaggio al Colore). Uno schiaffo talmente forte che anche se non vissuto in prima persona, riesce a convincere suo fratello che la scelta giusta da fare è abbandonare quella strada. Ma come è stato detto, il Paradiso in Terra non esiste e ormai è troppo tardi. Per uno che torna alla vita, qualcuno la lascia per sempre.  Questa è la storia americana, quella con X maiuscola.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-1529614668363718304?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/1529614668363718304/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=1529614668363718304' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/1529614668363718304'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/1529614668363718304'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2009/08/american-history-x-di-tony-kaye.html' title='&quot;American History X&quot; di Tony Kaye'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SpMNCUEWIfI/AAAAAAAAATU/6VR2VQ1GoOQ/s72-c/History_X.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-3364362252989817666</id><published>2009-08-13T10:13:00.000-07:00</published><updated>2009-09-04T04:43:44.217-07:00</updated><title type='text'>"Non è un paese per vecchi" di Joel e Ethan Coen</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SoRLuLkY1TI/AAAAAAAAATM/fs6Wo6WJJcw/s1600-h/6.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 140px; height: 200px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SoRLuLkY1TI/AAAAAAAAATM/fs6Wo6WJJcw/s200/6.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5369499912483951922" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ci risiamo. Succede tutte le volte (o quasi) che ci si appresta a parlare di un film tratto da un romanzo. Di un'opera cinematografica che trae ispirazione da un'opera letteraria.Ogni volta il dilemma salta fuori. Si può parlare di un adattamento senza prendere in considerazione l'opera originaria? Si può giudicare un film senza aver letto il romanzo?&lt;br /&gt;Ovviamente la risposta non può essere univoca per tutti i film. In alcuni casi diventa addirittura inutile, come per le opere di Stanley Kubrick che sono quasi tutte adattamenti di altrettante opere letterarie. Ma il genio di Kubrick e la sua unica concezione del cinema, rendono ogni singolo film assolutamente indipendente dalla sorgente letteraria rendendoli a tutti gli effetti storie originali. In altri casi invece è doveroso soffermarsi anche sul romanzo e notare come la storia sia stata trasportata sullo schermo.&lt;br /&gt;Uno di questi film è “Non è un paese per vecchi” tratto dall'omonimo romanzo di Cormac McCarthy, uno dei migliori adattamenti degli ultimi anni. I Coen portano sullo schermo in maniera il più fedele possibile, quasi scientifica, tutta la tensione, tutto il fascino e tutti i magnifici dialoghi di McCarthy amplificandone la bellezza attraverso il loro indubbio talento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Molti di coloro che hanno letto il libro del Premio Pulitzer americano potranno pensare che il lavoro dei Coen fosse facile. Ancora di più se si voleva restare fedeli al libro. Non si sono dovuti neanche impegnare molto a scrivere i dialoghi o a creare personaggi. Era già tutto nelle pagine di McCarthy. E invece le cose non sono così semplici. Perchè un conto è la pagina scritta, il racconto per parole e tutta un'altra cosa e raccontare la stessa storia, la stessa scena, lo stesso dialogo sullo schermo. Intanto è necessario selezionare, dividere ciò che va mantenuto da quello che sullo schermo non può funzionare. Bisogna cesellare. E in questo i due fratelli del Minneapolis sono stati fantastici, dimostrando grande padronanza della struttura e delle regole narrative del cinema, sapendo cogliere le situazioni più cinematografiche, adattandole dove necessario alle esigenze filmiche ed eliminando i rami morti (per il film ovviamente) che sarebbero stati di troppo, se non addirittura dannosi per la crescita dell'organismo-film.&lt;br /&gt;L'altra difficoltà è quella di trasformare una scena di Cormac McCarthy in un scena dei Fratelli Coen. “Non è un paese per vecchi” nonostante non nasca da un soggetto originale è a tutti gli effetti un'opera dei Coen, anzi è probabilmente la summa di tutti i loro lavori, della loro straordinaria capacità di utilizzare a 360° il mezzo filmico per creare quello che si avvicina il più possibile al concetto di Mito. Il lavoro dei Coen può essere visto come un lavoro di modellazione, quasi come degli artigiani dell'argilla che plasmano una figura tridimensionale fino a quel momento esistita solo sulla carta sotto forma di schizzo preparatore. Un personaggio come quello di Anton Chigurh, il killer con la bombola ad aria compressa (idea di McCarthy) che i Coen plasmano in IL killer per eccellenza vestendolo di pura follia. Il taglio di capelli di Bardem è perfetto, elemento grottesco affibbiato ad un personaggio che di grottesco non ha nulla. Proprio per la sua apparente buffoneria, la violenza risulta ancora più efferata e Chigurh ancora più terrificante. La presenza scenica di questo personaggio non ha eguali. Quando entra in scena lui, sembra di assistere all'ingresso di Darth Vader. Non sai cosa aspettarti, ma sai che non sarà nulla di positivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il modo con cui i Coen utilizzano il "non visto" (sono pocchissime le morti che avvengono sullo schermo, si arriva spesso sul posto a fatto compiuto), la suspance, la tensione, attraverso un ritmo lento che rende la storia allo stesso tempo glaciale, meticolosa e adatta alla riflessione. La glacialità e meticolosità con cui Chigurh e Llewelyn fuggono e inseguono e la riflessione di quell'uomo troppo vecchio per stare al passo con un mondo ormai non più adatto a gente come lui. Lo sceriffo Bell, narratore e moralizzatore, è il nostro legame con quel &lt;span style="font-style: italic;"&gt;no country for old man&lt;/span&gt; in cui anche noi ci sentiamo fuori luogo.&lt;br /&gt;La sequenza del motel, il dialogo tra Chigurh e il benzinaio, la fuga di Moss inseguito dal cane (una fotografia da mozzare il fiato), il sogno di Bell, sono decine le scene di una perfezione assoluta, che donano al film un aurea da capolavoro. Sintesi perfetta di “Non è un paese per vecchi” il sogno finale dello sceriffo, sintesi del contrasto tra il vecchio e il nuovo. In quel buio e in quel freddo in cui è precipitato il mondo, chi vi è cresciuto dentro resta indietro, resta perduto. Ma da qualche parte, forse proprio nel nostro passato (il padre) possiamo trovare ancora una luce a guidare il cammino. E quel “E poi mi sono svegliato” che lo ripiomba in un istante nella quotidianità. Magistrale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object height="344" width="425"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/dDMi7wuqQnU&amp;amp;hl=it&amp;amp;fs=1"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/dDMi7wuqQnU&amp;amp;hl=it&amp;amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" height="344" width="425"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-3364362252989817666?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/3364362252989817666/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=3364362252989817666' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/3364362252989817666'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/3364362252989817666'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2009/08/ci-risiamo.html' title='&quot;Non è un paese per vecchi&quot; di Joel e Ethan Coen'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SoRLuLkY1TI/AAAAAAAAATM/fs6Wo6WJJcw/s72-c/6.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-4592872967537724584</id><published>2009-05-30T13:55:00.001-07:00</published><updated>2010-05-12T12:40:15.139-07:00</updated><title type='text'>"Rififi" di Jules Dassin</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SiPfxFQKxAI/AAAAAAAAAS8/lsPOPjCQeok/s1600-h/A_Riffi_Poster_RIFIFI.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5342359617308115970" style="display: block; margin: 0px auto 10px; width: 141px; height: 200px; text-align: center;" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SiPfxFQKxAI/AAAAAAAAAS8/lsPOPjCQeok/s200/A_Riffi_Poster_RIFIFI.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;meta equiv="CONTENT-TYPE" content="text/html; charset=utf-8"&gt; 	&lt;title&gt;&lt;/title&gt; 	&lt;meta name="GENERATOR" content="OpenOffice.org 3.2  (Unix)"&gt; 	&lt;style type="text/css"&gt; 	&lt;!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 	--&gt;&lt;/style&gt; 	 	 	 	&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Una delle leggi non scritte del cinema, dice che è inutile cercare di inventare qualcosa di nuovo da raccontare. Tutto è già stato creato in passato. Guardando "Rififi", la legge sembra trovare immediata conferma. Il film di Dassin può essere definito come capostipite di tutto il filone gangster movie. Da qui in poi, rimane poco da inventare.   Visto oggi, la prima cosa che si potrebbe dire su "Rififi" è che si tratta di un film "classico". Tutto è al suo posto. Banda di rapinatori, cattivo di turno, colpo impossibile, riscatto e persino la ex che ora se la fa con il boss rivale. Tutto come da copione. Ma visto l'anno di realizzazione, 1955, e osservandolo più attentamente, il termine più adatto per definirlo è "moderno", anzi "innovativo". Solitamente i gangster movie si dividono in due tipi: quelli che puntano tutto sui personaggi, rendendoli sfaccettati, spesso sopra le righe con tratti distintivi ben marcati e quelli che invece si concentrano maggiormente sull'intreccio, sul "colpo", cercando di creare una storia più originale e ingarbugliata possibile, a discapito però dei personaggi che finiscono per essere maschere tipiche del genere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Rififi" a prima vista si classificherebbe nel secondo gruppo. Se non fosse per Tony, il laureato, la mente del gruppo, l'organizzatore del piano. Perchè Tony è un personaggio ambiguo, sfaccettato, in continua mutazione. Non è solamente il capo banda, è qualcosa di più.   All'inizio del film, quando facciamo la sua conoscenza è uno sfigato giocatore di poker. Uno che deve chiedere soldi agli amici, per poter continuare a giocare, perchè i suoi continua a perderli una mano dopo l'altra. E in più, di lui ormai non si fida più nessuno. Subito dopo scopriamo qualcosa in più su di lui. E' un rapinatore di banche, o meglio è un bravo rapinatore di banche, o ancora meglio era un bravo rapinatore di banche, che ormai però sembra essere sulla strada del pensionamento. E' una mente lucida, intelligente che sa il fatto suo.   Dopo pochi minuti ecco una nuova mutazione. Ora lo vediamo nelle vesti di un patrigno affettuoso, amorevole con il proprio figliastro che tra l'altro porta il suo stesso nome. Ci risulta persino simpatico.   E arrivati fin qui, (sono passati solo 10 minuti) ci sembra di trovarsi di fronte il classico ladro dal buon cuore con tanta esperienza alle spalle e ormai poco da chiedere alla vita.&lt;br /&gt;Ma le cose cambiano quando entra in scena lei, la donna amata che viene dal passato. Ed ecco che Tony si sfila la cintura e comincia a picchiare la donna per vendicarsi del tradimento subito. Un picchiatore di donne, un uomo violento.&lt;br /&gt;Altro che ladro gentiluomo come pensavamo. Questo ha un'anima nera, cupa, violenta che si manifesta per una donna, per una stupida storia d'amore.   Ultima metamorfosi, alla fine della pellicola, quando veste la maschera dell'eroe. E' lui a salvare il bambino e a morire per riportarlo a casa dalla madre. Un personaggio quindi ricco e mutevole, estremamente interessante che va ad unirsi agli altri membri della banda, che al contrario rispecchiano gli standard del genere senza grosse mutazioni. E' Tony a dare vita al piano e poi, in un certo senso, a distruggerlo (non dimentichiamoci che è stato lui a scegliere nella banda Cesare, il Marsigliese, lo scassinatore donnaiolo che finirà per essere il punto debole del gruppo).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Rififi" brilla soprattutto per la sceneggiatura, ben architettata che fino alla fine non svela il suo finale. Fino alla fine, infatti, non si sa come la storia andrà a finire, chi sopravviverà e chi invece si ritroverà con una pallottola in petto. L'intreccio in cui si ritrova inconsapevolmente coinvolto Jo, il braccio della banda, il padre del piccolo rapito è magistrale. Tutto sembrava risolto e invece un imprevisto cambia le carte in tavola.&lt;br /&gt;Ma il fulcro del film, è la scena madre, la rapina. Circa 30 minuti di puro cinema. Un racconto per immagini di grande tensione e splendidamente orchestrato, tra regia, fotografia e interpretazioni. Una rapina che fa scuola. La forza di questa sequenza sta nella scoperta poco alla volta del piano e questo grazie all'intuizione di Jules Dassin e Renè Wheeler, sceneggiatori del film, di eliminare un altro elemento classico del genere: la presentazione del piano. La rapina non ci viene presentata prima. Non vediamo Tony spiegare il piano ai suoi compagni (e a noi) ma vediamo il piano messo in atto, in silenzio, un pezzetto alla volta.&lt;br /&gt;"Rififi" è un magnifico gangster movie. Un bianco e nero splendidamente fotografato che ha fatto scuola. Un film ben costruito, dal buon ritmo, che fino alla fine non ti lascia un momento per distrarti.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-4592872967537724584?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/4592872967537724584/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=4592872967537724584' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/4592872967537724584'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/4592872967537724584'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2009/05/rififi-di-jules-dassin.html' title='&quot;Rififi&quot; di Jules Dassin'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SiPfxFQKxAI/AAAAAAAAAS8/lsPOPjCQeok/s72-c/A_Riffi_Poster_RIFIFI.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-3550068088430974105</id><published>2009-04-23T15:23:00.000-07:00</published><updated>2009-06-01T07:01:30.997-07:00</updated><title type='text'>"Il servo" di Joseph Losey</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SgVkl2NRisI/AAAAAAAAAS0/g01qvSR8xGY/s1600-h/img_251274_lrg.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5333779935059348162" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 140px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SgVkl2NRisI/AAAAAAAAAS0/g01qvSR8xGY/s200/img_251274_lrg.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il servo, secondo l'etimologia della parola, significa "colui che porta beneficio". Mai definizione risulta così fuorviante come in questo caso, chiaramente se relazionata all'opera di Joseph Losey "The Servant". In questo contesto, il servo, assume un connotato diametralmente opposto. Si avvicina, infatti, di più ad un virus, ad un portatore sano di malvagità, di inganno che lentamente si insinua nella vita del giovane nobile e la infetta finendo per impossessarsi del suo volere e ribaltando i ruoli.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Non si può parlare de "Il servo" senza parlare della sceneggiatura firmata dal drammaturgo inglese, maestro dell'assurdo, Harold Pinter. Tra tutte le sceneggiature cinematografiche firmate da Pinter questa è probabilmente quella nella quale si percepisce maggiormente la sua impronta. Magistrale la costruzione dei personaggi che attraverso dialoghi pungenti e intelligenti ci delinea due figure, quella del servo e del nobile, chiare, classiche, quasi scontate, ma che nello stesso tempo presentano qualcosa di misterioso. Soprattutto lui, il servo, ha qualcosa che non quadra, qualcosa di insolito e presto quel mistero si svelerà in tutta la sua diavoleria.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Losey ci mostra spesso questa ambiguità dei personaggi con un gioco di specchi e riflessi continuo. Tutta la villa è piena di superfici riflettenti e i personaggi vengono così continuamente sdoppiati a sottolineare la loro doppia personalità. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Il servo" è un film sociale se così possiamo dire, immagine di quella lotta di classe tra servo e padrone tanto cara a Marx, dove i ruoli si ribaltano, dove il servo prende in mano le redini del gioco e ribalta le carte in tavola, divenendo lui vero e proprio "padrone del suo padrone" piegandolo al proprio volere. Qui, questa analisi sociale e politica prende maggiormente i connotati di un gioco psicologico, che può anche essere visto come metafora del bene e del male, e di come è impossibile dividere il lato oscuro della mente umana da quello più pulito e limpido, così come Tony, il padrone di casa, non riuscirà a liberarsi di Hugo, nonostante il suo comportamento fuori dal normale. Tony è affascinato dal suo cameriere, quasi attratto in una relazione che profuma spesso di omosessualità. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Un film splendidamente orchestrato, girato spesso in pianisequenza che mettono in evidenzia i dialoghi di Pinter e le interpretazioni di Dirk Bogarde e James Fox. Intelligente il rapporto tra Hugo e la fidanzata del suo padrone, che sembra mettere a nudo un punto debole del servo che appare sempre spaventato dalla sua presenza. E' lei in queste scene a comandare, ad essere al centro della sequenza, ma la nostra attenzione resta su di lui, in attesa della sua prossima mossa, per capire il perchè di questa sua nuova facciata. E' davvero spaventato da lei o è tutto un trucco? Che cosa ci nasconde questo elegante ed efficente maggiordomo? E' o non è un "portatore di beneficio"? &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-3550068088430974105?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/3550068088430974105/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=3550068088430974105' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/3550068088430974105'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/3550068088430974105'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2009/04/il-servo-di-joseph-losey.html' title='&quot;Il servo&quot; di Joseph Losey'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SgVkl2NRisI/AAAAAAAAAS0/g01qvSR8xGY/s72-c/img_251274_lrg.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-3689013552204805137</id><published>2009-04-13T05:31:00.001-07:00</published><updated>2010-04-26T12:39:39.249-07:00</updated><title type='text'>"Testimonianza di un essere vivente" di Akira Kurosawa</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SeOi4GjiKBI/AAAAAAAAASs/SCFu8ho3pvw/s1600-h/430px-Ikimono_no_kiroku_poster.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5324278269198084114" style="margin: 0px auto 10px; display: block; width: 144px; height: 200px; text-align: center;" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SeOi4GjiKBI/AAAAAAAAASs/SCFu8ho3pvw/s200/430px-Ikimono_no_kiroku_poster.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;pubblicato su "www.filmedvd.it"&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;E' difficile per noi occidentali del Duemila, comprendere quale possa essere stato il livello di paura negli anni'50, tra i giapponesi, verso la bomba atomica. Hiroshima e Nagasaki bruciano ancora e gli esperimenti nell'atollo di Bikini della bomba H stanno raggiungendo il loro culmine. In uno scenario del genere il terrore verso questa inumana arma di distruzione riempie i cuori di ogni giapponese, compreso quello di Akira Kurosawa, che da straordinario artista qual'è si sente in dovere, quasi in obbligo, di raccontare quella paura attraverso un film.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Ikimono no kiroku", conosciuto anche come "Vivo nella paura", è la testimonianza di un uomo desideroso di trasferirsi con tutta la famiglia in Brasile per scampare alla minaccia atomica. La sua paura finirà per diventare definitiva follia.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Un film incentrato su una paura così legata a quegli anni, rischiava di non passare il verdetto del tempo, invece Kurosawa abilmente trasforma la paura per la bomba H, in una più universale ed eterna paura della morte realizzando così una vera testimonianza di un essere vivente, di un uomo che cerca disperatamente di sfuggire a quella invisibile minaccia che lo condanna. Una minaccia invisibile, ma esistente, d cui tutti hanno timore, ma che la maggior parte delle persone cerca di celare vivendo la vita quotidianamente senza pensieri nefasti. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;A questo punto la sua storia diventa anche la nostra storia. E diventa anche la storia di un uomo che grida "Al lupo, al lupo" e che nessuno ascolta, anzi che alla fine tutti credono pazzo. Un uomo che non riesce a fuggire, che è costretto a rimanere dov'è, vivendo nella paura. Sì perchè "Testimonianza di un essere vivente" è anche un film sulla impossibilità di decidere della propria vita, perchè alla fine a decidere per te sono altri, i tuoi famigliari, oppure emeriti sconosciuti insigniti di tale onore e onere. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ma in fondo è il destino di tutti. Alla morte non si può sfuggire. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;C'è una interessante dichiarazione del maestro Kurosawa legata a questo film. Disse all'epoca che il suo primo pensiero era quello di fare un film satirico, ma che poi decise di cambiare registro perchè "come si può fare satira sulla bomba H?". Nel 1964 un altro maestro, Stanley Kubrick, realizza un film satirico sulla bomba H e la minaccia di una guerra atomica. Cosa significa che Kubrick aveva più spirito satirico di Kurosawa? Il genio del regista americano era più raffinato di quello del cineasta nipponico? La risposta forse va trovata proprio nelle differenti epoche in cui sono stati girati i film e dalla differente nazionalità dei due registi. Kurosawa, giapponese, vive sulla sua pelle e su quella dei suoi amici la paura dell'atomica. Hiroshima e Nagasaki sono troppo vicine nel tempo e nello spazio per non sentirne ancora il dolore. I superstiti portano ancora addosso i segni deformanti di quegli attacchi. La mancanza di umorismo è comprensibile. Kubrick osserva la guerra fredda con più...freddezza e distacco. Quella minaccia era ancora presente, ma meno pressante e soprattutto dettata dalle operazioni militari nelle "war room" di USA e URSS e non da veri bombardamenti. Insomma "satira è tragedia più tempo" come ci ricorda Lenny Bruce. Kubrick ha avuto tempo, Kurosawa solo la tragedia.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-3689013552204805137?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/3689013552204805137/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=3689013552204805137' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/3689013552204805137'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/3689013552204805137'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2009/04/testimonianza-di-un-essere-vivente-di.html' title='&quot;Testimonianza di un essere vivente&quot; di Akira Kurosawa'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SeOi4GjiKBI/AAAAAAAAASs/SCFu8ho3pvw/s72-c/430px-Ikimono_no_kiroku_poster.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-1785018842699889329</id><published>2009-03-05T16:07:00.000-08:00</published><updated>2009-03-06T09:24:46.269-08:00</updated><title type='text'>"La classe" di Laurent Cantet</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SbFcL9QmN7I/AAAAAAAAASk/TtgZL2NAwt0/s1600-h/locandina-la-classe.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5310126796139018162" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 140px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SbFcL9QmN7I/AAAAAAAAASk/TtgZL2NAwt0/s200/locandina-la-classe.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Finalmente un film realistico sulla scuola. Un film che racconta il mondo scolastico e i giovani così come sono realmente, perchè è un film creato con i giovani, con gli studenti, raccogliendo la loro vita e le loro impressioni.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Finalmente un film vero dopo tutti i tentativi mal riusciti di registi che hanno cercato di mostrare la scuola come secondo loro è, ma che in realtà dentro una classe forse non ci sono mai stati.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Finalmente un film realistico e forse era meglio che non ci fosse.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E' ironica ovviamente la mia affermazione, perchè "Dentro i muri" questo il titolo originale del film è uno spaccato generazionale per nulla ottimistico, perchè per nulla ottimistico è il gran parte del mondo giovanile e scolastico attuale.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ragazzi vuoti dentro, che non hanno nulla da raccontare (apparentemente, si spera) che non hanno nessuna intenzione di comprendere cosa gli sta attorno perchè non sanno chi sono. Questo è il problema principale, non sanno chi sono veramente. Vogliono essere come gli altri, vogliono essere semplicemente giovani credendo di seguire il loro modo di essere, la loro vera essenza, ma la realtà è che dentro di loro non regna la sicurezza di sapere quello che vogliono, ma in realta regna il caos, una serie di regole e impostazioni raccolte dalla realtà che gli fanno credere di avere la risposta al loro modo di vivere, ma che in realtà da raccontare non hanno nulla.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Colpa loro ma colpa, soprattuto, della realtà che li circonda e la scuola ha grandissima colpa non essendo mai stata in grado di insegnare la passione e l'interesse per il mondo e di non esser mai stata in grado di ascoltare veramente. Grammativa, trigonometria, letteratura, storia, scienze sono tutte materie inutili se insegnate a ragazzi che non hanno alcun interesse a comprenderle.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Che senso ha far leggere (in Italia) "I promessi sposi" o i "Malavoglia" a ragazzi che non hanno mai preso in mano un libro? La scuola dovrebbe insegnare la passione per la lettura, in quei 3 anni di scuola media e 5 di superiori. Dovrebbe far nascere in loro la voglia di prendere in mano un libro. Se poi si riesce in questo saranno loro da grandi a leggersi "I promessi sposi" se vorranno.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Che senso ha insegnare date, avvenimenti storici, personaggi a ragazzi che non sanno neanche chi sono loro stessi e cosa succede nella loro città e nella loro nazione?&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La scuola deve insegnare la passione per le cose non le nozioni che nella vita non serviranno a nulla. Non me ne frega niente di ricordarmi vagamente alcuni frammenti della Divina Commedia, mi interessa aver imparato che cosa può esserci di bello nella letteratura e se mi interesserà prenderò in mano la Divina Commedia una volta cresciuto o altrimenti leggerò milioni di altri libri. Non me ne frega niente sapere quando è morto Napoleone, ma è importante che in me ci sia la curiosità di voler capire qualcosa di più del passato, andando a informarmi e magari poi a scoprire quando è morto Napoleone.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;La scuola, e il film di Cantet lo racconta bene, non sa parlare ai ragazzi, non sa arrivare alle loro stesse lunghezze d'onda, ma si ferma a una visione della scuola che è una e basta costringendo i ragazzi ad adattarsi, ma la scuola non è una palestra di vita, è una palestra per noi stessi, per capire e comprendere noi stessi (studenti) e accrescerci. Non deve insegnarmi che devo seguire le regole, alzarmi in piedi quando entra un professore, stare composto ecc... queste cose le imparerò crescendo, ma non arriverò mai da nessun parte se imparo a stare seduto composto, ma non a guardarmi intorno e chiedermi cosa c'è di giusto o sbagliato nel mondo e cosa posso fare io per migliorarlo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;La scuola di oggi, in Francia come in Italia, insegna l'odio per la cultura e non l'amore per la passion e l'interesse. E "La classe" è un perfetto esempio di tutto questo. Un film pessimista, perchè reale, che si chiude sulla frase di una studentessa "Io non ho imparato nulla" che è emblematico dei giovani d'oggi e della società che gli adulti stanno modellando intorno a loro.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-1785018842699889329?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/1785018842699889329/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=1785018842699889329' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/1785018842699889329'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/1785018842699889329'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2009/03/la-classe-di-laurent-cantet.html' title='&quot;La classe&quot; di Laurent Cantet'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SbFcL9QmN7I/AAAAAAAAASk/TtgZL2NAwt0/s72-c/locandina-la-classe.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-6813315507894305644</id><published>2009-03-02T01:56:00.001-08:00</published><updated>2009-08-14T05:39:49.640-07:00</updated><title type='text'>"The Reader" di Stephen Daldry</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/Sav0-lxhhwI/AAAAAAAAASc/_rzL-u_GqyQ/s1600-h/locandina.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5308605941915158274" style="margin: 0px auto 10px; display: block; width: 142px; height: 200px; text-align: center;" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/Sav0-lxhhwI/AAAAAAAAASc/_rzL-u_GqyQ/s200/locandina.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Si è arrivati a storcere un po' il naso, quando si sente parlare di un film legato in qualche modo all'Olocausto, ai campi di concentramento e dello stermineo ebreo. Per due motivi. Il primo, perchè ormai i film con questo tema sono tantissimi e cominciano anche a stancare, come se al mondo non vi fosse nessun'altro dramma umano da trattare. L'impressione è che si cerchi la commozione facile tra il pubblico, giocando la carta vincente della Shoah. L'altro motivo è che, proprio per la grande quantità di opere realizzate, ormai non ci sia più molto da dire sull'argomento, senza correre il rischio di ripetersi. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Per fortuna c'è ancora la possibilità, ogni tanto, di rispolverare il tema e riuscire anche a raccontare qualcosa di nuovo, andando a puntare la macchina da presa su una delle facce poco note di quel periodo. Lo ha fatto "Il bambino con il pigiama a righe" raccontandoci l'Olocausto con gli occhi innocenti di un bambino (a dire la verità non originalissimo come punto di vista, lo aveva già fatto "Jona che visse nella balena") e adesso ci pensa questo "The reader" firmato da Stephen Daldry. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"The reader" non è solo un film legato ai campi di concentramento, è anche una storia d'amore ed è soprattutto una storia di colpe e peccati commessi. L'aspetto più interessante del film, infatti, sta proprio in questo. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Hanna è colpevole. E' una ex-ss che ha causato la morte di centinaia di persone e per questo merita di essere condannata. Ma su di lei, è facile puntare il dito.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Mentre Michel, dentro di sè, porta la colpa di non aver fatto nulla, per salvare la donna che amava, dall'ergastolo. E quelle cassette inviatele in prigione, sono una ricerca di redenzione, un tentativo per cancellare, almeno un po', il senso di colpa. Perchè lei è sì un'assassina, ma non può dimenticare quell'altra faccia di Hanna, quella intima che lui ha conosciuto, quella timida di donna che si vergognava ad ammettere la sua analfabetizzazione e che amava così tanto la letteratura. Non può dimenticarlo e quindi cerca di espiare i propri peccati, ma senza successo. Su di lui pesa la colpa di aver causa la morte della donna che ama.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Dramma mondiale come l'olocausto, unito e contrapposto al dramma intimo e personale. La grande colpa di aver contribuito ad aver ucciso degli ebrei e l'altrettanto grande colpa di aver contribuito alla morte di una singola persona. L'amore può andare oltre a una colpa come quella di Hanna? Era giusto restare in silenzio e condannare un'assassina anche se questo finirà per distruggere gran parte della tua vita? Condannare una persona finendo per condannare se stessi.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E poi c'è la storia d'amore che occupa la prima parte del film. Una storia erotica che getta le basi per il conflitto che verrà a crearsi nel protagonista.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ottima la prova di Kate Winslet, abile nel vestire il dolore di Hanna con la freddezza di una SS. Abbastanza insignificante Finnes, mentre c'è da chiedersi come mai non sia stato preso in considerazione dall'Academy per le nomination (l'Oscar sarebbe stato comunque eccessivo) David Kross che in alcuni momenti assomiglia drammaticamente al compianto Heather Ledger (lui sì, vincitore della statuetta).&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-6813315507894305644?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/6813315507894305644/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=6813315507894305644' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/6813315507894305644'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/6813315507894305644'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2009/03/reader-di-stephen-daldry.html' title='&quot;The Reader&quot; di Stephen Daldry'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/Sav0-lxhhwI/AAAAAAAAASc/_rzL-u_GqyQ/s72-c/locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-4241988626839106639</id><published>2009-02-16T16:02:00.000-08:00</published><updated>2010-05-12T13:29:11.262-07:00</updated><title type='text'>"Valzer con Bushir" di Ari Folman</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SZ14OdoPiQI/AAAAAAAAASU/D6Zbdi5800A/s1600-h/la-locandina-italiana-di-valzer-con-bashir-98783.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5304528125979232514" style="display: block; margin: 0px auto 10px; width: 140px; height: 200px; text-align: center;" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SZ14OdoPiQI/AAAAAAAAASU/D6Zbdi5800A/s200/la-locandina-italiana-di-valzer-con-bashir-98783.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;(Trailer: &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=-8f7n2VYF04"&gt;http://www.youtube.com/watch?v=-8f7n2VYF04&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Ormai l'abbiamo capito. Il valico che divide il mondo del cinema in presa diretta e quello dei film d'animazione è stato superato, anzi possiamo quasi dire che non esiste più. Ormai l'animazione è divenuta un mezzo per raccontare e non un genere a sè stante, diversificato dal resto della cinematografia e limitato ad un pubblico di minorenni.   In realtà di cartoni animati per adulti ce ne sono sempre stati, basti pensare a Ralph Bakshi, agli anime giapponesi o a Miyazaki. Ma negli ultimi anni, vuoi anche la diffusione delle tecnologie utilizzate, il muro che avvolgeva il mondo dell'animazione è crollato definitivamente. Poco importa che si tratti della iper-tecnologia della Disney/Pixar, della motion capture di Zemeckis, dei disegni black&amp;amp;white di Persepolis o degli attori dipinti dei film di Richard Linklater, la morale è che ora l'animazione viene vista per quella che effettivamente deve essere: una tecnica per dare maggior sfogo alla creatività e mezzo per raccontare storie che con la presa diretta sarebbe difficile narrare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Valzer con Bashir", firmato dall'ex soldato israeliano Ari Folman, non è solo un film sul massacro di Sabra e Shatila, ne un film sulla guerra civile libanese. E' un film sulla memoria collettiva e sul rapporto tra l'orrore e i nostri ricordi. Forse, più di tutto, la volontà di Folman è quella di dirci che la violenza è talmente disumana che il nostro cervello non la vuole neanche ricordare. La guerra non fa parte dell'uomo (o almeno non dovrebbe) tanto che la nostra mente la ripugna, la cancella, la nasconde. "Valzer con Bashir" è un film di suggestioni più che di fatti, proprio come i nostri ricordi che si fondono, si nascondono dietro altri ricordi, altri pensieri. Per questo motivo la scelta dell'animazione è azzeccatissima, perchè sarebbe stato impossibile raccontare quelle suggestioni con tale efficacia attraverso il “live action”. Il racconto si dipana come un documentario, in una struttura molto cinematografica, con una sorta di indagine atta a colmare i vuoti di memoria di Folman. I racconti che i suoi ex-commilitoni gli fanno non vanno tanto ad arricchire il racconto di quella guerra da un punto di vista strettamente storico-politico, ma ci raccontano loro stessi. Frammenti di vita tra i mortai, storie di sogni, desideri, paure. Storie personali che ci riportano le assurdità, le paure e gli incubi di ogni conflitto bellico. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il limite del film però rischia di essere proprio questo. Se da un lato è giusto che Folman, da ex soldato israeliano racconti, e possa raccontare, quei giorni solo dal punto di vista israeliano, dall'altro questo finisce per dare poco respiro al film, che rischia di apparire solo come un omaggio ai suoi ex-compagni, una rimpatriata per ricordare quei brutti tempi, ma senza dire nulla di più sulla guerra o quel particolare conflitto. Anche quando nel finale Folman si concentra maggiormente sul massacro vero e proprio, non aggiunge molto di più a quello che già si sapeva. Resta quello che è, un ricordo personale, anzi una serie di piccoli ricordi personali, che uniti insieme regalano uno sguardo limitato sugli scontri e i massacri, senza approfondirli più di tanto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Splendida l'animazione, che fonde insieme la grafica 3D, il disegno classico e l'animazione Flash. Animazione supportata da una musica a tratti punk rock che ben si amalgama con quelle immagini dai contrasti forti e dai colori vivi. Un buon esperimento che forse avrebbe avuto bisogno di maggior coraggio e un più ampio respiro.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-4241988626839106639?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/4241988626839106639/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=4241988626839106639' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/4241988626839106639'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/4241988626839106639'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2009/02/valzer-con-bushir-di-ari-folman.html' title='&quot;Valzer con Bushir&quot; di Ari Folman'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SZ14OdoPiQI/AAAAAAAAASU/D6Zbdi5800A/s72-c/la-locandina-italiana-di-valzer-con-bashir-98783.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-2726673792522522090</id><published>2009-02-13T15:44:00.001-08:00</published><updated>2009-02-13T15:56:15.087-08:00</updated><title type='text'>"Star Wars" di George Lucas - (guest directors Irvin Kershner &amp; Richard Marquand)</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SZYIQUJbVAI/AAAAAAAAASM/HiDHDMeVSP0/s1600-h/STAR_WARS_00_EP_IV.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5302434687654515714" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 200px; CURSOR: hand; HEIGHT: 86px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SZYIQUJbVAI/AAAAAAAAASM/HiDHDMeVSP0/s200/STAR_WARS_00_EP_IV.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;div align="justify"&gt;“La Vendetta dei Sith” (ROTS) ha rivoluzionato Star Wars. Dal 19 Maggio 2005 e per la prima volta da quando uomini, donne e bambini di tutto il mondo si appassionarono alle storie di Luke Skywalker, Han Solo, R2-D2, Darth Vader e via dicendo, le parole Star Wars hanno un significato ben preciso. Non indicano più un singolo film, così come accadeva nel 1977 e nemmeno una singola trilogia. Oggi, e per la prima volta, Star Wars (cinematograficamente parlando) è il nome di un unico film di 13 ore. Questo che lo vogliate o no. Star Wars (o Guerre Stellari che dir si voglia) sono le due paroline magiche per indicare una straordinaria epopea unica nel suo genere che mai ha avuto e probabilmente mai avrà rivali. E questo grazie a ROTS e ai suoi due predecessori. Come dicevo all’inizio, il III episodio della saga ha rivoluzionato (ma forse è meglio dire ampliato) la potenza della Vecchia Trilogia (VT) e dato maggior importanza a “La Minaccia Fantasma” (TPM) e “L’Attacco Dei Cloni” (AOTC). A partire dai personaggi della VT che ora possono essere visti sotto una luce nuova che sicuramente risplende con maggiore potenza rispetto a prima. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Uno di questi è Palpatine che sicuramente, tra tutti i protagonisti della saga, è quello che grazie alla narrazione dell’inizio della storia ci ha guadagnato di più. Il suo spessore caratteriale, la sua importanza e soprattutto la sua malvagità sono aumentati drasticamente. Infatti con una visione di Star Wars limitata alla sola Trilogia classica c’eravamo fatti un’idea sbagliata dell’Imperatore. Per prima cosa non lo ritenevamo il “cattivo” di Guerre Stellari, ruolo che invece andava a Darth Vader, ma era semplicemente una figura di fondo (per quanto importante). Di lui sapevamo che era il Maestro di Vader, che era sicuramente potente e che aveva la classica ambizione di conquistare il mondo, pardon la Galassia. Adesso, con una visione completa della storia ci rendiamo conto che Palpatine è molto più malvagio, subdolo e diabolico di quello che pensavamo. Da “La Minaccia Fantasma” in poi possiamo assistere a tutte le sue mosse per raggiungere quella poltrona d’Imperatore su cui siederà ne la VT. Scopriamo così che Palpatine ha l’abilità di giocare a suo piacimento con i sentimenti e con il dolore delle persone che lo circondano, dalle quali si presenta come un amico, un consigliere, un mentore. Basti pensare a quello che dice Anakin in suo favore quando Obi-Wan gli svela la decisione del Consiglio di spiarlo. Organizza sotto le sembianze di Darth Sidious una invasione su Naboo (il suo pianeta natale) al solo scopo di sfruttare l’amore e l’attaccamento che la regina quattordicenne Padmé Amidala prova nei confronti del suo popolo per convincerla a spodestare Valorum dalla sua carica di Cancelliere Supremo ovviamente per occupare lui stesso quella poltrona. Poltrona che gli permetterà di controllare il Senato, la Giustizia e perfino il Consiglio dei Jedi. Fa scoppiare una guerra galattica semplicemente per avere una “scusa” per creare quell’esercito di Cloni di cui avrà bisogno per conquistare la Galassia e distruggere finalmente i Jedi. Nella sua doppia veste di Cancelliere saggio, leale, dai buoni principi di pace da una parte e di signore dei Sith, Darth Sidiuos (la sua vera identità) dall’altra, è a capo di una diabolica macchinazione per raggiungere il Dominio Totale, approfittando di ogni minima possibilità per sfruttare sia i “buoni” che i “cattivi”. Perché Palpatine ha la caratteristica di essere un cattivo assoluto in grado di ingannare anche quei characters che riteniamo siano suoi alleati (o almeno lo credono loro) ma che in realtà sono anch’essi pedine di quella enorme partita a scacchi che è la salita al potere: come il viceré della Federazione del Commercio o il Conte Dooku. La dimostrazione che sia Palpatine il vero “Cattivo” della Saga e non Darth Vader l’abbiamo dal fatto che con questa sua straordinaria abilità di manipolare le menti altrui e d’intrecciare sordidi complotti, riesce ad ingannare perfino Anakin Skywalker, colui che ritenevamo l’antagonista di Star Wars. Detto questo sembrerebbe di avere a che fare con un uomo estremamente astuto e diabolico ma che preferisce lasciare agli altri il lavoro sporco. Sbagliato! Infatti, se tutto questo non bastasse Palpatine/Sidious è perfino un potente guerriero, sia nel combattimento con le spade laser che con i poteri del Lato Oscuro della Forza e in “La Vendetta Dei Sith” ce ne da ampia dimostrazione liberandosi facilmente dei Jedi che sono venuti ad arrestarlo (e stessa fine avrebbe fatto anche Windu se non fosse che gli serviva vivo) e sconfiggendo il più potente Maestro Jedi, Yoda. Insomma Palpatine è un Cattivo a 360°, subdolo, meschino, malvagio e potente. Un cattivo perfetto, forse il più completo e diabolico della storia del cinema. Un cattivo che senza la Nuova Trilogia (NT) rischiavamo di perdere. E ora guarderemo l’Imperatore degli episodi V e VI in modo diverso, consci delle sue reali e diaboliche capacità.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Come dicevo all’inizio ROTS e tutta la trilogia iniziale di Star Wars hanno il merito di aver aumentato di spessore e profondità alcuni personaggi della Trilogia Classica. I loro comportamenti e le loro azioni hanno assunto una maggiore comprensione e un più profondo significato. Uno dei personaggi che è stato maggiormente sviluppato è sicuramente Obi-Wan Kenobi. Nella VT il nostro aveva il compito, insieme a Yoda, di fare da guida a Luke (e a noi stessi) tra le meraviglie e i pericoli che il potere della Forza presenta. È proprio su questo aspetto “dell’insegnamento” che mi voglio soffermare. C’è un motivo importante, che affonda le sue radici nel passato, che porta Kenobi ad interessarsi alla crescita di Luke e al suo tirocinio da Jedi: la Sofferenza. Obi-Wan Kenobi ha sofferto. Ha sofferto quando Anakin, suo allievo, suo migliore amico, suo “fratello” si è volto definitivamente al Male. E lo sappiamo guardando quella bellissima scena in cui Vader scivola nella lava e Obi-Wan urla tutto il suo dolore. Ha sofferto perché è stato proprio Anakin, colui che doveva portare equilibrio nella Forza a gettarla invece nelle tenebre. E sono dolore e sofferenza i motivi che lo spingono a non svelare del tutto la verità a Luke sulla sorte del padre. Non è un bugiardo, come si potrebbe pensare guardando la VT, ma come gli disse Yoda in ROTS dopo aver visto le registrazioni della sorveglianza, Anakin, l’Anakin che conosceva fin da quando era un ragazzino impaurito, è morto sopraffatto dal Lord Sith Darth Vader. È per questi motivi, e non per un semplice legame ai principi di Jedi, che Kenobi vuole che Luke sia fedele al Lato Chiaro della Forza. Non vuole rischiare di perdere anche lui. Di fallire di nuovo.&lt;br /&gt;Un altro aspetto di Obi-Wan che è stato decisamente enfatizzato dalla NT è il suo essere un Cavaliere Jedi, un potente Cavaliere Jedi. E’ lui a sconfiggere Darth Maul, il Generale Grievous, a mettere in fuga Jango Fett e per poco, a non uccidere l’Eletto (ma d’altro canto era destino che finisse così). È Obi-Wan a regalarci i duelli con le spade laser più belli che si erano mai visti. Mi viene da chiedermi: ma come potevamo essere fan dei Jedi o dei Sith se non avevamo mai visto un combattimento come quello in TPM? La Minaccia Fantasma, L’Attacco dei Cloni e La Vendetta Dei Sith ci mostrano un nuovo Obi-Wan Kenobi, estremamente umano nelle sue debolezze e nei suoi punti di forza. Un uomo che ha avuto (oppure se lo è cercato) un compito tra i più difficili che potevano essere assegnati a un Jedi: addestrare colui che porterà equilibrio nella Forza. Obi-Wan è un guerriero forte e saggio, leale e coraggioso ed è indubbio che adesso, quando lo guarderemo in Una Nuova Speranza e ne Il Ritorno Dello Jedi parlare con Luke del passato e di Anakin, non potremo non pensare alle sue vicende da Cavaliere, ai suoi occhi pieni di lacrime mentre incrociano quelli di Vader morente (per lui comunque resta sempre Anakin) e capiremmo perché non creda che ci sia ancora del buono in Vader dopo che lo ha visto sterminare bambini, strangolare Padmé e urlargli addosso “Ti odio!”. Sarà anche più facile comprendere il suo atteggiamento di quasi rassegnazione immediata dopo che Luke in ROTJ gli dice che non può uccidere suo padre “Allora l’Imperatore ha già vinto. Tu eri la nostra unica speranza.” Capisce quello che Luke sta provando. Perché è lo stesso sentimento che provò lui al solo pensiero di affrontare e uccidere Anakin.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Quando comparve per la prima volta nell’Impero Colpisce Ancora, parlando in quel suo modo strano non avremmo scommesso un centesimo su di lui. Quando, sempre nello stesso episodio sollevò con la sola forza interiore un X-Wing dalla palude pensammo “Beh, forse un po’ più di fiducia se la merita, questo piccoletto.” In ogni modo, nella Vecchia Trilogia si fa fatica a pensare a Yoda come a un potente Maestro Jedi. Un guerriero che ha visto e ha partecipato alla Guerra dei Cloni, talmente potente (o fortunato) da essere l’unico Jedi a non morire per mano di qualcuno. Con la NT, ecco che anche Yoda ci viene mostrato per quello che è realmente. E allora mentre prima non capivamo del tutto se Yoda in TESB ci era o ci faceva, ora sorridiamo divertiti e più consapevoli quando lo vediamo prendersi gioco di Luke su Dagobah. Sappiamo qual è la vera forza del Maestro e questo ci fa interessare ancora di più alla vicenda di Luke. Yoda è saggio e potente, su questo non ci sono dubbi e ha aspettato questo momento (l’addestramento del giovane Skywalker) da molto tempo. Adesso, arrivati a 5/6 del film ci chiediamo se effettivamente c’era un reale motivo per sperare in Luke. Qualcuno si è messo a ridere e ha urlato all’assurdità (per non dire alla blasfemità) quando vide ne AOTC Yoda accendere la sua spada laser verde e saltellando combattere contro Dooku. Pensare a un combattimento tra due guerrieri che hanno più di un metro e mezzo di differenza non era certo facile e ritengo che questa scelta (tra l’altro era l’unica possibile) ci dia finalmente un immagine di Yoda di grande Maestro in grado di utilizzare la Forza e di mostrare il suo potere solo quando estremamente necessario, facendo credere ai suoi avversari (come fece con Luke) che sia l’altezza o la forza fisica quelle che contano maggiormente, per poi invece dimostrare tutta la sua vera Forza. Grazie a la Nuova Trilogia siamo entrati in profonda conoscenza non solo di Yoda e Obi-Wan, ma di tutto l’ordine dei Cavalieri Jedi e dei loro rivali di sempre, i Sith. È innegabile che con una visione di Star Wars ristretta all’ultima metà, si sa poco o nulla sui Jedi, sul loro ruolo, sul loro prestigio e contemporaneamente sulla malvagità e sul pericolo presentato dai Sith.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Così come George Lucas ha fatto per Star Wars, anch’io per parlare di Anakin Skywalker voglio partire dalla fine. Alzi la mano chi non ritenga che dopo la visione di ROTS, il momento della redenzione di Anakin non abbia assunto un importanza maggiore. La scena chiave di cui mi riferisco è ovviamente quella dell’omicidio di Mace Windu. È qui che il Cancelliere Palpatine porta a termine il suo piano di condurre Anakin al suo fianco. Per prima cosa rivela ad Anakin di essere lui l’oscuro signore dei Sith che stavano cercando e questo crea nel ragazzo un primo conflitto: comportarsi da Jedi e riferire tutto al Consiglio oppure seguire i suoi insegnamenti e salvare Padmé. Abbastanza sorprendentemente (per noi che conosciamo già tutto) Anakin sceglie di comportarsi da Jedi. Addirittura estrae la spada minacciando Palpatine. Così riferisce al Maestro Windu quello che ha scoperto e quest’ultimo, con altri tre Jedi e tenendo alla larga Anakin lo va ad arrestare. Questo è proprio quello che vuole Palpatine, che infatti è tranquillamente seduto in poltrona ad aspettare i Cavalieri. Ennesima dimostrazione di forza. Durante un velocissimo combattimento si libera subito con pochi rapidi fendenti dei tre Jedi e inizia a duellare con Windu. Nel frattempo Anakin è impegnato nel più duro combattimento che abbia mai affrontato. Quello contro se stesso. Un conflitto interiore che ci viene mostrato grazie a una bellissima scena di grande cinema come non se ne vedeva da tempo. Quella che vede Skywalker nella sala del Consiglio Jedi e in montaggio alternato Padmé a casa, con il sole che tramonta dietro i grattacieli di Coruscant tingendo di rosso il pianeta, il tutto accompagnato dal silenzio e da un leggero intervento in sottofondo di John Williams. È lì, poco prima di saltare a bordo dello speeder e raggiungere Palpatine che Anakin si rende conto che non può vivere senza Padmé e che ha bisogno del Cancelliere e dei poteri del Lato Oscuro. Arrivato nella sala del Cancelliere, Anakin si trova di fronte Windu e Palpatine in duello. Da una parte il cavaliere Jedi che più di tutti probabilmente simboleggia quella insicurezza e timore che il Consiglio (di cui è sempre più deluso) sente avere nei suoi confronti. E dall’altra quel nemico giurato che ha sempre promesso di combattere che però può avere con sé la chiave per cancellare per sempre le sue paure. In quella circostanza Anakin uccise Windu facendosi travolgere dai propri sentimenti e seguendo il Lato Oscuro. Arrivati alla fine del Film, ci ritroviamo ad assistere a una scena quasi identica. Palpatine, ormai Imperatore, sta colpendo a morte Luke con le saette e Darth Vader/Anakin assiste alla scena. Che cosa farà ora? È veramente passato del tutto al Lato Oscuro oppure quel poco di buono di cui parlavano Luke e Padmè è veramente ancora dentro di lui? E qui avviene la sua redenzione. Vader solleva l’Imperatore e lo scaraventa nel baratro. Padmè aveva ragione: Anakin non era stato ucciso del tutto da Vader, qualcosa di lui viveva ancora. Certo tutto questo lo intuivamo già guardando solo la VT ma ora tutto ha assunto un peso maggiore e la redenzione, quel gesto che ha portato equilibrio nella Forza è diventato ancora più liberatorio e importante. Leggendo alcune recensioni ho notato che qualcuno è rimasto un po’ sconcertato dal fatto che il motivo che porta Anakin a divenire Darth Vader sia l’Amore. In realtà non è l’amore in sé, ma la Paura. E qui “La Minaccia Fantasma” gioca un ruolo importante. Infatti è la paura di perdere la donna che ama, la paura di soffrire nuovamente, così come aveva sofferto anni prima per la morte della madre e in parte per quella di Qui-Gon Jin a farlo crollare. E non dite che Yoda non lo aveva avvertito. Nel I episodio infatti è il Maestro Jedi ad avvertire molta paura nel giovane e a metterlo (e a metterci) in guardia su essa: “Paura di perderla tu hai (riferendosi alla madre)” “Che c’entra questo con tutto il resto?” “Con tutto c’entra. La paura è la via per il Lato Oscuro. La Paura conduce all’ira, l’ira all’odio, l’odio conduce alla sofferenza. Io sento molta paura in te.” Ed è proprio quella paura di cui parlava Yoda che creerà il conflitto in Anakin e lo farà cadere nella trappola di Palpatine. Perché Palpatine gioca anche con i sentimenti del suo allievo. Sfrutta questa sua paura di soffrire a suo vantaggio facendogli credere che tramite il Lato Oscuro possa trovare il modo per strappare Padmé alla morte. In questo modo porta a termine il suo piano di distruggere i Jedi e di avere al suo fianco il più potente guerriero esistente. Il Darth Vader che conoscevamo nella VT quindi era solo un frammento di quello straordinario personaggio che è a tutti gli effetti il protagonista di Star Wars. Una profondità caratteriale e psicologica che non conoscevamo e che grazie ai primi tre episodi abbiamo per fortuna scoperto.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ma le vicende di Anakin e il suo precipitare nel baratro, quasi fosse un angelo caduto, hanno permesso di dare maggior potenza e risalto anche a suo figlio, Luke Skywalker. Con grande abilità, infatti, Lucas getta Luke nelle stesse situazioni in cui si era trovato suo padre in passato. In questo modo ci troviamo a chiederci se anche Luke cederà al Lato Oscuro come Anakin. Entrambi hanno subito dolorose perdite, hanno lasciato Tatooine per “volare verso il cielo”, sono entrambi abili piloti e tutti e due perdono una mano durante uno scontro con le spade laser. E quell’arto mozzato ci porterà a chiederci superato metà Film se anche Luke sia destinato a seguire le orme del padre. Parallelismo tra i due che viene sottolineato anche dalla somiglianza delle loro vesti che sono entrambe nere e con un guanto dello stesso colore a coprire la mano meccanica. Luke cederà anche lui e il dubbio ci rimarrà anche fino alla fine di Sesto capitolo quando Luke si fa spingere dall’odio e attacca Vader, mozzandogli un braccio e urleremmo “No, non lo fare!!” Ci verrà da pensare che Palpatine abbia vinto ancora (perché ora sappiamo di cosa è capace l’Imperatore). Pensiamo che non c’è più niente da fare. Ma quando Luke spegnerà e getterà via la sua lightsaber dopo aver atterrato Vader e confermato la sua voglia di stare alla larga dal Lato Oscuro un grido di esultanza si alzerà dal pubblico che avrà appena terminato di godersi per intero Star Wars.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Per concludere, George Lucas ha regalato a noi e soprattutto alle generazioni future un epopea da altri tempi. L’unica avventura cinematografica che può essere messa a livello di capolavori immortali della letteratura del passato come l’Illiade o La Divina Commedia. Raccontandoci una favola piena di dramma, avventura, comicità, fantasia, sogni e amore. Una storia che è arrivato il momento di non vedere più come due singole trilogie da confrontare tra loro, o come 6 episodi da inserire in una classifica di gradimento, ma come quello che è realmente: un unico magico film. Un'unica straordinaria avventura che conduce grandi e piccoli in mondi lontani e fantastici a seguire le storie di personaggi senza tempo. E quando dal 19 Maggio 2005 il cerchio è stato chiuso, Star Wars è diventato più potente che mai.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-2726673792522522090?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/2726673792522522090/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=2726673792522522090' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/2726673792522522090'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/2726673792522522090'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2009/02/star-wars-di-george-lucas-guest.html' title='&quot;Star Wars&quot; di George Lucas - (guest directors Irvin Kershner &amp; Richard Marquand)'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SZYIQUJbVAI/AAAAAAAAASM/HiDHDMeVSP0/s72-c/STAR_WARS_00_EP_IV.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-3213502892865951455</id><published>2009-02-01T10:17:00.000-08:00</published><updated>2010-03-29T09:11:16.355-07:00</updated><title type='text'>"Il dubbio" di John Patrick Shanley</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SYsnLJNVW5I/AAAAAAAAAR8/yZE4OCApdnA/s1600-h/5303_Foto.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5299372458935409554" style="display: block; margin: 0px auto 10px; width: 140px; height: 200px; text-align: center;" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SYsnLJNVW5I/AAAAAAAAAR8/yZE4OCApdnA/s200/5303_Foto.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Teatro e cinema. Un binomio estremamente interessante e altrettanto, estremamente, pericoloso. Se manipolato male può risultare una lama a doppio taglio.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Teatro e cinema sono due arti che da sempre hanno battuto strade simili e a dire il vero, la settima arte nei suoi primi anni di vita aveva molto da assimilare dal teatro. I primi film infatti erano strutturati dai cosidetti tableau, ovvero lunghe scene senza stacchi (oggi li chiameremmo piani sequenza) che riprendevano gli attori recitare davanti a un fondale che riproduceva la location in cui si svolgeva la scena. Un po' quello che succede oggi nelle sit-com televisive, nelle quali la macchina da presa occupa la quarta parete di una stanza e gli attori si muovono come se fossero a teatro davanti a un pubblico.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Gli attori stessi di quei primi film venivano direttamente dal teatro, essendo fino a quel momento l'unica arte incentrata sulla rappresentazione.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Oggi il teatro si lega al cinema sotto vari punti di vista. A volte perchè i drammaturghi decidono di passare dai copioni teatrali alle sceneggiature cinematografiche, come Harold Pinter o David Mamet. A volte perchè le loro piece teatrali hanno talmente successo sulle assi di un teatro che si cerca di replicare tale successo anche sul grande schermo. Altre volte ancora è lo stile di un regista e la storia che vuole raccontare che si avvicina a una visione teatrale della messa in scena (da fan di Woody Allen penso ad esempio a "Settembre" o in generale ai film di Peter Greenaway).&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ovviamente teatro e cinema hanno forme e linguaggi diversi (anche se non totalmente diversi) ed è quindi necessario per chi scrive, dirige e recita, adattarsi al diverso mezzo comunicativo. Il lavoro svolto da John Patrick Shanley, vincitore del Premio Pulitzer proprio per il suo testo teatrale "Doubt", denota questo cambio di registro e mostra come l'autore, anche regista del film, abbia saputo lavorare bene anche con il mezzo cinema. In più di una occasione, Shanley ha utilizzato le immagini come mezzo narrativo, elemento caratteristico più del cinema che del teatro, soprattutto per delineare i personaggi. Come durante la scena della cena che vede le suore sedute intorno al tavolo. La figura di Sorella Aloysius viene messa a fuoco da due inquadrature, quella che la vedono aiutare una sorella passandogli la posata e quando, solamente con lo sguardo, rimprovera Sorella James di non sputare il boccone. Due inquadrature mute ma che ci permettono di conoscere qualcosa di piùdel carattere della preside. O quella folata di vento (il dubbio) a termine della cena, che smuove la tovaglia, simboleggiando che il dubbio, da quel momento si è insinuato nella sua vita. O come quando Padre Flynn passa sotto una vetrata che riproduce un occhio, l'occhio di Dio, come se il prete avesse paura di esser osservato e di non poter sfuggire al suo Signore. Ha qualcosa da nascondere? &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ecco Shanley è abile a istaurare il dubbio anche nello spettatore, quasi ci trovassimo difronte a un film giallo per scoprire chi è il colpevole e se un colpevole esiste davvero. Non lo sapremo mai, ci resterà per sempre il dubbio. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ma chiaramente in "Il dubbio" resta forte l'impronta teatrale e in una scena in particolare, tale impronta si sposa magistralmente con il cinema. La scena è quella del primo incontro tra Padre Flynn, Sorella Aloysius e Sorella James. Al di là della recitazione dei due più bravi attori viventi in circolazione, il lavoro di Shanley è splendido e mi ricorda alcune sequenze dei film di Orson Welles dove la storia viene raccontata anche attraverso i movimenti degli attori e la loro posizione sul set. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La scena in questione si divide in tre parti, ognuna delle quali vede passare di mano in mano lo scettro del comando, rappresentato simbolicamente dalla poltrona della scrivania. La poltrona del Principale. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;In un primo momento, nonostante quello sia l'ufficio di Sorella Aloysius, a sedersi alla scrivania è Padre Flynn, a sottolineare subito quale sia la gerarchia in campo. La preside della scuola comincia a parlare della recita di Natale, come pretesto per arrivare a introdurre il tema a lei caro: il rapporto di Padre Flynn con lo studente Donald Miller. In questo momento è quindi il prete a tenere le redini del gioco e infatti è lui a decidere quali saranno le canzoni da cantare alla recita.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La seconda parte vede l'inversione dei ruoli. I due si scambiano di posto, e mentre Flynn chiude la persiana, quasi volesse cancellare ogni possibilità di chiarezza, è Suor Aloysius a sedersi alla scrivania e a prendere in mano lo scettro del comando. Ora è lei che mette in imbarazzo il suo rivale accusandolo di aver avuto un comportamento ambiguo con uno degli studenti. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Shanley utilizza magistralmente lo spazio scenico per orchestrare il livello drammatico, intrecciando un dialogo che altro non è che un gioco del gatto col topo con continui cambi di ruolo. L'utilizzo della luce, del montaggio e delle inquadrature aiuta a dare alla scena il giusto pathos e livello drammatico, che aumenta sempre di più fino alla terza parte, quella della resa dei conti, o meglio delle apparenti chiarificazioni. Padre Flynn mette in campo la sua versione dei fatti, che convince Sorella James ma non la preside. Ora sono tutti in piedi, nessuno siede sulla poltrona, come se a questo punto tutti fossero allo stesso livello. Sorella James prova a chiedere ancora se può servire del the come gesto pacificatore, ma ormai la battaglia tra i due suoi superiori è iniziata e questa splendida scena ne ha dato il via.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;I dialoghi sono ricchi di elementi che caratterizzano le battute e sottolineano le diverse caratteristiche dei personaggi e l'utilizzo che il regista fa della macchina da presa, dimostra quanto sia in grado di giocare con il mezzo filmico andando al di là di quello che è il suo testo teatrale. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Un film magnifico, diretto e recitato in maniera sublime. Un film verbale, dallo spiccato senso teatrale, ma che riesce a staccarsi anche dalle sue origini, sposandosi perfettamente con la macchina cinema.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://pensieriparole.blip.tv/file/3379574/"&gt;CLICCA QUI PER VEDERE LA SCENA SOPRA DESCRITTA&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-3213502892865951455?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/3213502892865951455/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=3213502892865951455' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/3213502892865951455'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/3213502892865951455'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2009/02/teatro-e-cinema.html' title='&quot;Il dubbio&quot; di John Patrick Shanley'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SYsnLJNVW5I/AAAAAAAAAR8/yZE4OCApdnA/s72-c/5303_Foto.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-1771556327945569389</id><published>2009-02-01T04:17:00.000-08:00</published><updated>2009-03-29T15:13:31.848-07:00</updated><title type='text'>"Sette anime" di Gabriele Muccino</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SYXiKfxhA3I/AAAAAAAAAR0/5XlU7_Gj8ts/s1600-h/locandina.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5297889206627009394" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 140px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SYXiKfxhA3I/AAAAAAAAAR0/5XlU7_Gj8ts/s200/locandina.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Fa un po' tristezza pensare che l'emblema del cinema italiano all'estero sia Gabriele Muccino. Fa tristezza perchè il regista romano incarna quell'aspetto del fare cinema nostrano fatto di ovvietà, clichè, buoni sentimenti e facili agganci sul pubblico, ma assolutamente privo di originalità, coraggio e arte. "L'ultimo bacio" e "Ricrodati di me" raccontano i soliti drammi familiari, banali e già visti, con dialoghi scontanti e i classici elementi per far breccia nello spettatore, come le scene dal forte pathos fatte di urla, lacrime, corse a perdifiato (preferibilmente sotto la pioggia) e via dicendo. Senza dimenticare le squallide fotografie generazionali dei trent'enni di oggi.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Anche il primo film a Hollywood di Muccino è risultato un lavoro ruffiano, senza rischi, e per questo sicuro che non avrebbe avuto nessuna difficoltà a incassare grosse cifre al botteghino. Buoni sentimenti, lacrima facile, la lotta testarda di uomo comune per difendere suo figlio e il suo futuro. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Non colpisce quindi più di tanto che anche "Sette anime", traduzione riveduta e corretta dell'originale "Sette Libbre" di shakespiriana memoria, sia un prodotto confezionato ad hoc per far breccia nel cuore della massa. Primi piani stretti, sguardo perennemente imbronciato di Will Smith, corse a perdifiato (toh, guarda, la pioggia), dolore, amori interrotti e malattie terminali. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La struttura narrativa che mantiene fino all'ultimo il segreto sulle motivazioni che spingono il protagonista ad aiutare il prossimo, avrebbe l'intento di portare lo spettatore a seguire fino alla fine la storia, come se si trattasse di un giallo da risolvere e probabilmente a infondere quel briciolo di originalità alla pellicola. L'obiettivo però fallisce miseramente perchè in realtà l'arcano viene svelato a metà film non appena si vede l'articolo di giornale che riporta l'incidente nel quale sono morte 7 persone. Quindi anche quello che poteva essere un elemento di interesse per il film, finisce per essere mal gestito e anzi controproducente. Ma è tutta la sceneggiatura ad apparire debole. Apparte i già ripetuti clichè del genere drammatico a cui si aggiunge la classica storia d'amore impossibile (con tanto di scena a letto dove i due protagonisti si raccontano desideri e sogni di un loro futuro che sanno non arriverà mai) si aggiungono dialoghi piatti, scontati e schifosamente melensi.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Insomma si salva ben poco di questo polpettone strappa cuore. Forse l'unica nota positiva va a Rosario Dawson, anche se il suo personaggio e la piattezza della sceneggiatura non la aiutano più di tanto a distaccarsi dalla banalità che riempie l'intero film. Da bocciare invece Smith in una delle più ruffiane interpretazioni della sua carriera, sempre alla ricerca dello sguardo più sofferente e addolorato che possiede. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E la regia di Muccino si conferma per quello che è. Certo gli va dato merito di essere arrivato dove tutti i registi (e non solo) europei sperano di arrivare un giorno, e gli va dato merito di aver adattato la sua regia agli stilemi del cinema a stelle e strisce. Peccato però che tutto questo finisca per dare risultati mediocri e non è un caso che negli States "Seven Pounds" sia stato definito il film più brutto del 2008.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Un film fatto unicamente per un pubblico dalla lacrima facile che non ricerca nulla di più da un film.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-1771556327945569389?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/1771556327945569389/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=1771556327945569389' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/1771556327945569389'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/1771556327945569389'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2009/02/sette-anime-di-gabriele-muccino.html' title='&quot;Sette anime&quot; di Gabriele Muccino'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SYXiKfxhA3I/AAAAAAAAAR0/5XlU7_Gj8ts/s72-c/locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-2198203713800807050</id><published>2009-01-20T15:43:00.000-08:00</published><updated>2009-04-18T16:36:25.127-07:00</updated><title type='text'>"L'ora del lupo" di Ingmar Bergman</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SXZvNnh94YI/AAAAAAAAARY/hOpfCMRbizQ/s1600-h/ora_del_lupo.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5293540691761029506" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 141px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SXZvNnh94YI/AAAAAAAAARY/hOpfCMRbizQ/s200/ora_del_lupo.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;pubblicato su &lt;a href="http://www.filmedvd.it/"&gt;www.filmedvd.it&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il cinema di Bergman è stato sempre pervaso di simbolismi. Anche nelle sue opere dalla narrazione più classica, spesso si nascondono metafore, simboli, illusioni nascoste. Basti pensare a "Sussurri e grida", "Il posto delle fragole", "La fontana della vergine", "Persona", "Il volto" e via dicendo.&lt;/div&gt;"L'ora del lupo" è però probabilmente il suo film più criptico, quasi surrealista, non solo nella fotografia e nello stile che chiaramente si riaggancia all'espressionismo tedesco, ma proprio nell'approccio al racconto, alla narrazione, ai personaggi.&lt;br /&gt;Johan è un pittore tormentato dai suoi incubi, che vive quasi due vite contemporaneamente, quella reale che lo vede marito di Alma, giovane donna che tenta disperatamente di avvicinarsi al marito, e quella inreale popolata di creature fantastiche che distruggono lentamente la sua mente e che lo costringono a fare i conti con i fantasmi del passato. Demoni e spettri che in realtà non vediamo mai nelle loro "reali" sembianze. Johan li descrive alla moglie, dopo averli disegnati, ma quando li incontriamo sembrano quasi usciti da un film di Bunuel, con la loro aria da borghesi schifosi e nauseanti, finti e diabolicamente penetranti.&lt;br /&gt;Ed eccola qua la surrealità del film. La mente sconvolta di Johan, ovvero il castello all'interno del quale lui e la moglie vengono invitati a cena e i suoi incubi, i suoi demoni, ovvero gli abitanti del castello.&lt;br /&gt;E' significativa la battuta finale pronunciata da Von Sydow: "Grazie a voi ho raggiunto il limite. Lo specchio si è spezzato ma cosa riflettono i frantumi?" Grazie a quegli incubi, Johan ha raggiunto la fine delle sue ossessioni, ne ha raggiunto l'apice, distruggendo se stesso, la sua vita, la sua mente. Ma qualcosa è rimasto tra i cocci dello specchio. Quei frammenti di ricordi, di amore, di pace che ogni tanto ritornano in superficie, ma per poco tempo, presto schiacciati dai tormenti inflitti dai suoi demoni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"L'ora del lupo" è un film che di reale non ha nulla e a questo proposito sono interessanti i titoli di testa, che sopra ai consueti titori bianchi su sfondo nero, si sentono fuori campo le voci VERE del regista che prepara la scena di apertura con Liv Ullmann. Quasi come volesse ricordarci che quello a cui stiamo per assistere è un film, nient'altro che un film (qualcosa di analogo lo fece anche con la sua opera precedente "Persona"). Questo è un film insolito nella filmografia del regista svedese, un film autobiografico e decisamente tormentato, composto da prove attoriali splendide, da un ritmo lento e volutamente snervante, con i secondi che non passano mai, e da riprese a tratti sbalorditive.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La nota sul DVD recita "l'unico film horror di Ingmar Bergman". In realtà "L'ora del lupo" non è un film horror vero e proprio, ma se proprio volessimo catalogarlo potremmo definirlo più un noir. Non inteso come noir bogartiano, ma come viaggio nelle oscurità della mente umana. Un film a tratti difficle per la sua enigmaticità e follia, ma che è a tutti gli effetti capostipite di certo cinema moderno, quello di David Lynch su tutti. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-2198203713800807050?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/2198203713800807050/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=2198203713800807050' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/2198203713800807050'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/2198203713800807050'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2009/01/lora-del-lupo-di-ingmar-bergman.html' title='&quot;L&apos;ora del lupo&quot; di Ingmar Bergman'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SXZvNnh94YI/AAAAAAAAARY/hOpfCMRbizQ/s72-c/ora_del_lupo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-2848389363739035089</id><published>2009-01-20T03:47:00.000-08:00</published><updated>2009-01-20T04:24:34.100-08:00</updated><title type='text'>"La bella scontrosa" di Jacques Rivette</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SXXCU48XFPI/AAAAAAAAARQ/XRHA-TG3q40/s1600-h/199.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5293350601182614770" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 148px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SXXCU48XFPI/AAAAAAAAARQ/XRHA-TG3q40/s200/199.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;L'Arte è verità.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-2848389363739035089?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/2848389363739035089/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=2848389363739035089' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/2848389363739035089'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/2848389363739035089'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2009/01/la-bella-scontrosa-di-jacques-rivette.html' title='&quot;La bella scontrosa&quot; di Jacques Rivette'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SXXCU48XFPI/AAAAAAAAARQ/XRHA-TG3q40/s72-c/199.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-7614653059580936478</id><published>2009-01-08T03:50:00.000-08:00</published><updated>2009-01-20T03:45:17.568-08:00</updated><title type='text'>"L'ospite inatteso" di Thomas McCarthy</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SXW5IWjDG6I/AAAAAAAAARI/yDPHlq-Azns/s1600-h/locandina.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5293340490186562466" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 138px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SXW5IWjDG6I/AAAAAAAAARI/yDPHlq-Azns/s200/locandina.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ci sono volte dove ti passa la voglia di andare al cinema, come quando ti ritrovi in sala accanto a qualche idiota che non fa altro che parlare e ridere per tutto il film, come è capitato a me con "Come Dio comanda".&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Altre volte invece, ringrazi te stesso di averlo fatto. Come quando in una piccola sala (grande quanto il mio salotto di casa, alla faccia dello schermo panoramico) ti accomodi sulla poltrona e ti godi un piccolo gioiello come questo "L'ospite inatteso". Un film piccolo, come budget, come distribuzione e ho puara anche come incassi, ma grande nella storia, nei sentimenti, nella delicatezza e nel ritmo (in tutti i sensi). &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;Io adoro i film inventrati su un incontro e un rapporto che nasce e finisce in breve tempo ma che lascia nel protagonista qualcosa di importante. Non quelle storie che sono "per sempre" fatte di amori o amicizie che durano in eterno. Ma due (o più) persone che si incrociano in un momento della loro vita e che poi si perdono dopo essersi scambiate un po' della loro vita. "Once" era un film di questi. Una storia di amicizia (o forse amore) che nasce e poi finisce, serenamente, ma che segna un momento importante nell'esistenza dei due protagonisti. Un ricordo da conservare, un insegnamento da custodire.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Ne "L'ospite inatteso" accade proprio questo. Due persone, molto diverse l'una dall'altra che per un caso fortuito si incontrano e la loro vita cambia. Walter è infelice della sua vita, del suo lavoro, della sua mancanza di emozioni. L'incontro con il musicista Tarek lo cambierà, anche dopo che i due si separeranno per sempre. Ma "L'ospite inatteso" è anche e soprattutto un film "sociale", una originale e garbata storia multietnica, sul rispetto e la convivenza, sulle malate leggi della nostra società che calpestano la vita delle persone. Leggi scritte dalla paura stessa, la paura del diverso. Walter attraverso la musica entra nella vita di queste persone e grazie a loro cambia il proprio punto di vista sul mondo, cambia se stesso, a ritmo di jumbe. Come la scena del parco, perfettamente orchestrata in fase di sceneggiatura, che unisce insieme sotto un unico ritmo, sotto un unico battito realtà diverse, legate insieme dalla voglia di suonare, di stare...insieme. Ma le stesse persone che si siedono ai tavoli dei locali jazz per ascoltare Tarek suonare sono le stesse che non lo vogliono per strada, che hanno paura di lui, in metropolitana, perchè diverso, perchè c'è paura anche di un tamburo chiuso in una custodia. &lt;/p&gt;&lt;div align="justify"&gt;McCarthy realizza una storia leggera, ma emozionante allo stesso tempo, equilibrata e perfettamente scritta, dove la regia resta garbata, senza darsi delle "arie", mettendosi al servizio dello script e della recitazione degli attori. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-7614653059580936478?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/7614653059580936478/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=7614653059580936478' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/7614653059580936478'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/7614653059580936478'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2009/01/lospite-inatteso-di-thomas-mccarthy.html' title='&quot;L&apos;ospite inatteso&quot; di Thomas McCarthy'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SXW5IWjDG6I/AAAAAAAAARI/yDPHlq-Azns/s72-c/locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-2223503286413585331</id><published>2009-01-07T06:55:00.000-08:00</published><updated>2009-01-07T09:25:36.918-08:00</updated><title type='text'>"Non pensarci" di Gianni Zanasi</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SWTleAHq0QI/AAAAAAAAARA/eeVmRA8NF0g/s1600-h/locandina2.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5288604166030807298" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 140px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SWTleAHq0QI/AAAAAAAAARA/eeVmRA8NF0g/s200/locandina2.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Qual'è il tema più abusato in assoluto dal cinema italiano? Esatto, la famiglia.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Si può ancora parlare di famiglia senza cadere nei soliti clichè e con un po' di originalità? Sì, è possibile. Come ci ha insegnato Gianni Zanasi con la sua divertente commedia.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Non pensarci" comunque è un film che va oltre il tema della famiglia. Seguendo Stefano, (chitarrista punk che sta attraversando un momento di crisi, sia creativa che sentimentale) da Roma alla sua cittadina natale, noi buttiamo un occhio non solo alla famiglia, ma più in generale alle convenzioni che regolano la nostra società.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La commedia è perfetta per fare questo. Vedere Stefano (un sempre fantastico Valerio Mastandrea) osservare meravigliato le auto che non superano neanche per sbaglio il limite dei 50 orari fa veramente venir voglia di prendere l'auto e fare le sgommate nel parcheggio o dire ai tuoi genitori che la loro figlia e lesbica, così solo per scioccarli, per rompere un po' quel guscio di finta perfezione, di finta morale che ricopre la città. Sì perchè in realtà è tutto finto.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;L'ipocrisia della nostra società, dove non si parla di divorzio, di tradimento, di regole infrante, di omosessualità, di famiglia non convenzionale, di lavoro non sicuro (vabbè di questo si parla anche se non si vorrebbe). E infatti, tua madre ha messo le corna a tuo padre, anzi a quello che tu credi essere tuo padre ma non lo è. L'azienda di famiglia, quel lavoro solido che tuo fratello porta a vanti fa invece acqua da tutte le parti. E tua sorella....vabbè lei non è lesbica, ma speravi che lo fosse. Alla fine Stefano, si rende conto che quella perfezione quasi snervante che pensava di ritrovare a casa, non esiste. A lui, che in paese chiedono se si è disintossicato (perchè partire per Roma sperando di fare musica, senza famiglia, senza una scrivania per loro è come drogarsi), forse la vita va quasi meglio che agli altri. alla faccia dl loro perbenismo del cazzo.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Insomma non pensarci, manda a fanculo tutto e buttati. E se poi ti va male...c'è sempre la famiglia ad aspettarti. :-)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-2223503286413585331?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/2223503286413585331/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=2223503286413585331' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/2223503286413585331'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/2223503286413585331'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2009/01/non-pensarci-di-gianni-zanasi.html' title='&quot;Non pensarci&quot; di Gianni Zanasi'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SWTleAHq0QI/AAAAAAAAARA/eeVmRA8NF0g/s72-c/locandina2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-6808825812216008723</id><published>2009-01-06T04:40:00.000-08:00</published><updated>2009-08-21T09:54:08.030-07:00</updated><title type='text'>"Meduse" di Etgar Keret &amp; Shira Geffen</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SWS67qtvKqI/AAAAAAAAAQ4/ABqDtQ1TCsI/s1600-h/locandina4.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5288557396680977058" style="margin: 0px auto 10px; display: block; width: 140px; height: 200px; text-align: center;" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SWS67qtvKqI/AAAAAAAAAQ4/ABqDtQ1TCsI/s200/locandina4.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;A volte servono gli scrittori per ricordarci quanto il cinema sia soprattutto narrazione per immagini. E paradossalmente sono proprio due scrittori, artigiani della parola, a raccontarci per immagini, con la chiave del surrealismo, la nostra incapacità a comunicare.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Etgar Keret e Shira Geffen, al loro debutto dietro la macchina da presa, intrecciano le storie di 3 donne ognuna delle quali incarna un differente aspetto (o faccia) dell'isolamento.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Una ex-cameriera infelice della propria vita, che cerca se stessa...attraverso se stessa, attraverso il legame con la sua infanzia, con i suoi ricordi, grazie all'incontro magico con una bambina (se stessa?) uscita dal mare (dalla vita, dal passato, dai ricordi, dal nostro inconscio).&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Una badante filippina, incapace di comunicare, che cerca lavoro a Tel-Aviv, lontano da casa, lontano da quel figlio al quale non riesce a comprare il tanto desiderato giocattolo (guarda caso una nave, il mare che ritorna). La lontananza da casa, il legame con la propria terra e i propri affetti. Una distanza che appare impossibile da colmare, ma che presto si rivelerà possibile grazie al linguaggio dei sentimenti che rompe le barriere dialettiche.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E infine una neo sposa, costretta a letto da una gamba ingessata. L'unica che vive la solitudine anche in maniera fisica, impossibilitata a muoversi e che per questo, in gabbia nella sua camera d'albergo, affida i suoi pensieri alla carta, alla parola scritta. Lei il mare non riesce neanche a vederlo dalla finestra e così lo materializza nella sua poesia che si rivelerà poi perfetta lettera di addio per una suicida.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Le loro vite galleggiano in un mare immenso e sia che si sentano lontante dal mondo, dai loro cari o da loro stesse, queste tre donne cercano disperatamente di trovare un'ancora alla quale aggrapparsi per ridare un senso alla propria esistenza, per smetterla di sentirsi così in balia delle onde.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Siamo tutti meduse. Tutti noi ci lasciamo spingere dalla corrente, incapaci di governare il nostro moto nel mare e per questo finiamo con l'isolarci, con l'avere paura di ciò che ci circonda.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Un film piccolo, e come spesso accade universale, delicato e poetico. Allo stesso tempo realistico e surreale. Un film che come detto gioca grazie alle immagini e alle metafore per raccontarci una umanità forte e fragile in equal misura.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Un debutto sorprendente, vista anche l'origine artistica dei due registi, che da una nuova visione alle storie coralli, alle vicende che intrecciano più vite, più esistenze che finiscono per incontrarsi, sfiorarsi, scontrarsi tra loro. Questa volta le vite non si toccano mai e il filo rosso che li unisce è la solitudine. Un ottima sceneggiatura che equilibra bene il ritmo tra una storia e un'altra regalando personaggi che ci attirano, grazie anche a una buona dose di magia. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-6808825812216008723?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/6808825812216008723/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=6808825812216008723' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/6808825812216008723'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/6808825812216008723'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2009/01/meduse-di-etgar-keret-shira-geffen.html' title='&quot;Meduse&quot; di Etgar Keret &amp; Shira Geffen'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SWS67qtvKqI/AAAAAAAAAQ4/ABqDtQ1TCsI/s72-c/locandina4.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-6315143289072581579</id><published>2009-01-05T16:11:00.000-08:00</published><updated>2009-01-05T16:32:45.557-08:00</updated><title type='text'>"Nessuna qualità agli eroi" di Paolo Franchi</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SWKmJwQEd2I/AAAAAAAAAQw/4HByK1abhaM/s1600-h/locandina1.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5287971598987720546" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 140px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SWKmJwQEd2I/AAAAAAAAAQw/4HByK1abhaM/s200/locandina1.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Basta! Non se ne può più di questi registi. Tutti alla ricerca del loro stile, desiderosi di lasciare il segno con qualcosa ad effetto. Effetto che spesso, anzi sempre, è sinonimo di noia. Film che non dicono nulla, fatti solo di lente inquadrature senza spirito, ostentando ancora la sbagliata convinzione che se faccio un film pieno di lentezza, inquadrature ardite, scenografie spoglie e luci soft, fatto un bel film d'autore.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Potrei ripescare pari pari il post su "&lt;a href="http://distanza-apparente.blogspot.com/2008/04/mare-nero-di-roberta-torre.html"&gt;Mare Nero&lt;/a&gt;" di Roberta Torre per commentare questo lavoro di Franchi, perchè i difetti dell'uno sono anche i difetti dell'altro.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Elio Germano, (che per sua ammissione per girare questo film ha particolarmente sofferto, sia psicologicamente che fiscamente) in difesa del film disse che in Italia è ora di dare spazio anche a film meno popolari, film più di nicchia, indirizzati non al vasto pubblico perchè più forte, più ricercati. Assolutamente condivisibile come affermazione, certo, se si include in queste caratteristiche anche quella di essere un bel film. Visto che "Nessuna qualità agli eroi" è veramente un pessimo film.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Noioso sempre senza motivo e soprattutto pretenzioso. Si cerca di scrivere e dirigere (e in questo caso anche montare) questi polpettoni dandogli un tocco autoriale, ma da chi, Autore, non lo è neanche lontanamente. Due che scopano tagliati per metà fuori dalla inquadratura. Ok, potrebbe avere un senso. Ce l'ha in questo film? No. Così come non ha senso la trama, o meglio il film poggia su una storia inutile, che non interessa a nessuno. E fino alla fine uno cerca di capire quando questa cominci a decollare, ma si va avanti fino alla fine solo tra noia, noia e un pizzico di noia.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;E' singolare come durante la visione del film abbia provato la stessa sensazione provata con il film della Torre, ovvero quella di essere difronte a un film francese. In alcuni momenti (al di là chiaramente degli attori che in francese recitavano) si respirava un aria tipicamente d'oltralpe nel ritmo, negli ambienti, nella costruzione delle scene. Si tratta però solo di una brutta copia, di un tentativo di imitazione mal riuscito. Per favore chi non è capace la pianti di cercare di esplorare la psicologia umana, di analizzare l'anima nera e la sofferenza dell'individuo, prima che ad impazzire siano gli spettatori in sala.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Insomma alla fine, nessuna qualità al film.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-6315143289072581579?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/6315143289072581579/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=6315143289072581579' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/6315143289072581579'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/6315143289072581579'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2009/01/nessuna-qualit-agli-eroi-di-paolo.html' title='&quot;Nessuna qualità agli eroi&quot; di Paolo Franchi'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SWKmJwQEd2I/AAAAAAAAAQw/4HByK1abhaM/s72-c/locandina1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-309147732179909851</id><published>2008-12-15T15:40:00.000-08:00</published><updated>2008-12-16T16:29:01.409-08:00</updated><title type='text'>"Come Dio comanda" di Gabriele Salvatores</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SUe9iQvPfNI/AAAAAAAAAQo/Q2-IHPVIF_c/s1600-h/locandina.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5280397484421512402" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 143px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SUe9iQvPfNI/AAAAAAAAAQo/Q2-IHPVIF_c/s200/locandina.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Trasportare sullo schermo quasi 500 pagine di romanzo non è impresa facile. Ancora di più se in quelle 500 pagine si intrecciano le storie di ben 4 personaggi principali, più un paio di comprimari le cui vite si fondono insieme in un'unica notte, in un'unica tempesta che sconvolge non solo il paese me quelle stesse vite, per sempre.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Salvatores ci prova, prendendo in mano per la seconda volta un opera letteraria di Ammaniti e con il supperto dell'o stesso autore alla sceneggiatura porta sullo schermo quelle 500 pagine. Il risultato è francamente deludente.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Va premesso che ovviamente il libro andava ampiamente snellito, letteramente amputato di gran parte delle vicende narrate ed era necessario puntare l'attenzione solo su alcuni personaggi. La scelta cade come è ovvio di Rino e suo figlio Cristiano veri protagonisti del film e tra Donato e Quattro Formaggi, i due amici di Rino, la scelta è caduta su quest'ultimo preferendo quindi l'omicidio della ragazzina alla rapina al bancomat.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La scelta a parer mio mi sembra corretta. Mantenere anche il personaggio di Donato, con tutto il suo passato doloroso (la morte della figlia e la separazione della moglie) avrebbe allontanato troppo l'attenzione da padre e figlio e sarebbe stata veramente una storia a se stante. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Quattro Formaggi invece e il suo omicidio, diventano una buona scusa per indagare ancora più affondo il rapporto tra Cristiano e Rino.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;Il problema qual'è? E' che tutto appare un po' frettoloso, un po' superficiale. La tempesta, quella notte di pioggia e fulmine che cambia la vita dei protagonisti perde completamente di significato simbolico rispetto al libro. Si parla tanto di influenza Shakespieriana, ma proprio uno degli elementi tragici della storia si trasforma in un semplice elemento scenografico senza alcun valore. E poi Dio dov'è? Che senso ha il titolo nel film? Spunta fuori nel finale, ma senza forza, senza peso. La trasposizione dal letterato al filmico ritengo che necessiti sempre di abbondanti cambiamenti, di modifiche nella struttura narrativa, di innesti e amputazioni calcolate, ma sempre senza snaturare la storia, i personaggi e l'essenza del romanzo. Qui mi sembra che si prendano in prestito dei personaggi per mettere insieme quello che appare come un singolo episodio di una storia più ampia. Il film non ti trasporta come dovrebbe fare, sembra sempre che prima o poi decolli, che questa sia solo una introduzione a qualcosa di più ampio respiro e invece niente. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Non lo so, forse conoscendo il romanzo la sensazione di esagerata sintesi viene amplificata, però è innegabile che alla fine Salvatores (che ormai non azzecca un film decente dal '97 eccezion fatta per "Io non ho paura") abbia creato un opera abbastanza banalotta, snaturando quello che di buono c'era nell'opera di Ammaniti. Ne viene fuori qualcosa di completamente diverso, che come legame ha solo i nomi dei personaggi e poco altro. "Come Dio comanda" è una di quelle trasposizioni che mi portano a domandarmi che senso abbia fare un film su un romanzo se poi del romanzo finisce per esserci ben poco. Scrivere una storia originale no?  Se è così difficile trasportare 500 pagine scritte da Ammaniti sullo schermo perchè farlo? Vabbè domande retoriche lo so, però si spera che qualche regista intelligente (e Salvatores dovrebbe esserlo) finisca per porsele prima di girare un film del genere. &lt;/p&gt;&lt;div align="justify"&gt;Nota positiva per l'ottimo cast composto da Filippo Timi, Elio Germano e l'esordiente Alvaro Caleca.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-309147732179909851?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/309147732179909851/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=309147732179909851' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/309147732179909851'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/309147732179909851'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2008/12/come-dio-comanda-di-gabriele-salvatores.html' title='&quot;Come Dio comanda&quot; di Gabriele Salvatores'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SUe9iQvPfNI/AAAAAAAAAQo/Q2-IHPVIF_c/s72-c/locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-1419772257212982804</id><published>2008-12-02T05:13:00.000-08:00</published><updated>2011-02-09T09:17:23.854-08:00</updated><title type='text'>Cambio di finale per Allen e Shyamalan</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/STV8A1_2V_I/AAAAAAAAAQY/zlPz_GeWI-Q/s1600-h/locandina2.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5275258892471130098" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 140px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/STV8A1_2V_I/AAAAAAAAAQY/zlPz_GeWI-Q/s200/locandina2.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;div align="justify"&gt;In questo post non commento nessun film. Faccio solo una considerazione riguardante i finali di due film alla luce della recente visione dei rispetti DVD. I film sono "Sogni e delitti" di Woody Allen e "E venne il giorno" di M. Night Shyamalan. (per la cronaca sono entrambi autori che adoro). Entrambi i film mi hanno lasciato perplesso per quanto riguarda il finale. Il primo conclusosi troppo sbrigativamente con quella inquadratura della barca dei due fratelli che sembra non avere alcun significato apparente, l'altro invece con un troppo buonista e fuori luogo siparietto famigliare. Ora, rivedendo i film in DVD ho compreso quei finali e li ho rivalutati. Ecco come.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Per quanto riguarda il film di Allen, ammetto che avrei potuto fare questo ragionamento direttamente in sala, ma al momento non ci avevo pensato. Tutta colpa del traduttore dei titoli. "Sogni e delitti" infatti come ben si sà è il titolo italiano del film, mentre quello originale è "Cassandra's Dream", il sogno di Cassandra. Cassandra, figlia si Priamo, secondo la mitologia greca ebbe in dono da Apollo il potere di predire il futuro. Le sue, però, erano previsioni funeste, a cui nessuno credeva. Era, quindi, portatrice di sventure e tragedie.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Nel film, il sogno di Cassandra è il nome che i due fratelli danno alla loro barca, con l'augurio che questa gli porti fortuna in vista dei piani, soprattutto finanziari, che hanno in mente. Le cose però andranno in tutt'altra maniera. Il sogno di prosperità si tramuterà presto in tragedia.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Woody Allen decide di chiudere il film andando proprio a inquadrare la loro barca, teatro della loro morte nonchè della definitiva realizzazione del funesto presagio. Quell'inquadratura va a chiudere degnamente il tragico sogno andando ad evidenziare come tutto era fin dall'inizio già previsto. Con l'acquisto di quella barca e soprattutto con la scelta di quel nome (che deriva dal nome di uno dei cani sui quali Terry aveva scommesso alle corse e grazie al quale ha vinto i soldi necessari all'acquisto della barca) Terry e Ian hanno segnato la loro vita. Noi spettatori lo sapevamo fin dall'inizio, o almeno avremmo dovuto e Allen ce lo ricorda proprio con quella inquadratura in chiusura. Proprio perchè la storia di Terry e Ian è la storia di una profezia, di un presagio drammatico che fin dall'inizio Cassandra ci aveva raccontato.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il secondo finale, questa volta, acquista maggior senso proprio grazie al DVD uscito di recente. "E venne il giorno" l'ultimo lavoro di uno dei più interessanti registi contemporanei, M. Night Shyamalan, termina con un quadretto famigliare nel quale troviamo Alma in attesa del risultato del test di gravidanza. Il risultato è positivo e tutta felice scende in strada per annunciare la lieta notizia al suo maritino. Finale sinceramente assurdo e completamente fuori contesto, più adatto ad un film di serie B che ad un opera di un autore attento ed originale come Shyamalan. Va detto intanto che, a detta dello stesso regista, vi erano effettivamente sin dall'inizio le intenzioni di realizzare un bel film di serie B, ma ad ogni modo questo finale sembrava veramente più una costrizione proveniente dalla produzione che una idea originale del regista.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Invece, ho capito le intenzioni di Shyamalan e la funzione di questo finale visionando le scene tagliate del film. Tra queste vi è l'originale sequenza di apertura della pellicola che, a dfferenza del "final cut", non cominciava a Central Park, ma bensì a casa di Alma ed Elliot nel bel mezzo di una litigata. Alma rivela al marito di non sentirsi protetta da lui, di vederlo ancora come un bambino, di non essere per questo pronta ad avere un figlio e di essere sempre stata convinta che lui non avrebbe mai potuto dargli la sicurezza di cui ha bisogno.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Alla luce di questa scena, è chiaro quali erano le intenzioni di Shyamalan fino al montaggio. Il film finisce a casa Moore perchè è iniziato a casa Moore. Gli eventi drammatici che hanno sconvolto il mondo hanno alla fine, paradossalmente, messo a posto la situzione sentimentale dei personaggi. La tragedia ha portato Elliot e Alma a guardarsi in faccia, a scoprire se stessi e aiutato Elliot a raggiunge finalmente Alma che fino a quel momento era sempre un passo in avanti e per questo si sentiva insicura e sola. Nel mezzo di questa situazione di coppia, all'improvviso, senza spiegazione la Natura si ribella e scoppia il panico. 45 anni fa erano gli uccelli che spargevano morte e follia tra la gente, adesso la Natura si manifesta in altro modo, Poi, così com'è cominciato l'orrore finisce, senza motivo, senza segnale alcuno. La vita torna alla normalità, con la consapevolezza che non siamo e non saremo mai padroni del mondo, che siamo solo ospiti di una realtà molto più potente di noi. E la vita riprende anche per la nostra coppia che ora però è cambiata. Elliot ha dimostrato di potersi prendere cura di Alma e ora che i due sono diventati per la prima volta una cosa sola, lei può essere felice di dare alla luce un bambino. Perchè poi è proprio di questo che parla il film: della necessità dell'uomo di dover guardare dentro se stessi, di staccarsi dal gruppo, dalla società per capire realmente chi siamo e chi sono gli altri (tutto questo viene mostrato allegoricamente dalla necessità dei personaggi di isolarsi in gruppi sempre più piccoli per sfuggire alla tossina). &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;La scena venne scartata in fase di montaggio da Shyamalan, perchè giustamente finiva per spiattellare in faccia allo spettatore tutta la situazione sentimentale dei due personaggi nei primi 5 minuti. Mentre, in questo modo, noi scopriamo mano a mano quello che succede tra i due, quello che pensano e quello che provano, sentendo parlare di una discussione, di una litigata di cui non conosciamo niente ma che permette di dare spessore ai personaggi. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ora uno può chiedersi, ma se hai deciso di togliere questo inizio, perchè non togliere anche il finale che ora perde di significato?&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il motivo è che la decisione è avvenuta in fase di montaggio, quando il film era già bello che girato e non in fase di sceneggiatura. Un inizio può essere modificato, basta scartare la scena 1 e cominciare con la scena 2. Ma questo non è possibile farlo con il finale, almeno che appunto non si sia ancora in tempo per scriverne e girarne uno nuovo. Eliminare la scena finale del test di gravidanza non era possibile proprio perchè non c'era nessun finale a disposizione. Non si poteva certo finire con Elliot e Alma che si incontrano sul prato, ne con la sola scena di Parigi. Bisognava per forza utilizzare l'unica conclusione prevista, che anche se ormai poco significativa, era l'unica possibile.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-1419772257212982804?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/1419772257212982804/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=1419772257212982804' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/1419772257212982804'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/1419772257212982804'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2008/12/cambio-di-finale-per-allen-e-shyamalan.html' title='Cambio di finale per Allen e Shyamalan'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/STV8A1_2V_I/AAAAAAAAAQY/zlPz_GeWI-Q/s72-c/locandina2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-870721199212381246</id><published>2008-12-01T10:52:00.000-08:00</published><updated>2008-12-02T12:30:50.956-08:00</updated><title type='text'>"Il circo" di Charlie Chaplin</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/STWYhrkpI3I/AAAAAAAAAQg/tkvn1gIHoyA/s1600-h/circus-2.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5275290242933924722" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 145px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/STWYhrkpI3I/AAAAAAAAAQg/tkvn1gIHoyA/s200/circus-2.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; Non ho mai provato una sensazione di tristezza tale come quando guardo i film di Chaplin. Può sembrare un paradosso, ma la straordinaria capacità che aveva di passare da una gag comica che ti fa piegare dalle risate alla sequenza più malinconica e triste era straordinaria.&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;E poi, Chaplin era la vera essenza dell'Artista, nel significato più accademico del termine. Colui che osserva la realtà e attraverso il suo talento la filtra e la ripropone al pubblico sotto forma di film, romanzo, quadro, musica, fotografia per mostrare quello che gli altri non hanno visto, per far chiarezza su quello che ci circonda.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Il circo" è uno di quei film che contiene al suo interno tutto Chaplin e forse qualcosa di più. C'è la sua comicità, c'è la sua presenza scenica, c'è la sua malinconia, la sua dolcezza, il suo talento creativo dietro la macchina da presa. Ci sono persino le sue musiche e la sua voce, nella canzone che scorre sopra i titoli di testa.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Nel suo continuo pellegrinare per il mondo, o meglio nel suo continuo fuggire dalle autorità, il vagabondo questa volta si ritrova all'interno di un circo, dove suo malgrado diventa protagonista di un numero di clown, fino a quel momento per nulla divertente, che proprio grazie alla presenza di Charlot finisce per diventare il clou dello spettacolo. Per questo motivo, il tramp verrà assunto e potrà vedere di persona il meschino e violento mondo del circo. La stella che si rompe in apertura di film e la porta che si apre e che in tutta la sua forza e gioia ci proietta nel magico mondo del circo. Mondo che dopo pochi istanti scopriamo essere tutto fuorchè magico. E' un mondo violento, assurdo e selvaggio. Fatto di padri padroni, talenti sfruttati, meschinità, sotterfugi e follie. Insomma il circo assomiglia moltissimo al nostro mondo, alla nostra società.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Charlot vi si trova catapultato dentro e finisce incastrato negli ingranaggi della società, come ai tempi di..."Tempi Moderni".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Emblematica la scena del numero sulla fune. Charlot viene costretto dal direttore del circo a fare qualcosa per cui non è portato, finisce letteralmente per mettere la sua vita in equilibrio su un filo, con l'assurdità e la follia del mondo (le scimmie) che lo tartassano, cercano di farlo fallire. Lui si ritrova senza più niente, resta in mutande addirittura e alla fine, grazie alle sue capacità riuscirà a salvarsi. Una scena che sintentizza perfettamente il pessimismo con il quale Chaplin guardava il mondo che lo circondava, quella società fatta di padroni disposti a lasciarti in mutante per non fallire, ma dalla quale solo gli artisti, con il loro talento sono in grado di salvarsi.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Splendide anche la famosissima sequenza della stanza degli specchi, (manifesto della meticolosità con cui Chaplin studiava le sue gag nelle quali tutto era calcolato alla perfezione), la scoperta da parte di Charlot dell'amore della ragazza per Rex e relativo crollo delle sue speranze e dei suoi sogni (questa è una di quelle straordinarie sequenze malinconiche dei suoi film) e il finale. Su un prato vuoto, al centro del cerchio lasciato dal tendone sull'erba, Charlot, dopo aver lasciato andar via il suo amore, resta lì, con la stella di carta in mano che appollottola e calcia via, lasciandosi alle spalle quel mondo e riprende il suo cammino verso l'infinito, da solo, ma ancora puro.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-870721199212381246?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/870721199212381246/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=870721199212381246' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/870721199212381246'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/870721199212381246'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2008/12/non-ho-mai-provato-una-sensazione-di.html' title='&quot;Il circo&quot; di Charlie Chaplin'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/STWYhrkpI3I/AAAAAAAAAQg/tkvn1gIHoyA/s72-c/circus-2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-3436409796908349481</id><published>2008-11-11T09:27:00.000-08:00</published><updated>2008-11-12T14:00:59.065-08:00</updated><title type='text'>"Il posto delle fragole" di Ingmar Bergman &amp; "Harry a pezzi" di Woody Allen</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SRtQ6-xVvQI/AAAAAAAAAQI/b9NaU5eyLB0/s1600-h/img_139635_lrg.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5267893163352505602" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 145px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SRtQ6-xVvQI/AAAAAAAAAQI/b9NaU5eyLB0/s200/img_139635_lrg.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt; Qualunque artista, nel corso della sua formazione, rimane influenzato da altri artisti che lo hanno preceduto e che in qualche modo lo hanno colpito, ispirato e affascinato. Generalmente perchè i due artisti hanno una stessa concezione e visione della vita, oppure perchè lo stile dell'uno si rispecchia in quello dell'altro. Tale ispirazione la si può notare nel proprio lavoro, nella propria arte che trova punti di collegamento con le opere dell'altro artista. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;Uno dei registi che più hanno influenzato il cinema di Woody Allen è indubbiamente Ingmar Bergman, sia a livello visivo, ma soprattutto a livello filosofico e morale. Ad accumunare i due autori c'è soprattutto lo stesso approccio alla morte e a Dio. Entrambi (Bergman in maniera più marcata) hanno cercato di porre interrogativi e magari buttare giù anche qualche risposta, sull'esistenza di Dio, sul percorso dell'uomo nel corso della sua esistenza e sullo stretto rapporto tra questi e la morte. Ma le similitudini tra i due registi non interessano soltanto le tematiche affrontate ma anche il visivo, la messa in scena. Specialmente per i suoi film più intimisti e drammatici come "Interiors", &lt;/span&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SRtQb8TVNkI/AAAAAAAAAP4/kPiyW6ZHJbM/s1600-h/img_113014_lrg.jpg"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5267892630113826370" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 137px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SRtQb8TVNkI/AAAAAAAAAP4/kPiyW6ZHJbM/s200/img_113014_lrg.jpg" border="0" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;"Un'altra donna", "Crimini e misfatti" Allen muove la macchina da presa quasi tenesse sempre a mente il maestro svedese. Il lavoro di Gordon Willis in "Interiors" ricorda moltissimo quello di Sven Nikvist in molti film di Bergman, e non è un caso che lo stesso Nikvist sia stato scelto da Allen per fotografare i suoi "Un'altra donna", "Crimini e misfatti" e "Celebrity" (nonchè il corto "Edipo relitto" contenuto nel film collettivo "New York Stories").&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;In questo post voglio mettere in relazione due film, "Harry a pezzi" di Allen e "Il posto delle fragole" di Bergman entrambi legati da un comun denominatore che è quello del viaggio come mezzo per esplorare se stessi, e vedere come i due autori abbiamo utilizzato questo stesso espediente per fini differenti. Come detto, a legare i due film c'è il punto di partenza. In entrambi i casi il protagonista deve partire per raggiungere la sua vecchia università per ricevere un importante riconoscimento. Nel corso del viaggio verrà a scoprire qualcosa di più sulla propria vita e capirà meglio se stesso. Nel film di Bergman il protagonista è Isak Borg, anziano medico in pensione che parte in auto in compagnia della nuora e di un terzetto di giovani incrociato per strada.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;Borg all'inizio del suo viaggio è un uomo solo, freddo nei sentimenti, cinico ed egoista, per quanto apparentemente si creda una persona gentile e comprensiva. Il film si apre con un sogno avuto da Borg durante la notte. Un sogno fatto di strade deserte, orologi senza lancette, unuomo senza volto che si dissolve in sabbia e sangue e un carro funebre con dentro la bara contenente il corpo dello steso Borg. Un sogno che sta ad indicare la solitudine del protagonista e la fine, ormai prossima, dei suoi giorni. Con la consapevolezza di essere arrivato al termine della propria vita, Borg attraverso questo viaggio reale verso l'università, compie anche un viaggio attraverso i ricordi, visitando il "posto delle fragole" e trasportandosi grazie al sogno direttamente nei giorni della sua infanzia, che quasi come il Dottor Scrooge de "Il canto di Natale" scopre quello che realmente, con i suoi comportamenti ha lasciato nelle persone che lo amavano. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;L'Harry alleniano invece è uno scrittore in pieno blocco creativo. Anche "Harry a pezzi" inizia con racconto introduttivo. In questo caso invece che di un sogno si tratta di un estratto dall'ultimo romanzo dello scrittore. Un racconto che ci anticipa (in chiave divertente) l'interesse di Harry per la cognata. Cognata che subito dopo irrompe realmente a casa sua, pistola alla mano, sconvolta nello scoprire come nel romanzo Harry abbia raccontato la loro storia segreta. Scopriamo così che Harry Block è un uomo cinico, egoista, alcolizzato e puttaniere. Ma soprattutto è uno scrittore in crisi creativa, non più in grado di mettere ordine nella propria vita dopo che la donna che ama lo ha lasciato per il suo migliore amico. &lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;Il viaggio in auto, in compagnia del figlioletto, di un amico e di una prostituta, diventa anche qui non solo un viaggio fisico verso l'università, ma un viaggio dentro se stesso. &lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;A differenza de "Il posto della fragole" il viaggio di Harry è si nel suo passato, ma in un passato più prossimo che quasi coincide con la sua vita attuale e soprattutto non è un viaggio nei sogni o nei ricordi, ma un viaggio nei suoi racconti. Nel corso del film vediamo brevi rappresentazioni dei racconti scritti da Harry, che spesso altro non sono che metafore della sua vita. Frammenti allegorici del proprio carattere, delle proprie relazioni, del proprio conflitto interiore.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;I due viaggi servono ai due protagonisti per capire meglio se stessi. Ma con scopi diversi. Sergio Transatti scrisse che quello di Borg è una storia di &lt;em&gt;conversione.&lt;/em&gt; Al termine del film (e del viaggio) Isak Borg capisce realmente chi è e quello che ha fatto, il modo in cui ha trattato la moglie, la convinzione di essere "morto, pur essendo vivo" e la negativa influenza che ha avuto verso il figlio, divenuto una sua brutta copia. Al termine dei suoi giorni, a pochi passi di distanza dai suoi genitori che lo aspetto sulla riva del lago nell'aldilà, Borg si converte, ammette i suoi peccati e si pente del suo comportamento. &lt;/span&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;Harry invece mette ordine tra i pezzi frammentati della propria vita e si rende conto che la sua vita è tanto tormentata e scombussolata, quanto la sua arte sia invece lucida, ordinata e creativa. Harry non si converte, ma comprende che nella realtà, nel mondo vero lui non è in grado di funzionare, non è capace di vivere in equilibrio con gli altri e di essere felice. Riesce ad esserlo solo nei suoi racconti, manipolando liberamente il mondo fantastico delle sue storie e dando felicità e divertimento grazie alla sua arte. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;Le due onoreficenze che i personaggi ricevono sono un po' come il giro di boa (per Borg è più un traguardo) che li porta a guardarsi alle spalle e chiedersi "Sono arrivato fin qui, qualcosa di buono devo aver fatto. Ma ho fatto tutto come dovevo?" "Ho dei rimpianti? Nel mio lavoro, nella mia vita privata, c'è qualcosa che ho sbagliato?". Le risposte, per entrambi, sono: No, non ho fatto tutto come dovevo e che Sì, ho più di una cosa da rimpiangere. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;Mentre Borg ormai non può far altro che "convertirsi" e vivere in pace i suoi giorni, Harry razionalizza che la sua vita non ha modo di sistemarsi, se non attraverso suoi romanzi, la sua arte. L'Arte come mezzo per esprimere se stessi. Attraverso di lei, Harry riesce ad essere più vero di quanto non sia nella vita reale.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color:#000000;"&gt;La cosa interessante è che Woody Allen, conoscendo bene "Il posto delle fragole", ha scelto incosciamente di utilizzare lo stesso stratagemma narrativo adottato da Bergman, per poi sviluppare nel suo stile una storia tutta sua, fatta di nevrosi, tradimenti, intrecci sentimentali e fuga dalle proprie responsabilità. Ma in entrambi i casi c'è una visione piuttosto negativa dell'uomo. Isak Borg e Harry Block, sono uomini messi difronte alle proprie esistenze e alle proprie colpe. Non è così difficile immaginarsi Borg entrare nell'ascensore che conduce all'inferno, o Harry girare per le strade vuote con gli orologi senza tempo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-3436409796908349481?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/3436409796908349481/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=3436409796908349481' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/3436409796908349481'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/3436409796908349481'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2008/11/il-posto-delle-fragole-di-ingmar.html' title='&quot;Il posto delle fragole&quot; di Ingmar Bergman &amp; &quot;Harry a pezzi&quot; di Woody Allen'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SRtQ6-xVvQI/AAAAAAAAAQI/b9NaU5eyLB0/s72-c/img_139635_lrg.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-3175502176507736331</id><published>2008-11-10T05:42:00.000-08:00</published><updated>2008-11-11T06:51:59.393-08:00</updated><title type='text'>"Il grande sonno" di Howard Hawks</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SRhL1PCGKEI/AAAAAAAAAOQ/97K1tYE8Shs/s1600-h/locandina.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5267043142150268994" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; WIDTH: 131px; CURSOR: hand; HEIGHT: 200px; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SRhL1PCGKEI/AAAAAAAAAOQ/97K1tYE8Shs/s200/locandina.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Questo è un giallo dove non ce ne frega una mazza di sapere chi sia l'assassino. Man mano che la storia prosegue, non ci interessa sapere alla fine chi o che cosa c'è dietro all'insieme di misteri e intrecci dei quali Marlowe deve andare a capo. Alla fine, qualcuno, come nel romanzo, resta addirittura irrisolto. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Non ce ne frega nulla per due motivi. Primo, perchè quei misteri e quegli intrecci sono troppo ingarbugliati per riuscire a capirci qualcosa. Secondo, perchè c'è qualcosa di più interessante da seguire. Ci sono i personaggi.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Se si guarda "Il grende sonno" decine di volte, anche se si presta massima attenzione alla storia, ad un certo punto finiamo per perderci. Ci perdiamo a seguire Bogart, i suoi gesti, le sue battute, quell'aria scaltra di chi sa tutto del mondo. Seguiamo i suoi battibecchi con la Bacall (o con le altre donne). I suoi botta e risposta con i gangster che di volta in volta gli capitano a tiro. Smettiamo completamente di interessarci al giallo perchè stiamo assistendo alla nascita di un mito. E tutto passa in secondo piano. Più che in Casablanca, è nel noir di Hawks che Bogart è Bogart in tutto il suo stile.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La caratterizzazione che Bogart ha fatto del suo Philippe Marlowe è straordinaria. Si parla davvero di nascita di un simbolo, di una icona, di un personaggio unico che può soltanto essere marchio di fabbrica di uno stile. Da questo film in poi nasce il comportamento "alla Bogart", quello che per intenderci sconvolge il Sam di Woody Allen in "Provaci ancora Sam", quello che quando gli chiedi "Come lo vuoi il Brandy?" ti risponde "Nel bicchiere".&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;- Lei non ha l'aria di collezionare libri rari. (gli dice la bionda bibbliotecaria)&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;- Colleziono anche bionde sotto vetro.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;In taxi&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;- Dove andiamo?&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;- Seguiamo quella macchina. Le dispiace?&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;- Sono tutta sua.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;- Fosse vero.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Marlowe e Carmen&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;- Sei in gamba. Mi piaci.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;- E questo è niente. Aspetta di vedere la danzatrice di Bali che ho tatuata sulla schiena.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il premio Nobel William Faulkner, autore della sceneggiatura, (tratta ovviamente dall'omonimo romanzo di Chandler) e Howard Hawks riescono a dar vita a un noir difficilmente replicabile. Uno dei rari esempi dove anche se la trama non ci cattura come dovrebbe riesce a tenerci incollati allo schermo attratti dal fascino unico di Humphrey Bogart e dai dialoghi serrati e pungenti.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-3175502176507736331?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/3175502176507736331/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=3175502176507736331' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/3175502176507736331'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/3175502176507736331'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2008/11/il-grande-sonno-di-howard-hawks.html' title='&quot;Il grande sonno&quot; di Howard Hawks'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SRhL1PCGKEI/AAAAAAAAAOQ/97K1tYE8Shs/s72-c/locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-1801035248188522927</id><published>2008-10-19T08:57:00.000-07:00</published><updated>2008-10-20T06:08:28.436-07:00</updated><title type='text'>"Vicky Cristina Barcelona" di Woody Allen</title><content type='html'>&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5259014265437201778" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SPvFnGgYpXI/AAAAAAAAAOI/KIh16ZDID8E/s200/VickyCristinaBarcelona-poster.jpg" border="0" /&gt; &lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Vale la premessa del post precedente. Anzi, vale ancora di più. Non ho mai postato un commento su un film di Allen, nonostante lo ami e conosca bene tutti e 36 i suoi film, non perchè non avrei nulla da dire, ma al contrario perchè ne parlerei troppo e alla fine mi rendo conto che non è questa la sede adatta.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ci provo con il suo nuovo lavoro, "Vicky Cristina Barcelona" che miracolosamente ha mantenuto il titolo originale anche da noi, a differenza del precedente lavoro che vide trasformarsi il bellissimo e mitologico titolo "Cassandra's Dream" nell'insulso "Sogni e Delitti". &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Londra deve ispirare pensieri neri ad Allen tanto da portarlo ad indagare i lati oscuri dell'animo umano con la trilogia dei delitti, tra assassini, scelte tormentate e peccati con cui condividere. A Barcelona invece non piove, tutto è solare e anche la penna dell'autore newyorchese si alleggerisce. Beh, quasi. Intanto va detto che questo è un film come non se ne erano mai visti prima nella sua filmografia (e questo è, a prescindere da tutto, un bene). &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Di commedie sentimentali volte ad indagare i vari aspetti delle relazioni umane Allen le ha sempre girate, ma qui c'è una leggerezza e una freschezza nel modo in cui la storia viene raccontata che non si riscontra in nessun'altra opera. Contribuisce la voce narrante (un po' troppo presente a dire la verità) che conferisce al film un tono da favoletta spensierata, da rissunto delle vacanze.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Qualcuno critica la fotografia "turistica" con cui Allen presenta Barcellona, rispetto alla Londra degli ultimi film. Ma è una critica assurda, proprio perchè sono due turiste americane in visita alla città le protagoniste del film e Barcellona, la Barcellona solare, calda e da cartolina, rappresenta il terreno sul quale le vite delle due ragazze vengono per un certo periodo scombussolate. Non è un caso che il film si apra con le ragazze che escono dall'aeroporto e finisce con le due che rientrano in aeroporto, aprendo e chiudendo così la loro parentesi catalana.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;L'idea del viaggio come forma di autoanalisi, Allen l'aveva già utilizzata in passato, vedi il capolavoro "Harry a pezzi" in cui il protagonista rianalizzava se stesso durante il viaggio verso l'università dove avrebbe ricevuto una onorificenza (analogia con "Il posto delle fragole" di Bergman). In questo viaggio, quello su cui Allen vuole concentrarsi maggiormente è la libertà dei sentimenti e soprattutto sull'errore comune di etichettare non solo gli altri ma anche se stessi, dandosi delle caratteristiche ben precise, senza avere la consapevolezza che in realtà di preciso e sicuro non c'è mai nulla. Sia Vicky che Cristina infatti tornano a New York con qualche dubbio in più e soprattutto con delle nuove "se stesse" dentro di loro di cui non conoscevano l'esistenza. Vicky non avrebbe mai immaginato di poter mettere in dubbio le sue convinzioni e Cristina forse resterà con una domanda in testa "Se non ci fosse stata Maria Elena, avrei potuto avere una relazione stabile?" e con la consapevolezza di un talento che non pensava di avere, assomigliando in questo un po' alla Joey di "Interiors" che sentiva di avere dentro di sè molto da dare ma non trovava la strada giusta per esprimerlo.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il fulcro su cui ruota l'autoanalisi delle due ragazze è Juan Antonio. Libero, tormentato, istintivo, ma nello stesso tempo sentimentale e maturo, è un personaggio per quanto affascinante, un po' troppo stereotipato che incarna la classica immagine del bell'artista spagnolo, sexy e tenebroso. Ma è un personaggio ad ogni modo riuscito che porta a termine il suo compito, ovvero attrarre Vicky e Cristina (oltre che noi spettatori) e portarle a interrogarsi su loro stesse e sulle loro convinzioni.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Non è un film su un triangolo amoroso, come ostinatamente e banalmente continuano a dire i critici, ma è un film sulla rottura delle convenzioni in amore. Il &lt;em&gt;menage a trois, &lt;/em&gt;quello tra Johansson-Cruz-Bardem occupa una piccola parte della storia e va a simboleggiare quella ricerca di libertà e di sperimentazione amorosa alla base del film, ma che alla fine diventa troppo anche per la passionale Cristina. E' un tema che abbiamo già visto nei film di Allen, ma sempre in modo abbastanza marginale. Qui invece viene approfondito maggiormente trovando il suo fulcro nel dialogo tra Vicky, Cristina e Doug, il fidanzato vecchio stile fermo nei legami tradizionali e che ama catalogare persone e situazioni e che appena Cristina gli parla del legame che si è istaurato con Maria Elena chiede subito "Allora sei bisessuale?".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Anche la regia di Allen è diversa. Diminuiscono i piani sequenza, la macchina da presa è più ferma del solito e anche dialoghi ricchi di tensione, come quelli che vedono la presenza di Maria Elena, sono girati spesso e volentieri in campo e controcampo, cosa abbastanza insolita per Woody Allen, che invece preferisce girare con pochi ciak, camera in steady e attori che non stanno mai fermi in un punto. Qui sono gli attori al servizio della macchina da presa. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Allen è sempre stato innamorato dei racconti liberi. Liberi dagli schemi della narrazione. Ha sempre prediletto storie in cui poteva permettersi la libertà di saltare da una parte all'altra della storia, di inserire flashback o sogni nel bel mezzo della vicenda, di mostrare quello che è accaduto o quello che sarebbe potuto accadere senza tanti pensieri. E una storia come questa, narrata da una voce fuori campo, sembrerebbe ideale per questo tipo di approccio narrativo, e invece l'autore mantiene una certa linearità del filo degli eventi, inserendo un flashback solo nella scena della camera oscura. E' un approccio interessante che probabilmente ha lo scopo di mantenere intatta l'idea del viaggio, della visita a Barcellona con una sua fine e un suo inizio e che comporta il cambiamento delle due turiste americane. Allen alleggerisce anche il tono dei suoi dialoghi, cancellando ogni traccia del suo tipico humor e adeguando tutto allo stile del film. I critici sono lì che contano quante battute ci sono nei suoi ultimi film e se non ne trovano bocciano la pellicola. Assurdo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Vicky Cristina Barcellona" segna il ritorno di Allen all'analisi delle relazioni sentimentali, dopo aver osservato la bidimensionalità della vita in "Melinda e Melinda" e, sotto vari aspetti, il rapporto tra uomo e omicidio, tra l'uomo e il suo lato oscuro in "Match Point", "Scoop" e "Sogni e Delitti". Termina l'escursione europea con un film godibile, che lascia interessanti spunti di riflessione e che dà una ventata di solarità ben accetta.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Buono il cast, soprattutto Rebecca Hall e Penelope Cruz. La Johansson è sì sexy e piena di quella "polposa umidità" come la definisce Woody, ma a me continua a non sembrare questo granchè come attrice. Bardem è Bardem e non si discute anche se qui fa "solo" il maschio latino.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Passa un film e subito (almeno io) attendo l'altro che segnerà il ritorno non solo di Allen davanti alla camera, ma anche nella sua Manhattan. Vedremo che cosa si porterà dietro nella Grande Mela dal Vecchio Continente. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-1801035248188522927?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/1801035248188522927/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=1801035248188522927' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/1801035248188522927'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/1801035248188522927'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2008/10/vicky-cristina-barcelona-di-woody-allen.html' title='&quot;Vicky Cristina Barcelona&quot; di Woody Allen'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SPvFnGgYpXI/AAAAAAAAAOI/KIh16ZDID8E/s72-c/VickyCristinaBarcelona-poster.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-4079876618857434182</id><published>2008-09-26T09:01:00.001-07:00</published><updated>2008-09-27T06:37:48.627-07:00</updated><title type='text'>"Burn After Reading" di Ethan e Joel Coen</title><content type='html'>Premessa: faccio molta fatica a commentare film di registi che adoro. Proprio perchè la stima che ho nei loro confronti non mi permette di essere obiettivo o di analizzare in profondità il film. Per questo ci sono molti film che non inserisco nel blog perchè sarebbero brevi post pieni di elogi e basta. La stessa cosa avviene con i film dei fratelli Coen. Quindi se questo post è poco critico e forse abbastanza inutile, io ve l'ho detto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5250693417145271682" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SN411_FtBYI/AAAAAAAAAKg/IyQDQu48y8k/s200/locandina.jpg" border="0" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Se questo film fosse stato una boiata pazzesca, il titolo, ovviamente quello originale non quello nostrano (quello si che è una boiata) si sarebbe potuto ritorcere contro. Bruciare dopo averlo visto. Per fortuna "Burn After Reading" è tutto tranne che un film da bruciare, anzi. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;C'era un po' di timore, tra gli addetti ai lavori, dopo il successo di "Non è un paese per vecchi". Il timore era che i due fratelli potessero seguire la strada "facile" del film fotocopia, puntando sugli elementi di forza che hanno decretato il successo del precedente lavoro. E' un po' quello che la gente si aspettadopo un successo. Era così anche per Tarantino dopo "Pulp Fiction", mentre lui spiazzò tutti creando "Jackie Brown" un film "tarantiniano" ma per molti versi diverso dal vincitore della Palma d'Oro. Il timore però, per chi conosce bene Joel e Ethan Coen, era insensato. I Coen sono registi troppo intelligenti per farsi prendere dall'entusiasmo del successo e perdere la propria originalità. Infatti, ecco "Burn After Reading". Forse insieme ai due vincitori dell'Oscar, "Fargo" e "Non è un paese per vechi" uno dei loro film più belli e riusciti.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Al di là della presenza di star mediatiche come Clooney, Pitt e Malkovic (per la cronaca ottimo cast, ad eccezione della Swinton) quello che mi affascina del film, e che mi fa amare i Coen è la straordinaria qualità tecnica con la quale è realizzato. E' raro in una commedia, a tratti demenziale come questa, vedere inquadrature così perfette e giochi di stili che fanno il verso (senza parodiare però) i clichè dei classici film di spionaggio. I Coen hanno l'innata capacità di fondere insieme talento visivo e originalità narrativa. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La loro fusione di comicità e violenza, di dramma e grottesco, senza rendere nessuno di questi aspetti eccessivo o inutile, non ha eguali. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Con "Burn after reading" i Coen hanno dimostrato ancora una volta di essere autori di grande intelligenza ed estremo talento. Capaci di dar vita a personaggi unici e a intrecci e situazioni che spiazzano e sorprendono continuamente. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Pitt che arriva all'incontro in bicicletta con mp3 nelle orecchie è geniale. Una inquadratura e il personaggio di Chad è perfettamente delineato. Così come i gesti e le espressioni di Malkovic a inizio film che definiscono subito la personalità di Cox. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E poi le citazioni, da Clooney che corre intorno al lago come Dustin Hoffman in "Il maratoneta" con tanto di ripresa laterale, nascosta e in ombra del personaggio che si guarda intorno, tipica dei film di spionaggio, all'autocitazione di Cox che uccide a colpi di accetta come Peter Stormare in "Fargo". &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;I Coen creano dei deficienti assoluti e li inseriscono in un contesto serio, reinventando un genere e paradossalmente, rendendo la storia più reale di un filmdrammatico, un po' come fece Kubrick dando il destino del mondo in mano ai pazzi imbecilli de "Il Dr. Stranamore". &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-4079876618857434182?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/4079876618857434182/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=4079876618857434182' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/4079876618857434182'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/4079876618857434182'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2008/09/burn-after-reading-di-ethan-e-joel-coen.html' title='&quot;Burn After Reading&quot; di Ethan e Joel Coen'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SN411_FtBYI/AAAAAAAAAKg/IyQDQu48y8k/s72-c/locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-6590340332103414282</id><published>2008-09-07T11:23:00.001-07:00</published><updated>2008-09-07T12:26:30.285-07:00</updated><title type='text'>"Kung Fu Panda" di Mark Osborne</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SMQqdE8K9BI/AAAAAAAAAKY/BeOFunCEvoc/s1600-h/kung_fu_panda_poster.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5243362545196790802" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SMQqdE8K9BI/AAAAAAAAAKY/BeOFunCEvoc/s200/kung_fu_panda_poster.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Viene spontaneo, nel cinema, fare paragoni. Specialmente quando in un genere, un contesto, una storia analoga si muovono due realtà differenti. Così viene spontaneo fare paragoni quando ci si trova davanti a un remake, oppure quando due registi affrontano lo stesso tema in due opere differenti. Oppure quando un genere, come il film d'animazione, vede scontrarsi due giganti come la Dreamworks e la Pixar. Una sfida ideale per chi vuole cimentarsi in inutili, quando inevitabili, chiacchere da bar.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;L'uscita del nuovo film della casa di produzione spielberghiana e l'imminente uscita dell'atteso Wall-e ci portano a fare distinzioni tra i due differenti approcci all'animazione scelti dalle due case. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Kung Fu Panda" segna un'altro punto a favore della Pixar. Che si dimostra ancora una volta su un'altro pianeta rispetto alla Dreamworks. Non tanto per la qualità dell'animazione, ma per quanto riguarda la trama, l'umorismo e la poesia che ci mette per raccontare le sue storie. Il film sul panda guerriero è sì divertente, ma è estremamente banale e infantile. Le risate arrivano solo quando il panda cade, rimbalza, si schianta contro il muro, si fa male, prende botte o si ingozza di cibo. Una comicità che dovrebbe essere slapstick ma che finisce per essere vecchia e priva di originalità. La mimica di Linguini in "Ratatouille" è veramente tutt'altra cosa. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Qualche battuta divertente c'è ma è poca cosa rispetto al resto del film.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Anche personaggi e trama sono scontanti, pieni zebbi di clichè triti e ritriti del genere arti marziali dall'addestramento, alla profezia millenaria, dall'ex allievo divenuto cattivo all'infinita scalinata del tempio. Non manca neanche il saggio maestro che morendo si dissolve e raggiunge il firmamento (ci mancava che alla fine le stelle disegnassero il suo viso ed eravamo apposto).&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ormai alla Dreamworks hanno rinunciato a spingersi più in là, a osare e si divertono a creare film per ragazzini o adolescenti che ridono con poco e lasciano la poesia, la creatività e i rischi alla Pixar che quest'anno addirittura ci propone un film d'animazione in gran parte muto. Quindi niente botte, smorfie o flatulenze.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Sono in trepidante attesa.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-6590340332103414282?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/6590340332103414282/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=6590340332103414282' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/6590340332103414282'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/6590340332103414282'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2008/09/kung-fu-panda-di-mark-osborne.html' title='&quot;Kung Fu Panda&quot; di Mark Osborne'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SMQqdE8K9BI/AAAAAAAAAKY/BeOFunCEvoc/s72-c/kung_fu_panda_poster.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-5139851569710559170</id><published>2008-08-19T16:52:00.000-07:00</published><updated>2008-08-19T16:54:54.367-07:00</updated><title type='text'>"Le vite degli altri" di Florian Henckel von Donnersmarck</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SKtdHiDUJ9I/AAAAAAAAAKQ/QAESpbastWA/s1600-h/locandina_le_vite_degli_altri.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5236381375729510354" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SKtdHiDUJ9I/AAAAAAAAAKQ/QAESpbastWA/s200/locandina_le_vite_degli_altri.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Passi tutta la vita chiuso nella tua mentalità fredda, rigida, fatta di regole e ordini da seguire, con l’ossessione che tutto e tutti siano contro di te, o meglio contro il sistema che devi proteggere. E quando torni a casa non hai nulla che può distrarti, che può farti staccare la spina. Niente neanche un film, un libro, un mobile che per caso, dico per puro caso, trovi fuori dalla sua posizione. Niente. Tutto bello inscatolato, preordinato, freddo e calcolato come te, come la tua vita, come il tuo lavoro.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Poi ti capita un giorno, che quel tuo lavoro freddo, rigido e calcolato ti porta a scoprire un mondo diverso dal tuo. Emozionale, anzi di più, passionale. Fatto di forza, di voglia di cambiare, di rivoluzione. E la cosa strana è che quel mondo…..ti piace. Per qualche strana ragione la tua strada dritta, che per anni hai percorso senza affacciarti mai dal finestrino per guardare quello che ti circonda, ecco che quella strada di colpo fa una curva, e tu metti la freccia, sterzi e tutto cambia. Tutto dentro di te cambia. Quel po’ di emozione, anzi di più, quel po’ di passione che hai conosciuto, entra dentro di te. E non sei più lo stesso. Ti hanno anche messo nella locandina. Tu nel tuo lato azzurro, freddo, tutto solo che li spii. E loro sono così passionali, cosi caldi, così….rossi. Dai si vede lontano un miglio che ti piacciono.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E alla fine tu, che come nome nel tuo mondo hai solo una sigla, HGW XX/7, perché il tuo è un mondo freddo, rigido e calcolato, sei anche disposto ad andare contro quello in cui hai sempre creduto, pur di salvare gli abitanti dell’altro mondo. Le stesse persone che attraverso la loro vita, che hai meticolosamente spiato, ti hanno cambiato. Finisci persino per innamorarti. Ma non di una donna. Di una attrice. Cioè quello che ti prende di lei, non è il suo corpo, il suo viso, la sua voce, la sua personalità, no, è il suo essere una portatrice sana di Arte, un veicolo per trasmettere quelle emozioni, anzi di più, quelle passioni a milioni di persone. A cercare di portare in loro un po’ di verità. Quella verità che tu, con il tuo lavoro, hai cercato di celare agli occhi della gente. Ti sei talmente immedesimato nel tuo ruolo di occultatore, che quella verità l’hai celata perfino a te stesso. Ed è proprio attraverso le vite degli altri, che alla fine sei riuscito a sentire più in là di dove arrivavano i tuoi microfoni. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Hai appena conosciuto l’Arte. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Hai appena SENTITO l’Arte. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Benvenuto nel nostro mondo.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-5139851569710559170?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/5139851569710559170/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=5139851569710559170' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/5139851569710559170'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/5139851569710559170'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2008/08/le-vite-degli-altri-di-florian-henckel_19.html' title='&quot;Le vite degli altri&quot; di Florian Henckel von Donnersmarck'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SKtdHiDUJ9I/AAAAAAAAAKQ/QAESpbastWA/s72-c/locandina_le_vite_degli_altri.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-9131561071268218418</id><published>2008-08-17T10:42:00.001-07:00</published><updated>2008-08-17T11:48:37.960-07:00</updated><title type='text'>"Buffalo '66" di Vincent Gallo</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SKhySdOxcWI/AAAAAAAAAKA/4hR5Qla0hUk/s1600-h/Buffalo%252066.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5235560228228002146" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SKhySdOxcWI/AAAAAAAAAKA/4hR5Qla0hUk/s200/Buffalo%252066.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;L'opera prima di Vincent Gallo è, come la maggior parte delle opere prime, un lavoro molto personale, non solo da un punto di vista auto-biografico (molti elementi saranno stati sviluppati dall'infanzia di Gallo, anche lui cresciuto a Buffalo e nello stesso periodo in cui si svolge il film), ma anche, e soprattutto, da un punto di vista stilistico.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Gallo riesce a dar vita a una storia di per sè non originalissima, ma raccontata con una sincerità e una dolcezza difficili da ritrovare. Il piano tragi-comico su cui si muove la pellicola permette di avvicinarsi a Billy Brown, di interessarsi alla sua storia, di ridere e commuoversi delle sue vicissitudini.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Devo dire che mai come con Buffalo '66 alla fine della visione ero contento che Billy avesse fatto la sua scelta. Mi sarebbe dispiaciuto se avesse preso la strada sbagliata.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Questo è merito dell'abilità di Gallo, autore anche della sceneggiatura, di intrecciare insieme gli aspetti più tristi e drammatici della vita di Billy a virate comiche, quasi grottesche che rendono la storia unica e particolareggiata.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Belle anche le scelte registiche che anche se apparentemente sembrano fini a se stesse, vanno invece ad atirare lo spettatore rendendo interessanti anche scene per lo più banali come una conversazione a 4 intorno a un tavolo.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Una prova matura, sincera sul racconto di una iniziazione, di una fuga dal passato, dalle vecchie paure che legano Billy e gli impediscono di lasciarsi andare. Un viaggio quello in compagnia di Layla, che un viaggio in se stessi e nei propri scheletri nell'armadio. Il tutto raccontato con il giusto tocco personale, che stranamente non risulta pomposo o megalomane.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-9131561071268218418?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/9131561071268218418/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=9131561071268218418' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/9131561071268218418'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/9131561071268218418'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2008/08/buffalo-66-di-vincent-gallo.html' title='&quot;Buffalo &apos;66&quot; di Vincent Gallo'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SKhySdOxcWI/AAAAAAAAAKA/4hR5Qla0hUk/s72-c/Buffalo%252066.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-1455293655022008728</id><published>2008-08-03T07:52:00.000-07:00</published><updated>2008-08-12T05:28:25.351-07:00</updated><title type='text'>"Il vento fa il suo giro" di Giorgio Diritti</title><content type='html'>&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5233606836852114354" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SKGBsHSgQ7I/AAAAAAAAAJ4/Avss2Idjfog/s200/6459_big.jpg" border="0" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il mondo in una goccia d'acqua. A volte per poter capire il mondo è sufficiente guardarsi intorno, andare ad osservare il nostro microcosmo per poter comprendere le regole umane che condizionano la nostra esistenza su questo pianeta.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E' quello che fa "Il vento fa il suo giro", film piccolo, per budget e produzione, ma grande per bellezza, importanza e qualità. Il film di Diritti è uno sguardo su un picolo, piccolissimo pezzo d'Italia, su una realtà lontana da quella che ci circonda, ma nella quale possiamo facilmente riconoscere quei comportamenti e quei meccanismi più negativi che la società moderna ha trasformato in quotidiano stile di vita. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Così lontani quindi, ma anche così vicini. E se da un lato gli abitanti di Chersogno, con la loro vita rurale e soprattutto con la loro mentalità "paesana" chiusa ci appaiono arretrati culturalmente e socialmente, dall'altro le similitudine che ritroviamo nel loro modo di approcciarsi allo straniero portano alla luce la "nostra" arretratezza culturale e sociale. Un rapporto con lo straniero a tutto tondo. Gli abitanti del paesino non vedono di buon occhio Philippe e la sua famiglia perchè francese, perchè diverso nelle abitudini, nel modo di pensare (più aperto del loro) e perchè rischia di mettere mano nelle loro cose, nei loro terreni anche se quei terreni non c'è nessuno che li utilizzi. E' quindi una paura irrazionale, dettata dalla mancanza di rapporti umani, di aperture mentali, di secoli di abitudini dure a morire.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Il vento fa il suo giro" però è anche uno scorcio in una Italia che non c'è più o che sta morendo sempre più velocemente. Una Italia, che per quanto testarda e chiusa in se stessa fa sempre parte della nostra Storia, delle nostre tradizioni. E a guardare il making of del film non sembra poi tanto più chiusa e ostile del resto d'Italia. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-1455293655022008728?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/1455293655022008728/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=1455293655022008728' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/1455293655022008728'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/1455293655022008728'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2008/08/il-vento-fa-il-suo-giro-di-giorgio.html' title='&quot;Il vento fa il suo giro&quot; di Giorgio Diritti'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_NFIzplSOEUw/SKGBsHSgQ7I/AAAAAAAAAJ4/Avss2Idjfog/s72-c/6459_big.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-2873102974104600870</id><published>2008-07-24T05:09:00.001-07:00</published><updated>2008-07-24T09:35:23.789-07:00</updated><title type='text'>"Il Cavaliere Oscuro" di Christopher Nolan</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp1.blogger.com/_NFIzplSOEUw/SIitf9Ec7lI/AAAAAAAAAJw/U6N7161f6Yw/s1600-h/the-dark-knight.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5226618132044246610" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp1.blogger.com/_NFIzplSOEUw/SIitf9Ec7lI/AAAAAAAAAJw/U6N7161f6Yw/s200/the-dark-knight.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Il cavaliere oscuro" può essere segnalato in due modi diversi. O come il nuovo film su Batman, e quindi messo in relazione con i precedenti capitoli, oppure come il nuovo film di Christopher Nolan. Nel primo caso siamo di fronte, probabilmente, al miglior film sull'uomo pipistrello. Crudo, oscuro, in un certo senso reale, che prosegue l'intento del regista di distaccarsi un po' dal mondo fumettistico e cartoon delle precedenti versioni. Un film, forse, a tratti eccessivamente caciarone, ma che ben regge le 2 ore e mezza di azione, riuscendo a riportare Batman nella sua lugubre dimensione di cavaliere oscuro, oscuro sia fuori che dentro, che cerca di portare a termine la sua lotta disperata in una Gotham sempre più dark.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Se il tema portante di "Batman Begins" era la paura, non a caso Batman doveva vedersela con lo Spaventapasseri che faceva della paura la sua arma, ora sono le scelte e i bivi che la vita pone davanti a ognuno di noi, a segnare l'aspetto psicologico del film. I personaggi sono più volte messi di fronte a delle scelte e successivamente sono costretti a pagarne le conseguenze. Quello che Nolan ha indubbiamente portato alla saga dell'uomo pipistrello è l'indagine interiore sia dell'eroe che dei comprimari. Neanche nei film di Burton, ne tanto meno negli orribili esperimenti di Schumacher, si entrava così a fondo nelle pieghe oscure (è il caso di dirlo) dei personaggi. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Bruce Wayne deve scegliere. Deve scegliere di essere, deve scegliere di sopportare le conseguenze delle sua azioni, deve per la prima volta rendersi conto che non è un supereroe, ma solo un uomo, che non può in alcun modo influenzare gli eventi e che ad ogni azione, anche se compiuta per nobili scopi, spetta una reazione, spesso inaspettata. E' un eroe che ha dei limiti, forse proprio perchè tra tutti gli eroi fumettistici è l'unico senza poteri che lo rendono super. E' un uomo come gli altri, determinato, quasi ossessionato, ma pur sempre un uomo.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Harvey Dent/Due Facce è l'emblema della scelta. Lui, le sue azioni le fa scegliere al caso (o così crede) e la duplicità, se la porta addosso, o meglio in faccia.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Il cavaliere oscuro" è un film teso, che non rallenta quasi mai il ritmo, che spesso di discosta come detto dall'universo fumettistico e cerca di avvicinarsi di più all'impianto thriller/poliziesco classico. Lo dimostra The Joker, che a differenza della versione DC Comics e quella Burtoniana è folle e psicopatico di sua natura. Non lo diventa dopo l'incidente alla fabbrica di sostanze chimiche. Il Joker di Heath Ledger è pazzo di suo. Il volto bianco, i capelli verdi, il sorriso rosso sono solo un trucco, una maschera personalmente creata per enfatizzare la sua follia. E' un criminale "vero", non un villain nato dal caso, così come Batman è un eroe "vero" e non frutto di un accidentale episodio con ragni, radiazioni o sostanze chimiche.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Preso come ultimo film della saga, "Il cavaliere oscuro" soddisfa in pieno lo spettatore. Considerato, invece, come l'ultimo film di Nolan, le cose cambiano un po'. Da "The Following" ad oggi, questo è il film meno nolaniano della sua filmografia. Eccezion fatta per la già citata impronta che il regista ha dato al suo Batman, sono davvero pochi gli elementi caratteristici del suo stile. Se "Batman Begins" aveva il pregio di fondere magicamente insieme il blockbuster attira-pubblico, che rende tanto felici i produttori e la firma autoriale di un regista come Nolan, qui sembra più che altro che ci si sia voluti concentrare unicamente sulla parte &lt;em&gt;action movie&lt;/em&gt; nel quale è difficile rintracciare elementi tipici del regista. Intendiamoci, regia e sceneggiatura sono di ottimo livello, tranne per le scene d'azione corpo a corpo, che secondo me Nolan continua a non essere capace di girare. I tanti tasselli della storia si incastrano tra loro con equilibrio e la regia rimane magistrale in più punti. Però gli estimatori del regista di "Memento" trovaranno poco di quel montaggio, di quei temi, di quell'originalità e di quel coinvolgimento intellettuale dello spettatore che contraddistinsero i suoi lavori precedenti. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Personalmente spero che questo sia l'ultimo film della serie per lui. Dopo questa apprezzabilissima escursione nel blockbuster, spero di rivedere Nolan alle prese con un film più vicino al suo stile e il fatto che abbia girato "The Prestige" dopo il primo Batman promette bene.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;L'ultima parte di questa recensione la lascio a Heath Ledger. Generalmente, quando un personaggio dello spettacolo muore, non rimango particolarmente dispiaciuto, almeno che non rappresenti per me un esempio o fosse stato un artista al quale ero particolarmente legato. La stessa cosa mi è capitata dopo la notizia della morte di Ledger. Fino a ieri sera. Dopo averlo visto sullo schermo dar vita a quello straordinario Joker che lascia senza parole, tanto è perfetto nei gesti, nei tick, nello sguardo, nella totale padronanza del personaggio, mi dispiace pensare che il cinema non potrà più godere di un attore che molto probabilmente sarebbe potuto diventare fra venti/trent'anni un mostro sacro al livello di De Niro, Brando, Pacino, Nicholson. Ritengo che Ledger, fino a "Il cavaliere oscuro" non avesse ancora dato prova del suo vero talento. Era ancora in crescita. E purtroppo non potremmo mai sapere fin dove sarebbe potuto arrivare. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-2873102974104600870?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/2873102974104600870/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=2873102974104600870' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/2873102974104600870'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/2873102974104600870'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2008/07/il-cavaliere-oscuro-di-christopher.html' title='&quot;Il Cavaliere Oscuro&quot; di Christopher Nolan'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_NFIzplSOEUw/SIitf9Ec7lI/AAAAAAAAAJw/U6N7161f6Yw/s72-c/the-dark-knight.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-5038070283926615784</id><published>2008-07-21T02:10:00.000-07:00</published><updated>2008-07-21T03:35:51.586-07:00</updated><title type='text'>"Cover Boy" di Carmine Amoroso</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp1.blogger.com/_NFIzplSOEUw/SIRmatnNZjI/AAAAAAAAAJo/ikwZEZg6IdI/s1600-h/locandina.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5225414076763301426" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp1.blogger.com/_NFIzplSOEUw/SIRmatnNZjI/AAAAAAAAAJo/ikwZEZg6IdI/s200/locandina.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Le regole dei distributori italiani restano e forse resteranno a lungo ignote. Come dice lo stesso regista, o vieni finanziato da Rai e Mediaset o ti scordi di vedere il tuo film proiettato nelle sale. E quando, per miracolo, lo vedi finalmente sullo schermo di un paio di cinema, hai appena il tempo di sorridere che già te lo hanno tolto.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;La rabbia, per chi i film li fà ma anche per chi i film li ama, è che nelle sale, i film che riusciamo a vedere, quelli finanziati da Rai e Mediaset, fanno per lo più cagare. Trame insulse, attori incapaci e registi che è meglio perdere che trovare. Certo non tutti, ma a ben guardare la qualità degli "altri", ovvero di quelle opere che non vedono la luce, c'è quasi da pensare che se il tuo film rimane nel cassetto o tutt'al più te lo ritrovi in qualche rassegna o festival, è quasi un complimento, vuol dire che è un ottimo lavoro.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;E dopo aver visto, scaricato da Internet, "Cover Boy" quel pensiero trova nuove conferme. Perchè la seconda opera di Carmine Amoroso è un film bellissimo. Un film come se ne vedono pochi, capace di raccontare un tema attualissimo come il precariato e i drammi di una società basata sul profitto in modo equilibrato, senza sentimentalismi inutili, attraverso una storia di amicizia (amore), fatta di persone vere, che vedono la loro vita scorrere lenta lungo il filo di un rasoio, pronta da un momento all'altro a tagliarti per sempre o al contrario a portarti finalmente fuori dal tuo mondo. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E poi, finalmente, un film bello anche dal punto di vista estetico. Girato in 5 settimane, senza soldi, ma con grande talento, sia da parte del regista, che del direttore della fotografia, capace di dare corpo e sostanza agli ambienti, che sono l'emblema e sinonimo della vita dei protagonisti. I fredde e asettiche luci della stazione e del set fotografico, contrapposte al calore dell'appartamento di Michele, sguallido magari, ma sincero e amichevole quanto lui.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Un film ben recitato (anche in questo caso mi scappa un "finalmente") che strappa sorrisi e riflessioni, che con delicatezza colpisce con forza, attaccando la nostra società (e il nostro governo) meglio di altri film che nonostante la voce grossa, finiscono in un buco nell'acqua.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Da comprare assolutamente in DVD.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-5038070283926615784?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/5038070283926615784/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=5038070283926615784' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/5038070283926615784'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/5038070283926615784'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2008/07/cover-boy-di-carmine-amoroso.html' title='&quot;Cover Boy&quot; di Carmine Amoroso'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_NFIzplSOEUw/SIRmatnNZjI/AAAAAAAAAJo/ikwZEZg6IdI/s72-c/locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-248525432860387767</id><published>2008-07-13T15:43:00.000-07:00</published><updated>2008-07-14T09:09:03.858-07:00</updated><title type='text'>"Funny Games" di Michael Haneke</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp3.blogger.com/_NFIzplSOEUw/SHt5f6fLBKI/AAAAAAAAAJg/zi0Acu6sx2k/s1600-h/locandina.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5222901782049129634" style="CURSOR: hand" alt="" src="http://bp3.blogger.com/_NFIzplSOEUw/SHt5f6fLBKI/AAAAAAAAAJg/zi0Acu6sx2k/s200/locandina.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://bp1.blogger.com/_NFIzplSOEUw/SHt5ZaNjbMI/AAAAAAAAAJY/i0qBvrA6S_8/s1600-h/18836152.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5222901670306081986" style="CURSOR: hand" alt="" src="http://bp1.blogger.com/_NFIzplSOEUw/SHt5ZaNjbMI/AAAAAAAAAJY/i0qBvrA6S_8/s200/18836152.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;Un film è realtà o finzione?&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Il tema strutturato dalle due versioni di "Funny Games", quella austriaca del 1997 e quella U.S. del 2008, entrambe firmate da Michael Haneke, è proprio questo. Nel cinema (ma anche nei videogiochi, nella TV, ecc...) qual'è la linea di demarcazione tra realtà e fantasia? Un film apparentemente è finzione. Quelli sullo schermo sono solo attori, fingono di stupirsi, di amare, di arrabbiarsi, di morire.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Ma non è vero. Appena le immagini colpiscono lo schermo, rimbalzano e raggiungono i nostri occhi diventano realtà. Tutto quello che vediamo è vero. Quelli non sono più Naomi Watts, Tim Roth e via dicendo. Sono persone vere, marito e moglie e quello che i due ragazzi gli stanno facendo è pura realtà. Woody Allen, nel suo "La rosa purpurea del Cairo", porta il personaggio di un film a uscire fuori dallo schermo e raggiungere Mia Farrow, seduta tra il pubblico. Diventa vero, perchè è vero. Anche se in bianco e nero, anche se vive sullo schermo è comunque reale. Ha una sua personalità, un suo carattere, un suo mondo. E' talmente vero quello che accade su uno schermo cinematografico, che il pubblico comincia a provare tensione, a scioccarsi quando il figlio viene brutalmente ucciso, a provare dolore sentendo le urla di George fuori campo e a domandarsi "Ma che cavolo sta succedendo?" quando Arno Frisch nel '97 e Michael Pitt oggi, riavvolgono il film riportando in vita Peter. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;No, un momento allora. Questo nella realtà non si può fare, non si può riportare indietro la nostra vita con un telecomando. Quindi un film non è realtà, è finzione. Le cose che accadono in un film non accadono nella realtà. I personaggi non potrebbero parlare alla macchina da presa, perchè nella realtà filmica, una macchina da presa, in quel salotto, in realtà non c'è. &lt;/p&gt;&lt;div align="justify"&gt;Però, se così fosse, perchè ogni volta che guardiamo un film (chiaramente se la pellicola è ben fatta) ci immedesimiamo nei protagonisti e facciamo il tifo per uno o per l'altro? Speriamo che il protagonista sposi la donna amata, o che riesca a mettere in salvo la sua famiglia da un mostro gigantesco o che finalmente raggiunga il sogno di diventare un campione di box. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Insomma, "Funny Games" ci porta continuamente a domandarci qual'è il divario, la sottile linea rossa tra vero e falso nel cinema. Portando noi stessi a partecipare a gioco. Paul più di una volta guarda verso di noi e ci invita a partecipare al gioco, a scegliere che cosa fare, chi uccidere. Un'altro passaggio tra realtà e finzione. La realtà filmica si rompe e il personaggio parla a noi, per poi tornare nel suo mondo reale.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Non a caso "Funny Games" si basa sui giochi. I protagonisti giocano con le loro vittime e il regista gioca con noi. Ci prende in giro, ci porta a credere una cosa poi ci smentisce. Ci trasforma in sadici desiderosi di vedere la nuova tortura dei ragazzi e subito dopo ci porta a gioire per la morte di Peter, salvo poi svelarci che è tutto finto, che sono i cattivi a vincere il gioco e i buoni a perdere.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Come qualcuno ha fatto notare, gli oggetti presenti nel film, fucile, coltello, mazza e pallina da golf, sembrano quasi gli elementi di una partita a Cluedo. Uccidere la moglie, con il fucile, nel salotto. O il cane, con la mazza da golf nel giardino.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;E' di questo che vuole discutere Haneke con i suoi due film. Della violenza che ci circonda, nei film, nei videogiochi, in televisione, sui giornali. La gente ha bisogno di violenza, una violenza sempre più vicina a quella reale. E' una morbosa ricerca di sadismo. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E ci regala un film violento, realistico e nello stesso tempo falso e bugiardo. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Una finta realtà e una reale finzione.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il fatto che Haneke abbia accettato di rifare il suo film del '97, sottolinea come ci sia desiderio di tornare a parlare, nella società di oggi, del tema della violenza, di ciò che è vero e di ciò che è finzione, del bisogno della gente di rallentare in autostrada quando c'è un incidente o di comprare i giornali per scoprire le ultime novità su un determinato omicidio. "Funny Games" sono film geniali, ben fatti e che dovrebbero far aprire agli appassionati di cinema, varie discussioni sui molti temi trattati al loro interno.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Chiudo con un dialogo emblematico del film (parafrasando):&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Perchè non la fate finita e ci uccidete subito?"&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Signora, e che ne sarebbe dello spettacolo?"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-248525432860387767?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/248525432860387767/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=248525432860387767' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/248525432860387767'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/248525432860387767'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2008/07/funny-games-di-michael-haneke.html' title='&quot;Funny Games&quot; di Michael Haneke'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp3.blogger.com/_NFIzplSOEUw/SHt5f6fLBKI/AAAAAAAAAJg/zi0Acu6sx2k/s72-c/locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-7578694147957543659</id><published>2008-06-09T03:06:00.000-07:00</published><updated>2008-06-09T04:15:15.130-07:00</updated><title type='text'>"Gomorra" di Matteo Garrone</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp2.blogger.com/_NFIzplSOEUw/SE0PlDxrk3I/AAAAAAAAAIw/qMsVDv8KznI/s1600-h/locandina.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5209837473280791410" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp2.blogger.com/_NFIzplSOEUw/SE0PlDxrk3I/AAAAAAAAAIw/qMsVDv8KznI/s200/locandina.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;La forza di un tema. E' questo che fa urlare a molti appassionati di cinema al capolavoro, una volta visto "Gomorra". Perchè al di là della qualità reale del film, oltre al regista, oltre ai personaggi (che mai come in questo caso bisognerebbe chiamare "esistenti"), al di là di tutto questo c'è la concezione che la storia parli di qualcosa di dannatamente reale e vero come la Camorra. E un film che tratta un tema reale e tangibile, violento e maledetto come la Camorra (o come la guerra, la shoah, ecc...) specialmente in maniera cruda e quasi documentaristica, per forza di cose verrà eletto dalle masse a film capolavoro. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;L'importanza di un libro come "Gomorra" e dell'esistenza di un uomo come Roberto Saviano sfido chiunque a definire superflua. Ma questo è un blog di cinema e non sono qui per dare il mio personale (quanto inutile) giudizio su un libro, su un uomo o sulla Camorra. Sono qui per dire la mia sul film di Matteo Garrone al di là del tema trattato. E penso che in generale bisogna tenere conto della quallità artistica e tecnica di un'opera oltre che soggetto trattato, che da solo riuscirebbe a commuovere, scioccare, imbestialire chiunque.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Può sembrare da questa premessa che il film non mi sia piaciuto. Sbagliato. Il film mi è piaciuto e tanto. E indubbiamente merita il successo che sta avendo. Ma, personalmente, guardandolo da un punto di vista squisitamente cinematografico, non urlo di certo al capolavoro.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Perchè "Gomorra" finesce per essere, ne più ne meno di un film sulla malavita. Un film-verità su criminali senza scrupoli desiderosi di salire nella scala gerarchica camorristica e mantenere (o conquistare) il potere della propria zona. Sarà che il cinema si è ormai da tempo impossessato di dramma e violenza, di morte e sangue, facendoli diventare, per quanto reali, elementi da grande schermo. Fatto sta che omicidi a sangue freddo e cerimonie di iniziazione a suon di colpi di Beretta fanno parte di troppi film sulla criminalità organizzata (vera o di finzione) per innescare nello spettatore quello schock dovuto alla visione di fatti sconcertanti e reali. La mente corre subito a "City of God" film che sotto molti punti di vista si avvicina a "Gomorra". Anche lì il teatro della vicenda è un luogo ristretto, popolato da famiglie comuni e clan malavitosi che convivono tra loro tra traffici di droga e morti sulle strade. Anche lì la malavita scivola nelle vite di uomini, donne e bambini, costretti a scegliere da che parte stare e finendo per voler diventare poi come "quelli lì" quelli che contano e magari sperare anche di essere meglio di "quelli lì".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Quello che ho notato in "Gomorra" è soprattutto una serie di clichè, di elementi classici di questo genere di cinema. Dai ragazzi che credono di poter prendere in mano il potere, di essere superiori a quei capi che deridono e sfottono e che solo facendo di testa loro potranno arrivare e che chiaramente finiscono ammazzati. Dai ragazzini che cercano di imitare i grandi, vestendosi come loro e cominciando a lavorare per loro. O come la scena del matrimonio che avviene in contemporanea e a pochi passi dai traffici che "gli altri" abitanti del quartiere stanno compiendo al piano di sopra (il male e il bene che convivono insieme). E poi la camera a mano, l'assenza di montaggio, la musica intradiegetica, il dialetto tutti elementi di un certo cinema-verità che cercano di ricordarci che quello che stiamo vedendo è tutto vero.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Matteo Garrone non mi aveva entusiasmato in precedenza, ma devo ricredermi dopo "Gomorra". Garrone sa come muovere la macchina da presa e spesso e volentieri ci regala alcune sequenze splendide da vero cinema. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Gomorra" sfrutta l'onda del successo del libro e del tema trattato che, come ho già detto, di per sè fa breccia nell'animo dello spettatore. La scelta degli episodi, a detta dello stesso Garrone, è avvenuto puramente per motivi cinematografici più che per i contenuti. Forse uscire da Scampia, mostrare i legami più stretti tra Camorra e Stato, tra Camorra e la vita quotidiana degli italiani avrebbe dato al film maggiore peso e importanza. Così, ho l'impressione che finisca per essere una poco originale opera sulla malavita, come se ne sono viste tante.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-7578694147957543659?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/7578694147957543659/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=7578694147957543659' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/7578694147957543659'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/7578694147957543659'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2008/06/gomorra-di-matteo-garrone.html' title='&quot;Gomorra&quot; di Matteo Garrone'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp2.blogger.com/_NFIzplSOEUw/SE0PlDxrk3I/AAAAAAAAAIw/qMsVDv8KznI/s72-c/locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-6342651305574371657</id><published>2008-06-01T07:17:00.000-07:00</published><updated>2008-06-01T09:23:41.340-07:00</updated><title type='text'>"Il divo" di Paolo Sorrentino</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp0.blogger.com/_NFIzplSOEUw/SELI_NTUc_I/AAAAAAAAAIU/EsGWkWk-B6g/s1600-h/locandina.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5206945107421721586" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp0.blogger.com/_NFIzplSOEUw/SELI_NTUc_I/AAAAAAAAAIU/EsGWkWk-B6g/s200/locandina.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Paolo Sorrentino è un fautore dell'estetica cinematografica, uno che fa del suo stile, unico e originale, uno dei pilastri portanti delle sue opere. Un regista che sà usare la macchina da presa, sà come muoverla al servizio della su storia e dei suoi personaggi. Un autore che riesce a raccontare l'Italia e gli italiani, senza mai parlare direttamente dell'Italia e degli italiani.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Anche "Il divo", film che tratta la vita di Giulio Andreotti dal suo settimo mandato come Presidente del Consiglio fino all'inizio del processo di Palermo, è un film sul "teatrino della politica" come lo ha definito lo stesso Sorrentino, ma che in realtà non parla direttamente di politica.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Se non puoi parlare bene di una persona: non parlarne" dice la citazione iniziale. E come è possibile parlar bene di un personaggio come Andreotti? Come raccontare la sua vita senza dare giudizi, senza cadere nella propaganda politica? Sorrentino ci riesce. E per farlo trasforma Andreotti in un personaggio cinematografico. Non nel senso che lo reinventa, cancellandogli i tratti distintivi reali, ma bensì estrapolandolo dal contesto politico-televisivo nel quale siamo abituati a vederlo, e sottolineando quei tratti distintivi, osservandolo con gli occhi di un narratore, di un regista.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Quello che penso affascini Sorrentino dell'attuale Senatore a vita non sia solo la sua storia politica e i misteri che ad essa sono legati, bensì Andreotti come personaggio di un film. L'aspetto fisico, la camminata, il modo di muoversi e parlare, la sua intelligenza e il senso dell'umorismo, così tagliente e raffinato, la totale assenza di espressioni ed esternazione dei sentimenti, il suo amore incondizionato per la moglie, il tutto unito a quelle 7 presidenze del Consiglio, i 22 incarichi da Ministro, i sospetti legami con la mafia e la partecipazione diretta, anche qui mai dimostrata, a numerosi omicidi negli anni '70 e '80 che contrasterebbero fortemente con la sua pacatezza e tranquillità esteriore. Tutti elementi che farebbero la fortuna di un personaggio di fantasia, se non fosse che quel personaggio esiste già ed è assolutamente reale. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Sorrentino inquadra Andreotti senza mai inoltrarsi nei meandri della politica, senza raccontare aspetti della sua vita pubblica che già non si conoscono, ma guardandolo come un personaggio grottesco, quasi buffo, che nella sua involontaria simpatia, mette i brividi. Certo, il film non propone una immagine positiva di Andreotti, non ne fa una vittima innocente della Giustizia, ma nello stesso tempo non lo accusa direttamente. Non lo vediamo mai ordinare un omicidio, e ad eccezione dell'incontro con Riina, non sono molti i suoi colloqui incriminanti. Questo non perchè Sorrentino ritenga Andreotti innocente o perchè abbia timore ad attaccarlo, ma perchè vuole che sia lo spettatore a giudicare e perchè vuole dare al Divo una impronta grottesca.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;E' proprio il grottesco la chiave di lettura del film. Già dalle prime scene, che vedono il protagonista prima con il volto coperto di aghi nell'intento di cancellare l'emicrania che lo perseguita, e poi sulla cyclette mentre pedala nella penombra, o ancora la presentazione della "corrente andreottiana" con quella camminata verso la mdp in rallenty che ricorda quella delle iene terantiniane, si capisce la volontà del regista di "Le conseguenze dell'amore" di non realizzare la solita banale fiction su un un frammento di Storia d'Italia, ma creare puro Cinema trasformando un uomo politico in un personaggio. E' la consapevolezza che quel personaggio è reale a creare la morale dell'opera.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il difetto del film, forse sta nella durata, quasi due ore. Questo perchè, l'intento di raccontare il "personaggio-Andreotti" comporta la mancanza di una storia vera e propria, di una trama con un obiettivo finale, con uno scopo da raggiungere per il protagonista. Questo va benissimo, ma inserito in 110 minuti di film, finisce per stancare un po' lo spettatore che, incantato dal talento di Sorrentino finisce per domandarsi quando si entrerà nel vivo della storia. Ma non c'è una storia, una trama, non c'è neanche un finale in effetti. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La trama del film è Andreotti. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Due parole per Toni Servillo che continua la sua collaborazione con il regista napoletano e che come sempre lascia il segno con una interpretazione superlativa, nascondendosi dietro il personaggio e recitando con il corpo, (attraverso gesti controllati e mimiche da attore comico) e con la voce (controllata e cadenzata ma capace di esplosioni staordinarie come nella scena della preghiera-confessione) in un modo sublime. Attualmente il migliore atore italiano e non solo.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-6342651305574371657?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/6342651305574371657/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=6342651305574371657' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/6342651305574371657'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/6342651305574371657'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2008/06/il-divo-di-paolo-sorrentino.html' title='&quot;Il divo&quot; di Paolo Sorrentino'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp0.blogger.com/_NFIzplSOEUw/SELI_NTUc_I/AAAAAAAAAIU/EsGWkWk-B6g/s72-c/locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-3550436434740504505</id><published>2008-05-26T14:11:00.000-07:00</published><updated>2008-06-01T07:17:41.912-07:00</updated><title type='text'>"Spartan" di David Mamet...e David Mamet stesso</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://bp1.blogger.com/_NFIzplSOEUw/SDqoMKxtWSI/AAAAAAAAAIM/cPuWGWbJep8/s1600-h/locandina.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5204657246384773410" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp1.blogger.com/_NFIzplSOEUw/SDqoMKxtWSI/AAAAAAAAAIM/cPuWGWbJep8/s200/locandina.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Esistono due aspetti del David Mamet cinematografico. Il Mamet-sceneggiatore e il Mamet-regista.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il Mamet sceneggiatore è niente di più che un maestro. Autore di sceneggiature spesso capolavoro, incentrate su personaggi difficili da dimenticare e da dialoghi pungenti, originali e costruiti splendidamente.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Sue le sceneggiature di "Gli intoccabili", "Il postino suona sempre due volte", "Americani", "Edmond", "Il verdetto", "Ronin" e via dicendo.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Per ogni aspirante sceneggiatore è quasi indispensabile la lettura del suo "I tre usi del coltello" che raccoglie una sua lezione di sceneggiatura e regia tenuta alla Columbia University Film School. Una lezione che vale più di decine di manuali scritti sull'argomento.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;Esiste poi il Mamet-regista che si occupa personalmente di portare sullo schermo i suoi lavori. Qui le cose cominciano a cigolare un po'. Suoi sono "Il caso Winslow", "La casa dei giochi", "Homicide", "Il colpo", "Spartan" e "Hollywood, Vermont" film a cui sono molto affezionato e che insieme ad "Americani" mi ha fatto amare la scrittura di Mamet. Ora, questi film chiaramente non hanno problemi di sceneggiatura. Trama, personaggi e dialoghi sono come sempre impeccabili (o quasi). Non vi sono neanche grossi problemi nella messa in scena: fotografia, movimenti di macchina, montaggio sono nella norma. Niente di eccezionale, ma funzionali al film. Il problema è legato al rapporto tra regista e spettatore. Nel modo in cui Mamet presenta i fatti, da un punto di vista strettamente visivo. Sembra quasi che in alcuni momenti abbia paura ad osare, a cercare maggiore originalità. Sembra quasi che gli manchi quell'ardire e quella meticolosità che lo contraddistingue come scrittore. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Prendiamo come esempio una scena di "Hollywood, Vermont", la gag della lavagna. Il regista Walt Price è stato invitato a cena dal sindaco della cittadina che ospita la troupe impegnata nelle riprese del film. L'appuntamento è fissato per Mercoledì sera. Walt segna l'appunto su una lavagna che è suddivisa in tante caselle, una per giorno della settimana. Una assistente però, cancella inavvertitamente tale appunto ed è costretta a riscriverlo. Lo scrive però nella casella sbagliata, quella del Giovedì facendo perdere così l'importante appuntamento a Price. Tale gag è costruita male. Se si fa attenzione, quando la ragazza riscrive l'appunto alla lavagna, non fa nessun errore. Lo scrive, infatti, nella stessa casella in cui effettivamente era prima. Alla fine del film, però, quando si arriva al giorno della cena, la macchina da presa si avvicina alla lavagna inquadrando in dettaglio la scritta che è ora nella casella sbagliata, come la gag in effetti prevedeva. Nella casella del Mercoledì si vede nitidamente la scritta originale leggermente cancellata. Gli errori quindi sono due. Il primo è che il secondo appunto viene effettivamente scritto nella casella del Mercoledì, ma poi lo ritroviamo in quella del Giovedì (errore della segretaria di edizione). Il secondo è: se il vecchio appunto è facilmente visibile (tanto che lo vediamo noi spettatori) come ha fatto la ragazza a non vederlo e a sbagliare giorno? Andare a inquadrare la casella del Mercoledì e mostrare una pallida scritta che non avrebbe senso (perchè una volta cancellata è cancellata del tutto), segna un errato modo di raccontare attraverso le immagini. Si poteva raccontare l'errore della ragazza in altri modi, più funzionali e verosimili di questo. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Scene come questa ricorrono spesso nei film di David Mamet. E "Spartan" non fa eccezione. I due buchi nella fotografia appesa alla bacheca che, secondo Curtis, dovrebbero giustificare il fatto che la foto è stata spostata, sono un esempio. E' lo stesso Curtis a spostare la foto senza bisogno di sfilare la puntina. O ancora, lo spaventapasseri seduto sulla sedia a dondolo viene mostrato troppo spesso e lo spettatore comprende facilmente quale sarà la sua funzione. Vi è una leggerezza di inquadratura anche quando viene mostrata la ragazza che pedina Scott vestito da poliziotto. E' facile dedurre che non sia una ragazza qualunque che passeggia per i fatti suoi.&lt;/p&gt;&lt;p align="left"&gt;Splendida invece la sequenza della finta sparatoria al distributore di benzina, con il forte contrasto luce-buio, caos-silenzio tra l'esterno del locale e l'interno. Contrasto che ben rappresenta lo stato d'animo del protagonista, calmo e calcolatore dentro di sè, ma esplosivo fuori. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Nel complesso "Spartan" presenta i classici difetti del David Mamet regista, ovvero questa approssimazione registica in alcuni aspetti, che spesso determinano le chiavi di svolta della storia. Sembra quasi che non abbia grande fiducia nello spettatore e debba spiegargli bene quello che accade. Una errata considerazione dello spettatore che però non ha il Mamet-sceneggiatore, che come accade per "Spartan" è in grado di scrivere un action-movie non convenzionale, che risulta complesso al punto giusto, con un ritmo sostenuto e un equilibrio tra le parti molto ben costruito. Staremo a vedere se il prossimo film da lui scritto e diretto, "Redbelt" potrà segnare un cambiamento sostanziale nel modo di concepire la narrazione per immagini del Mamet-regista. &lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-3550436434740504505?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/3550436434740504505/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=3550436434740504505' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/3550436434740504505'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/3550436434740504505'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2008/05/spartan-di-david-mamete-david-mamet.html' title='&quot;Spartan&quot; di David Mamet...e David Mamet stesso'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_NFIzplSOEUw/SDqoMKxtWSI/AAAAAAAAAIM/cPuWGWbJep8/s72-c/locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-4228333340956428514</id><published>2008-05-25T14:52:00.000-07:00</published><updated>2008-06-01T07:07:12.529-07:00</updated><title type='text'>"Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo" di Steven Spielberg</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp3.blogger.com/_NFIzplSOEUw/SDqTtqxtWRI/AAAAAAAAAIE/dc_43Ck3E70/s1600-h/locandina.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5204634732166207762" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp3.blogger.com/_NFIzplSOEUw/SDqTtqxtWRI/AAAAAAAAAIE/dc_43Ck3E70/s200/locandina.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Quante cose si perdono nell'attesa". L'ultima frase del film è lì quasi per dirci "guardate che cosa vi siete persi ad aspettare tutto questo tempo." Sono passati vent'anni dall'ultimo capitolo della saga di Indiana Jones e sembra che il tempo si sia fermato.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Si sapeva bene che questo ritorno dell'archeologo con frusta e cappello era una operazione nostalgia, creata non tanto per aggiungere nuovi elementi alla saga ma per rituffarsi nel passato.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;L'operazione è più che riuscita.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Certo, all'inizio si rimane decisamente spiazzati da vedere il nostro eroe negli anni '50, in una ambientazione molto lontana da quella dei primi tre episodi, ma basta poco e ritroviamo il professor Jones nella sua aula dell'Università davanti a una schiera di studenti per la maggior parte donne. Quando poi, il professore, indossa il suo giubbotto di pelle e il cappello ecco che ci sembra di essere davanti a un vecchio amico che non vedevamo da tempo. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Se l'incognita più grande del film era proprio il protagonista, o meglio il suo interprete, Harrison Ford cancella in un attimo ogni dubbio sulla sua capacità di rutuffarsi nei panni di Indy. Anzi, sembra quasi che non aspettasse altro. Eccezion fatta per qualche ruga in più, infatti, i cazzotti sono quelli dei tempi d'oro, lo humor irresistibile è rimasto lo stesso, così come il sorriso sciupa femmine e il fisico fa invidia a tutti gli over cinquanta (e non solo).&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Indiana Jones è ormai diventato un simbolo, quasi come l'immagine di Che Guevara sulle magliette. Un marchio che Spielberg esalta spesso in quelle sue tanto amate ombre (riflessi e ombre sono un elemento caratteristico dell'estetica filmica del regista di Cincinnati). E' un marchio, una sagoma impossibile da confondere, che è sinonimo di divertimento e avventura. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E questo si aspettava il pubblico. Due ore di divertimento, auto-citazioni ed evasione.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E al mondo sono pochissimi i registi in grado di far divertire il pubblico quanto Steven Spielberg. Quello che molti definiscono come il regista più completo al mondo, l'unico in grado di passare con disinvoltura, ed estremo talento, da "Schindler's List" a "La guerra dei mondi", da "Salvate il soldato Ryan" a "E.T.", da "Il colore viola" a "Jurassic Park", si sente dannatamente a suo agio a dirigere una giostra di inseguimenti, sparatorie, misteri e fughe rocambolesche come questo quarto episodio. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;I rischi che si potevano correre erano gli stessi che ha corso George Lucas riprendendo in mano la saga di "Star Wars". Ovvero quella di non rispettare alcuni elementi tipici della serie, lasciandosi andare ad ardite invenzioni, esagerazioni inutili ed eccessivi giochi di computer grafica che stonano ed annullano l'atmosfera dei capitoli originali . Si ha l'impressione che Lucas abbia messo il suo zampino in qualche idea più di una volta, come Mutt che si dondola tra le liane o le formiche che si arrampicano una sull'altra per raggiungere Cate Blanchet. Ma nel complesso Spielberg non cade nella trappola (apparte nel finale) e resta abile nel dosare bene gli ingredienti mantenendo vivo e inalterato lo spirito di Indiana Jones. La scelta di utilizzare stuntman ed effetti speciali meccanici al posto della CGI per le scene d'azione dimostra la volontà di mantenere un filo visivo con la vecchia trilogia.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Quello che apparentemente stona è la virata fantascientifica del finale, anch'essa tanto cara al regista. Molti storceranno il naso, ma se ci si pensa bene, Indiana Jones non è mai stato esente da fantasticherie poco scientifiche. Nella trilogia entravano in gioco il misticismo e le credenze religiose, con la "potenza di Dio" che veniva sprigionata dall'arca in "Indiana Jones e l'arca perduta" e che polverizzava i nazisti. Oppure il Santo Graal de "L'Ultima Crociata" che curava istantaneamete la ferita di Indy e che veniva custodito da un cavaliere templare sopravvissuto nella grotta da secoli e secoli. O ancora le pietre che prendono fuoco in "Il tempio maledetto" o il sacerdote che estrae il cuore dal petto delle sue vittime sacrificali. E poi siamo in pieni anni '50, non da molto è avvenuto "l'incidente di Roswell" in cui gli ufologi presumono sia precipitata un'astronave aliena ed è verosimile pensare (come viene detto nel film) che Indiana fece parte dell'equipe che ha lavorato sui resti ritrovati nel deserto. Ed è presumibile pensare, che il magazzino in cui si svolge il prologo e nel quale sono custoditi i resti alieni (nonchè l'arca dell'alleanza che compare anche durante l'inseguimento) sia la famosa Area 51. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Quello che davvero è difficile accettare è l'astronave che compare alla fine del film. Personalmente, avrei trovato più corretto mantenere un alone mistico e leggendario sul tema degli alieni, giocando sulla vincente formula del "Tell, Don't Show" (formula inversa della regola d'oro del Cinema "Show, Dont' Tell") tipica dei veri film horror o di fantascienza, ovvero parlare di qualcosa, teorizzarne l'esistenza, il potere, la peicolosità, ma non mostrandolo mai realmente. Spielberg-Lucas sono invece caduti nella trappola del "più roba mettiamo, più al pubblico piacerà", cosa che in realtà non sempre è veritiara (Star Wars insegna).  &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Comunque nel complesso, "Il regno del teschio di cristallo" è un film divertente, che chiaramente non potrà assurgere a cult movie come i precedenti, ma d'altronde non era questo il suo obiettivo. Il suo scopo era quello di riportare nelle sale un personaggio tra i più amati nella storia del cinema per il puro gusto di divertire e già che ci siamo, di incassare qualche dollaro. I fan più accaniti si divideranno in due schieramenti come accade sempre in questi casi (Star Wars insegna). Ma lasciamoli discutere tra loro. Per noi, che Indiana Jones l'abbiamo amato, ma che non ci aspettavano nulla di più che un bel &lt;em&gt;divertissement&lt;/em&gt;, siamo rimasti soddisfatti. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Per la cronaca, tra i prossimi progetti di Camaleonte-Spielberg ci sono un dramma sui tragici fatti del 1968 alla Convention Democratica di Chicago, una trasposizione del fumetto di TinTin degli anni '30, un film di fantascienza e la biografia di Abramo Lincoln. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Come lui non c'è nessuno.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-4228333340956428514?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/4228333340956428514/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=4228333340956428514' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/4228333340956428514'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/4228333340956428514'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2008/05/indiana-jones-e-il-regno-del-teschio-di.html' title='&quot;Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo&quot; di Steven Spielberg'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp3.blogger.com/_NFIzplSOEUw/SDqTtqxtWRI/AAAAAAAAAIE/dc_43Ck3E70/s72-c/locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-5534242939554719309</id><published>2008-05-22T14:19:00.000-07:00</published><updated>2009-10-05T02:30:37.063-07:00</updated><title type='text'>"L'ora di punta" di Vincenzo Marra</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://bp3.blogger.com/_NFIzplSOEUw/SDXrM6xtWQI/AAAAAAAAAH8/nM3Hbdk_wpc/s1600-h/loradipunta.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5203323551665182978" style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center;" alt="" src="http://bp3.blogger.com/_NFIzplSOEUw/SDXrM6xtWQI/AAAAAAAAAH8/nM3Hbdk_wpc/s200/loradipunta.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;pubblicato su "www.filmedvd.it"&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ci sono registi che credono che per dare spessore a un film, e soprattutto cercare di elevarlo da un punto di vista stilistico, sia sufficiente girare delle scene mute, fatte di lunghe pause, attese, sguardi persi nel vuoto.&lt;/div&gt;Deve essere di questo avviso anche Vincenzo Marra, regista di questo "L'ora di punta". Un film che può essere facilmente definito didascalico.&lt;br /&gt;La storia di Filippo, ex finanziere corrotto, che cerca di fare soldi grazie ai suoi agganci nella Guardia di Finanza è noioso e senza phatos. Come per "Mare Nero", anche qui non è la lentezza del ritmo l'aspetto negativo, il fatto è che in tutta questa lentezza, non succede nulla di significativo. Al protagonista non capita nulla, e per assistere al primo conflitto interriore che Filippo si ritrova a dover risolvere, ovvero quando Donati lo minaccia di spifferare alla GdF il suo passato corrotto, è già passata ben un'ora di pellicola e comunque, tale conflitto si risolve a breve senza conseguenze per il protagonista.&lt;br /&gt;Filippo non è mai in pericolo, non è mai costretto a fare scelte, non è mai costretto a schiacciare qualcuno per raggiungere il suo scopo. Va avanti tra lunghe attese a fissare il nulla e strette di mano a bancari. Un appuntamento dietro l'altro e nel mezzo una ridicola storia d'amore, che definire tale è eccessivo.&lt;br /&gt;Anche qui, dove si poteva creare un minimo di conflitto, trovandosi in mezzo a due donne, non succede niente di chè. Fanny Ardant è alle prese forse con il suo ruolo più inutile, dove si ritrova a dire qualche battuta all'inizio poi viene messa da parte, fingendo una passione per il protagonista che è abbastanza patetica.&lt;br /&gt;Imbarazzante anche la recitazione di Michele Lastella, anch'essa didascalica, senza cambi di tono o di espressione. Tutte le battute pronunciate con lo stesso timbro di voce che qualche volta risulta perfino cantilenante. Per fortuna c'è Augusto Zucchi che risolleva un po' il film sul piano attoriale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un film che voleva essere un attacco a un modo sporco di fare carriera, puntando il dito anche verso la Guardia di Finanza, ma che invece non ha la forza neanche di uno schiaffo e alla fine lascia lo spettatore in poltrona, incantato come Filippo davanti alla finestra, a chiedersi se i registi/sceneggiatori italiani la finiranno prima o poi di ricercare inutilmente una falsa qualità stilistica e daranno finalmente più peso alle storie che scrivono e alla profondità dei loro personaggi. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-5534242939554719309?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/5534242939554719309/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=5534242939554719309' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/5534242939554719309'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/5534242939554719309'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2008/05/ci-sono-registi-che-credono-che-per.html' title='&quot;L&apos;ora di punta&quot; di Vincenzo Marra'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp3.blogger.com/_NFIzplSOEUw/SDXrM6xtWQI/AAAAAAAAAH8/nM3Hbdk_wpc/s72-c/loradipunta.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-6047802333340503776</id><published>2008-05-18T15:37:00.001-07:00</published><updated>2008-07-15T01:34:00.160-07:00</updated><title type='text'>"The Aviator" di Martin Scorsese</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp2.blogger.com/_NFIzplSOEUw/SDL69L6Ws5I/AAAAAAAAAHs/bVv_9Kv_SMM/s1600-h/locandina.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5202496448642855826" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp2.blogger.com/_NFIzplSOEUw/SDL69L6Ws5I/AAAAAAAAAHs/bVv_9Kv_SMM/s200/locandina.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Reduce dalla titanica fatica di “Gangs of New York”, film che Scorsese sentiva moltissimo, anche come omaggio a quella città da lui tanto cara e che da poco era stata marchiata indelebilmente dall’11 Settembre, il regista premio Oscar inizia a lavorare a un progetto anch’esso fortemente voluto. Ma non da lui, bensì da quello che ormai è diventato uno dei suoi attori feticcio, Leonardo di Caprio. The Aviator è la storia di Howard Hughes, produttore cinematografico, miliardario, playboy e, ovviamente aviatore.&lt;br /&gt;È chiaro che raccontare la vita di un personaggio così leggendario e pieno di sfaccettature non è impresa semplice e generalmente quando il cinema hollywoodiano si intestardisce a provarci (ovvero molto spesso) il risultato non è mai entusiasmante. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Anche "The Aviator" rientra in questa statistica.&lt;br /&gt;Nonostante Scorsese abbia già raccontato storie che si reggono su un'unica figura, come il Travis Bickle di "Taxi Drive" o il Jack LaMotta di "Toro Scatenato", e con risultati eccezionali, in questo caso è proprio la figura di Howard Hughes a non essere sufficientemente potente da reggere il film. Un personaggio assolutamente mal costruito di cui sappiamo poco o nulla. Si sorvola soprattutto, su due aspetti fondamentali della vitadi Hughes: i suoi soldi e la sua fobia. &lt;/div&gt;&lt;p align="justify"&gt;Non sappiamo da dove provenga la montagna di soldi in suo possesso. Per tutto il film spende milioni e milioni di dollari senza battere ciglio. Fa costruire aereoplani mai visti prima e ri-girare interi film con soldi di cui non sappiamo la provenienza ne la quantità. Viene fatto accenno a una eredità, ma è un dettaglio un po’ misero, poco approfondito e alla fine finisce per risultare poco credibile questo sperpero di denaro illimitato.&lt;br /&gt;Anche la fobia di Hughes per i germi, che sarà alla base della sua “pazzia”, non sappiamo minimamente da dove nasca. È un aspetto che viene lasciato all’immaginazione, supportato da quello splendido incipit che ci fa supporre un collegamento tra la fobia e la figura della madre morta, con la quale il protagonista era molto legato. Ma è troppo poco per disegnare un personaggio così mitico e interessante. &lt;/p&gt;&lt;div align="justify"&gt;Nel complesso è tutta la sceneggiatura a non reggere. E' scarsa di ritmo e di identità. Non sa bene che cosa vuole essere, quali aspetti della vita del protagonista voglia mettere in risalto. Spazia qua e là tra cinema, aerei e belle donne, senza una struttura reale.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;A sostenerla c'è solo la splendida fotografia di Robert Richardson e il solito impeccabile montaggio della Schoonmaker. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E' incredibile come Hollywood continui incessantemente sulla sua strada, realizzando filmoni da 11 Nomination agli Oscar, con cast di stelle, grandi effettoni speciali, un regista tra i migliori di sempre, ma che alla base manca di quell'elemento essenziale nella costruzione di un film, che è la sceneggiatura. Veramente, a pensarci bene, si sà che tale scelta non è poi così misteriosa. La gente, al cinema, non si interessa di personaggi, intrecci ed economia della narrazione, ma cerca principalmente i nomi, i volti, e le immagini fuori dal normale. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ho l'impressione che Scorsese, qui si sia lasciato influenzare dai produttori e dal suo pupillo Di Caprio, per realizzare un film che forse, sotto sotto, non gli interessava più di tanto.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-6047802333340503776?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/6047802333340503776/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=6047802333340503776' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/6047802333340503776'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/6047802333340503776'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2008/05/aviator-di-martin-scorsese.html' title='&quot;The Aviator&quot; di Martin Scorsese'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp2.blogger.com/_NFIzplSOEUw/SDL69L6Ws5I/AAAAAAAAAHs/bVv_9Kv_SMM/s72-c/locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-2052889636008545755</id><published>2008-05-15T06:39:00.000-07:00</published><updated>2008-07-14T09:29:41.278-07:00</updated><title type='text'>"Metropolis" di Fritz Lang</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp2.blogger.com/_NFIzplSOEUw/SC4AdL6Ws4I/AAAAAAAAAHk/CdEeO2quVVA/s1600-h/metropolis1.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5201095121073255298" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp2.blogger.com/_NFIzplSOEUw/SC4AdL6Ws4I/AAAAAAAAAHk/CdEeO2quVVA/s200/metropolis1.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Divagazione sul cinema muto&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il cinema muto è il cinema dei dettagli. Dettagli che il sonoro ha cancellato lasciando il posto a dialoghi inutili e inutili effetti visivi.&lt;br /&gt;Gesti, sguardi, elementi scenografici. La magia della narrazione per immagini di quel cinema è ormai scomparsa. Si dice che il cinema moderno ha portato il pubblico ad interagire con la storia, a cercare di sbrogliare la matassa, a non restare passivo sulla poltrona. In parte è vero, ma ciò vale solo per alcuni film che costringono lo spettatore a prestare il massimo dell'attenzione e a metterci del suo per comprendere a pieno la storia. Per il resto, il cinema moderno ha portato lo spettatore ad enfatizzare il proprio stato di passività nella visione del film, servendogli film dalla trama semplice in cui tutto è mostrato e spiegato. Niente è lasciato all'analisi del pubblico. Quest'ultimo non deve sforzarsi di comprendere la psicologia di un personaggio o le motivazioni che lo spingono alle sue azioni. Tutto viene spiegato subito. Sono i personaggi stessi a dirlo, a servire su un vassoio la loro vita, psicologia e storia senza bisogno che quelle persone sedute in platea facciano nulla.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Freder che entrando di corsa nell'ufficio del padre, allunga una mano e ferma la porta che rischia di sbattere. Un gesto semplice, anche banale, ma che paradossalmente ci mostra la figura di Joh Fredersen, di chi sia e soprattutto di cosa sia agli occhi del figlio. Anche se Freder ha bisogno di lui, vuole avere delle risposte e per questo è corso da lui in tutta fretta, frena il suo impulso, accompagna il portone e aspetta. Sà che se la porta dovesse sbattere, disturberebbe il padre, il suo lavoro sarebbe interrotto e rischierebbe di farlo infuriare per nulla. Un figlio che ha ancora paura del potere del padre. Come viene spiegato tutto questo? Niente parole, solo una mano che ferma una porta.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Per non parlare poi della recitazione. Chiaramente eccessiva ai giorni nostri per via di quei movimenti enfatizzati ed esagerati, dovuti al passato teatrale degli attori, ma che sono lì a ricordarci come il corpo dell'attore possa narrare molto anche senza bisogno delle parole.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;strong&gt;E ora il film&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Che cosa porta "Metropolis" a piazzarsi stabilmente ai primi posti delle classifiche dei migliori film di tutti i tempi? Generalmente tale onore è dato a quelle opere capaci di staccarsi prepotentemente dal passato con uno stile nuovo e originale e che soprattutto regalano analisi sempre nuove ad ogni visione. Basti pensare a Quarto Potere o 2001 Odissea nello spazio. Film che segnano una tappa nuova nel modo di fare e concepire il cinema e che non hanno timore di subire il verdetto delle generazioni future. Questo è possibile grazie, oltre alla forza visiva del film ,ai contenuti. Il plurale non è casuale. I grandi film hanno sempre più temi da trattare, sono strutturati su più livelli, e ogni volta salta fuori qualcosa che ti era sfuggito alle precedenti visioni. Analisi, queste sì, che portano lo spettatore, anche a distanza di decenni ad interrogarsi sui personaggi e gli eventi e a cercare di decifrare i simboli e comprendere i messaggi dell'Autore.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Metropolis" ha tutto questo. Oltre ad essere un film sul politicamente corretto rapporto di simbiosi tra borghesia e proletariato o sul rispetto reciproco, è un film che presenta molte atre chiavi di lettura. Ad esempio quella religiosa. La religione è fortemente presente per tutto il film a partire dalla città stessa, Metropolis, il cui palazzo centrale è guarda caso denominata Torre di Babele. John Fredersen, in questa ricerca metropolitana di puntare al cielo nella costruzione degli edifici è come se volesse raggiungere Dio, proprio come la biblica torre. Rotwang, l'inventore, si sostituisce a Dio costruendo un robot a immagine e somiglianza umana. La divisione verticale tra Metropolis e la città degli operai è chiaramente ispirata all'Inferno e al Paradiso, con le fiamme infernali e il dolore sotto e la luce e il benessere di sopra.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Non è un caso che la donna a cui Lang fa pronunciare i suo messaggi di pace e amore si chiami Maria e Freder, che si mostra come il mediatore, altro non è che il Messia, che infatti Maria definisce come "colui che porterà armonia tra la testa e le mani" cioè colui che porterà pace e armonia tra i popoli. E per finire la scena finale, la finale riunificazione tra le parti si svolge in una cattedrale.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Questa è solo una interpretazione (o sarebbe meglio dire "livello) che è possibile estrarre da "Metropolis". Un'altro tema è quello del doppio e della dualità. Oltre alla già citata differenza tra le due città, e quindi tra luce e ombra, alto e basso, c'è il rapporto tra Fredersen e suo figlio, uno desideroso di schiacciare gli operai, quasi un diavolo che li spedisce all'Inferno, l'altro determinato a unire le parti e come detto, metafora di Gesù. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Fredersen e Rotwang due uomini una sola donna da amare. Rotwang stesso che fa il doppio gioco verso il signore di Metropolis facendogli credere di essere dalla sua parte (ancora il doppio quindi). Freder che si sostituisce a 11811 diventando così un suo doppio. Le due Maria, quella vera e quella robotica.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Metropolis" è quindi un film che ha sempre qualcosa da raccontare. Ricco di sfaccettature e analisi sull'uomo e la società.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Dal punto di vista tecnico poi, anche qui raggiunge il top. E' strano pensare come un film del genere sia stato realizzato appena 20 anni dopo la nascita del Cinematografo. Quando il Cinema cominciava a muovere i primi passi, Lang realizzò un opera di tale impatto visivo, con sequenze che non sfigurano neanche ai giorni nostri. Una storia complessa ma narrata con semplicità e chiarezza, il tutto costruito come un'opera lirica.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Un film che supera i decenni e insegna ancora oggi come si realizza il vero Cinema. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-2052889636008545755?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/2052889636008545755/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=2052889636008545755' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/2052889636008545755'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/2052889636008545755'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2008/05/metropolis-di-fritz-lang.html' title='&quot;Metropolis&quot; di Fritz Lang'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp2.blogger.com/_NFIzplSOEUw/SC4AdL6Ws4I/AAAAAAAAAHk/CdEeO2quVVA/s72-c/metropolis1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-5984404922069229578</id><published>2008-05-12T11:03:00.000-07:00</published><updated>2009-10-05T02:28:19.335-07:00</updated><title type='text'>"Fitzcarraldo" di Werner Herzog</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp2.blogger.com/_NFIzplSOEUw/SCiPkr6Ws3I/AAAAAAAAAHc/Yyh_cvxmjUA/s1600-h/locandinapg1.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5199563630224782194" style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center;" alt="" src="http://bp2.blogger.com/_NFIzplSOEUw/SCiPkr6Ws3I/AAAAAAAAAHc/Yyh_cvxmjUA/s200/locandinapg1.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;pubblicato su "www.filmedvd.it"&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Fitzcarraldo" è un film di cuore e corpo, di sudore e anima.&lt;br /&gt;Rumore di cavi tesi al limite della rottura accompagnati dalle soavi note di Caruso. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Fango e sogni. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;C'è tutta la "fisicità" di Herzog, uno dei pochi registi in grado di dare potenza alle immagini convogliando la potenza dela natura nella sua macchina da presa. Non è la spettacolarizzazione della natura, ma è la natura che da spettacolo e in essa si muove l'uomo, furore di Dio come Aguirre o sognatore temerario come Fitzcarraldo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;L'uomo che si sente potente come un fiume in piena, come una giungla senza fine, ma che in più sente di avere in sè quel veicolo di emozioni e vita che è l'Arte. L'Arte da traghettare (è il caso di dire) in un luogo selvaggio in cui vive l'anima istintiva dell'uomo che deve ancora stringere la mano a quella poetica ed emozionale.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Fitzcarraldo vuole preparare l'incontro, vuole portare l'Opera tra le scimmie, Caruso tra gli Indios e per farlo è disposto a cercare l'impossibile. Trascinare la sua nave al di là della montagna. Portare il cuore oltre l'ostacolo. Fitzcarraldo è quella nave e il fiume che scorre dall'altra parte del monte è il suo sogno. E per raggiungere il suo sogno non c'è ostacolo che l'uomo non possa superare. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Per ribadire il concetto, Herzog diventa Fitz e la nave ce la porta davvero sulla montagna, perchè il suo cinema è sangue, sudore e umanità. E' cinema duro e crudo, non perchè violento, ma perchè sincero. Un cinema che racconta sinceramente, la crudezza della vita con gli occhi della poesia. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E "Fitzcarraldo", indubbiamente il suo film più famoso, è lì a ricordarci che i sogni possono essere raggiunti, ma che spesso per riuscirci dobbiamo unirci insieme, chiedere aiuto e farci guidare dalla forza ispiratrice di un'opera d'arte.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-5984404922069229578?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/5984404922069229578/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=5984404922069229578' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/5984404922069229578'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/5984404922069229578'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2008/05/fitzcarraldo-di-werner-herzog.html' title='&quot;Fitzcarraldo&quot; di Werner Herzog'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp2.blogger.com/_NFIzplSOEUw/SCiPkr6Ws3I/AAAAAAAAAHc/Yyh_cvxmjUA/s72-c/locandinapg1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-751865720601512092</id><published>2008-05-05T05:46:00.000-07:00</published><updated>2008-05-22T14:55:25.187-07:00</updated><title type='text'>"I demoni di San Pietroburgo" di Giuliano Montaldo</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp1.blogger.com/_NFIzplSOEUw/SCCWRldhnNI/AAAAAAAAAHU/N8wR-KYRLcQ/s1600-h/locandina.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5197319198843444434" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp1.blogger.com/_NFIzplSOEUw/SCCWRldhnNI/AAAAAAAAAHU/N8wR-KYRLcQ/s200/locandina.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;L'arte non è uguale per tutti. Il significato che un'opera d'arte trasmette non è percepito nello stesso modo. E' l'animo e la sensibilità del singolo uomo a decifrare il messaggio che l'autore gli ha lanciato e a darne il proprio personale significato. Così le parole e la passione di Dostoevskij vengono interpretati in maniera diversa. Gusiev vi trova la spinta per abbandonare il gruppo rivoluzionario e smettere di uccidere. Aleksandra, invece al contrario, è spinta ancora di più a metter mano alle bombe. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Perchè? E' davvero colpa dell'arte, o è Dostoevskij che non è riuscito a far ordine nella sua testa e i suoi romanzi sono davvero ingannevoli "Sembrano scritti contro i rivoluzionari, ma in realtà sono più incendiari dei proclami terroristici." gli dice l'ispettore Pavlovic.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Forse la risposta è semplice. Ovvero, l'arte è prodotta dall'uomo e l'uomo è tutto fuorchè semplice. E aggiungerei anche....per questo esiste l'arte.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il cinema è uguale. Un film può lanciare messaggi diversi e soprattutto può essere interpretato e giudicato in modi diversi, in base a chi è seduto davanti allo schermo. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il nuovo film di Giuliano Montaldo, come tutti i bei film, ha molte facce. Vi sono film che anche raccontando molte cose, alla fin della fiera non raccontano nulla. Si riempiono di aspetti che o restano incompiuti o non hanno la forza necessaria per impossessarsi della pellicola. "I demoni di San Pietroburgo" è uno di quei film che invece di "non essere nulla" è "anche altro". Non è solo un film su Dostoevskij, è &lt;em&gt;anche&lt;/em&gt; un film su Dostoevskij. Ma è anche un film ideologico, un film sul potere della parola e dell'arte ("diffondere l'arte è uno dei compiti principali dello Stato e dei suoi servitori" dice Pavlovic), un film contro il terrorismo e la violenza, un film sull'uomo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Quello che non è, o meglio che vorrebbe essere ma non riesce a raggiungere lo scopo, non è un buon "thriller" (anche se forse non è il termine adatto). Sono due le strade prese dal film, due le trame su cui si muove Dostoevskij. Quella del Dostoevskij autore, che deve a tutti i costi terminare il suo romanzo entro 6 giorni altrimenti il suo editore si intasca tutto e quella del Dostoevskij filosofo, rivoluzionario, ex deportato in Siberia, che deve trovare i terroristi e fermare l'attentato al Gran Duca. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Se il primo plot è ben costruito e risalta positivamente il bel rapporto tra l'autore e la dattilografa/futura moglie Anna, il secondo plot, invece, anche se affascinante, non sviluppa molto l'aspetto investigativo, ma resta sempre su un piano ideologico-politico. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;La regia di Montaldo è impeccabile, così come la fotografia assolutamente splendida. La sceneggiatura invece, se da un lato è chiara e disegna bene i personaggi, dall'altra è un po' troppo teatrale nella successione delle scene e un po' televisiva nei dialoghi. Facilmente dimenticabile la colonna sonora di Morricone, di certo una delle più brutte mai composte dal maestro. Difficilmente dimenticabile invece la recitazione che vede l'intero cast esprimersi ad ottimi livello, soprattutto lo straordinario Roberto Herlitzka che ipnotizza ogni volta che comincia a parlare.&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Il ritorno di Montaldo alla regia, dopo una pausa (crisi, come la definisce lo stesso regista di "Sacco e Vanzetti") durata 19 anni, è un bel ritorno. E' vero che il film profuma di vecchio, ma non è un valido motivo per bocciarlo, visto soprattutto la qualità artistica e culturale dell'opera.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-751865720601512092?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/751865720601512092/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=751865720601512092' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/751865720601512092'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/751865720601512092'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2008/05/i-demoni-di-san-pietroburgo-di-giuliano.html' title='&quot;I demoni di San Pietroburgo&quot; di Giuliano Montaldo'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_NFIzplSOEUw/SCCWRldhnNI/AAAAAAAAAHU/N8wR-KYRLcQ/s72-c/locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-7220617653304480958</id><published>2008-04-27T07:02:00.000-07:00</published><updated>2009-10-05T02:29:35.387-07:00</updated><title type='text'>"Mare Nero" di Roberta Torre</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp1.blogger.com/_NFIzplSOEUw/SBSNvldhnMI/AAAAAAAAAHM/he-vT83j-TI/s1600-h/loc135.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5193932118914342082" style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center;" alt="" src="http://bp1.blogger.com/_NFIzplSOEUw/SBSNvldhnMI/AAAAAAAAAHM/he-vT83j-TI/s200/loc135.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;pubblicato su "www.filmedvd.it"&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;In una recente discussione che ho avuto con un regista che faceva fatica a realizzare un film da un suo soggetto, ci siamo ritrovati a discutere della qualità di certi film presenti nelle sale italiane e a come resti inspiegabile il criterio di scelta dei produttori sulle sceneggiature da realizzare o meno. Il giorno dopo mi sono trovato a vedere questo "Mare nero" che non avevo ancora visto e che mi attirava. Al termine della visione (in reltà ben prima) mi è tornata alla mente quella riflessione: ma come fanno i produttori a finanziare un film del genere? Perchè l'uscita di "Mare nero" resta effettivamente un mistero. Per ben 45 minuti non succede nulla. il film prosegue in una noia mortale, non ovviamente per il ritmo blando, ma perchè nella storia non accade nulla. E quando dopo i primi 45 minuti avviene quella che dovrebbe essere una svolta, ovvero la confessione dell'assassino, ci si aspetterebbe una virata, il film continua a viaggiare per la sua strada insulsa e anti-emozionale. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Chiaramente ispirato a "Eyes Wide Shut" in maniera quasi imbarazzante, il film di Roberta Torre non ha però un briciolo del fascino e della potenza visiva dell'opera di Kubrick. Cruise finiva in un vortice di sesso, morte e inquietudine dopo le dichiarazioni della moglie, qui è un omicidio a spingere Lo Cascio a indagare sui suoi desideri nascosti. Sia Cruise che Lo Cascio non tradiscono mai fisicamente la propria donna, entrambi si ritrovano in un obitorio davanti al corpo della ragazza uccisa, entrambi esplorano un mondo sconosciuto simile a una setta segreta, eccetera eccetera. Ma al di là del paragone, inevitabilmente spietato, quello che proprio manca completamente in "Mare nero" è un senso, un motore che conduca la storia. Lo Cascio si muove senza senso, senza fascino in una indagine che non solo non coinvolge ma che manca completamente di ogni significato logico-narrativo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Quello che mi aveva fatto interessare al film prima della sua visione era l'originalità, almeno rispetto al cinema nostrano, dell'aspetto e dello stile della pellicola (a me ricorda certo cinema francese). Una differenza che è giusto lodare, ma che finisce per diventare presunzione. Per il resto il film non aveva alcun motivo per finire sul grande schermo. Scenografie scarne e spigolose fino al grottesco, piani-sequenza senza senso, scene inutili e dialoghi messi lì senza attenzione.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Un tentativo mal riuscito di esplorare un aspetto della sessualità e della mente di un uomo, che annoia e non cattura. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Forse l'unico pregio del film è quello di spingere gli autori a non demordere....se "Mare nero" ce l'ha fatta possono riuscirci tutti.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-7220617653304480958?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/7220617653304480958/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=7220617653304480958' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/7220617653304480958'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/7220617653304480958'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2008/04/mare-nero-di-roberta-torre.html' title='&quot;Mare Nero&quot; di Roberta Torre'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_NFIzplSOEUw/SBSNvldhnMI/AAAAAAAAAHM/he-vT83j-TI/s72-c/loc135.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-1482424431124887611</id><published>2008-04-23T14:01:00.000-07:00</published><updated>2008-05-17T02:33:57.475-07:00</updated><title type='text'>"Salvador - 26 anni contro" di Manuel Huerga</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://bp2.blogger.com/_NFIzplSOEUw/SBRrY1dhnLI/AAAAAAAAAHE/oY9bH3aT488/s1600-h/locandina.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5193894344676973746" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp2.blogger.com/_NFIzplSOEUw/SBRrY1dhnLI/AAAAAAAAAHE/oY9bH3aT488/s200/locandina.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;"Salvador" è uno di quei film particolari, che ti spingono a chiederti che cosa rende davvero bello un film e quali elementi, possono essere lasciati in secondo piano senza per questo compromettere l'obbiettivo finale di una pellicola cinematografica, ovvero emozionare il pubblico raccontando una storia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perchè "Salvador" è indubbiamente un ottimo film, ma di certo non è privo di difetti, alcuni dei quali sembrerebbero (dovrebbero essere) abbastanza gravi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cominciamo col cercare di capire qual'è l'intento di Huerga con questa sua seconda opera. Guardando il titolo, appare chiaro che la storia sia incentrata sulla figura di Salvador Puig Antich, estremista di sinistra nella Spagna anni '70 condannato a morte per l'omicidio di un poliziotto. Morte utilizzata dagli uomini di Franco come esempio e monito ai rivoltosi. In effetti è proprio lui il protagonista indiscusso del film, di cui vediamo, nella prima parte la sua evoluzione all'interno del MIL e poi, nella seconda parte, i suoi ultimi giorni passati in carcere in attesa del definitivo verdetto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se vuole essere sua la storia da raccontare, c'è qualcosa che manca. Ovvero Salvador stesso. Sembra strano ma a ben vedere di lui sappiamo ben poco. Vediamo le sue azioni e le consegunze che tali gesti comportano, ma sappiamo poco di lui, delle sue motivazioni, del suo passato. Anche i rapporti con le sue sorelle e con le due ragazze che ha amato sono sottolineati in maniera superficiale, dando per lo più l'impressione che siano lì unicamente perchè funzionali alla storia, ma che non ci permettano di conoscerli un po' più affondo. Conoscendo il periodo storico possiamo ricostruire le vicende, ma basandosi solo sulla visione del film, al termine resta il dolore per la morte di Salvador e la rabbia per il suo omicidio, ma ci balenano in testa domande come: Perchè è successo tutto questo? Perchè ha fatto quello che ha fatto? Che cosa ha portato, Salvador e gli altri, a questo punto?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco, gli altri. Se l'intento del film fosse invece quello di raccontare quel periodo storico e quelle rivolte, sia su un piano politico che sovversivo, l'obbiettivo non è raggiunto. Non sappiamo nulla del MIL, dei compagni di Salvador. Sono solo dei ragazzi che utilizzeranno l'azione violenta per colpire lo Stato. Ma di loro conosciamo appena le facce e i nomi. Nient'altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se da una parte, storia e personaggi scarseggiano, dall'altra però la regia di Huerga, la fotografia di Omedes e il montaggio di Borricòn lasciano davvero il segno. Huerga realiza alcune sequenze davvero splendide, come quella della prima notte tra Salvador e Margalida, spontanea e sensuale, o la morte di Salvador (anche se lì si gioca un po' con i facili sentimentalismi).&lt;br /&gt;La fotografia a dire il vero finisce un po' per stancare, con quella sovraesposizione che annulla completamente i colori e tende a dare al film un aspetto quasi documentaristico. Comunque fa il suo effetto.&lt;br /&gt;Nel complesso quindi, Salvador è un bel film, a tratti intenso, ma che guardandolo attentamente ci si accorge che non possiede una vera e propria struttura narrativa, con personaggi poco approfonditi. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-1482424431124887611?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/1482424431124887611/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=1482424431124887611' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/1482424431124887611'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/1482424431124887611'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2008/04/salvador-26-anni-contro-di-manuel.html' title='&quot;Salvador - 26 anni contro&quot; di Manuel Huerga'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp2.blogger.com/_NFIzplSOEUw/SBRrY1dhnLI/AAAAAAAAAHE/oY9bH3aT488/s72-c/locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-2752537899545986181</id><published>2008-04-18T12:05:00.000-07:00</published><updated>2008-04-18T15:29:11.194-07:00</updated><title type='text'>"Juno" di Jason Reitman</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5190715890608248786" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp2.blogger.com/_NFIzplSOEUw/SAkgmdWuF9I/AAAAAAAAAG0/QKx2Yfj3U40/s200/juno-poster2-big.jpg" border="0" /&gt;C'era attesa per il secondo film di Jason Reitman. Dopo il riuscito "Thank you for smoking" intelligente e politicamente scorretto, il figlio di Ivan Reitman era chiamato alla prova del nove per dimostrare le sue capacità e loha fatto portando sullo schermo una storia che sulla carta rischiava fortemente di cadere nel girone delle teen-comedy, le commedie adolescenziali ricche di banalità e falsi moralismi. Possiamo dire che la prova è stata superata. Non solo per merito del regista, ma per la giusta amalgama degli altri elementi cinematografici. Brava Ellen Page, una delle giovani attrici più brave in circolazione, che nonostante abbia da poco compiuto 21 anni, riesce a convinvere appieno nel ruolo di una matura 16 enne, tanto dura e sfrontata quanto sentimentale e attenta alle piccole cose. Brava Diablo Cody, ex-spogliarellista, che firma la sceneggiatura e lo fa con una intelligenza e una originalità, nelle situazioni e nei diloghi, che raramente si ritrova nelle opere di sceneggiatori professionisti. E' vero che il linguaggio utilizzato dai protagonisti di "Juno" sembra fare il verso a quello di Alex in "Arancia Meccanica", ma l'equilibrio che si riesce a creare tra commedia sofisticata, con dialoghi e personaggi azzeccati e mai banali e la commedia giovanile, fatta di balli di fine anno e gelosie scoppiate tra i corridoi del liceo è sorprendente per una scrittrice esordiente. Un film che non annoia, che diverte senza essere stupido e come per l'opera prima di Reitman, non viaggia su binari scontati e politicamente corretti, ma propone temi poco trattati con la giusta dose di divertente serietà. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-2752537899545986181?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/2752537899545986181/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=2752537899545986181' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/2752537899545986181'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/2752537899545986181'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2008/04/juno-di-jason-reitman.html' title='&quot;Juno&quot; di Jason Reitman'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp2.blogger.com/_NFIzplSOEUw/SAkgmdWuF9I/AAAAAAAAAG0/QKx2Yfj3U40/s72-c/juno-poster2-big.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-1803773728021811814</id><published>2008-04-04T15:54:00.000-07:00</published><updated>2008-04-06T07:35:00.893-07:00</updated><title type='text'>"My blueberry nights" di Wong Kar Wai</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp0.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R_je1Fp2HLI/AAAAAAAAAGk/XPLoW71eQVc/s1600-h/my_blueberry_nights.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5186139974549249202" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp0.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R_je1Fp2HLI/AAAAAAAAAGk/XPLoW71eQVc/s200/my_blueberry_nights.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"My blueberry nights" non è una storia d'amore, ne tanto meno una commedia sentimentale come vorrebbero farci credere il titolo italiano e il trailer. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"My blueberry nigths" è un film SULL'amore. Elizabeth è quasi un Virgilio che ci porta ad osservare alcuni aspetti dell'amore. Abbiamo la gelosia nella persona della stessa Elizabeth, abbiamo il dolore per una storia finita, personificato dalla figura di Arnie, il rimpianto che ha il volto di Rachael Weinz e la fuga dai sentimenti di Leslie, che non a caso si mette realmente in viaggio e che poi scappa alla realtà e fatica a seguire i propri sentimenti verso il padre. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Alla fine di questo viaggio catartico nelle pieghe dell'amore, Elizabeth comprende meglo chi è e che cosa vuole. Comprende la sua vita, i suoi sentiment, la sua storia passata. E questo gli permette di tornare a dove era partita, a quel ragazzo conosciuto prima del suo viaggio iniziatico.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Come ogni viaggio che si rispetti, anche quello di "My bluberry nights" attraversa vari luoghi, anch'essi metafora dei sentimenti. Elizabeth lavora in due locali. Nel primo, di giorno, incontra Arnie come "persona", fuori dalla sua immagine di anima persa in quel girone dantesco che è invece il secondo locale, quello dove lavora di notte e dove Arnie si ubriaca e mostra tutto il suo dolore verso la moglie. Anche Sue Lynne presenta due facce. La prima, quella falsa, è quella determinata e sicura di sè che scivola lenta nel locale sotto gli occhi dei clienti. L'altra, quella vera e sincera, è quella della strada, quella che piange e rim-piange sulla foto del marito, quella che chiede ad Elizabeth di aspettare a pagare il conto, di aspettare a staccare per sempre quell'ultimo brandello di Arnie ancora vivo sulla bacheca del locale.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Anche Leslie è un doppio. Ha una doppia anima e due luoghi dell'anima. Quella del tavolo verde, quella dura che vuole giocare con gli altri, che vuole muovere i fili e poi quella del viaggio, quella che ha paura ad accettare la realtà, anche quando gliela si spiattella in faccia. Quella che ha paura ad ammettere di aver bisogno di qualcuno, anche solo per un viaggio, anche solo per parlare con il padre in fin di vita.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Elizabeth incontra queste anime perse e sole, come persa e sola è anche lei, incapace di attraversare la strada e andare oltre. E quando alla fine ritorna da dove era partita è un'altra persona. Una che ha visto cos'è l'amore, che cosa c'è nell'animo delle persone e che sa ora come andare avanti.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il ristorante di Jeremy, invece è un limbo, in cui la Elizabeth insicura di sè e dell'amore staziona alla ricerca di risposte, desiderosa di capire che cosa succede tra due persone, che storie si celano dietro dei mazzi di chiave. E Wong Kar Wai, nelle seguenze iniziali fonde insieme personaggi e ambiente, inquadrando i due protagonisti da dietro la vetrina, tra insegne al neon e riflessi colorati. Elizabeth e Jeremy sono già legati tra loro, fusi insieme come quel gelato che scivola nella torta di mirtilli già nelle prime scene.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;L'eleganza di Kar Wai non è mai inutile. Presenta sempre un significato dietro. Come il rallenty, che "rallenta" il ritmo del film e dei personaggi, dando il tempo a loro e a noi di prenderci una pausa, di osservarci dentro, di viaggiare tra i ricordi, che siano una mano che lascia la maniglia, una porta che si chiude dietro un amore che se ne va, un conto appeso alla parete, un auto che si allontana per sempre. Kar Wai presta, come sempre, particolare attenzione ai dettagli, agli oggetti, agli sguardi, trasformandoli in immagini, in quadri che sono appunto anche frammenti di memoria, di vita e di sentimenti.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;"My blueberry nights" non è il film più bello del regista cinese, ma la grandezza di autori come lui sta nel rendere splendida anche una storia semplice, essenziale, scarna ma senza dubbio ricca di una umanità e una dolcezza (vedi il bacio finale), che senza essere retorico, solo un regista come lui è in grado di realizzare. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-1803773728021811814?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/1803773728021811814/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=1803773728021811814' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/1803773728021811814'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/1803773728021811814'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2008/04/my-blueberry-nights-di-wong-kar-wai.html' title='&quot;My blueberry nights&quot; di Wong Kar Wai'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp0.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R_je1Fp2HLI/AAAAAAAAAGk/XPLoW71eQVc/s72-c/my_blueberry_nights.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-8798904338355642879</id><published>2008-03-31T05:56:00.000-07:00</published><updated>2010-06-06T03:23:33.883-07:00</updated><title type='text'>"Nodo alla gola" di Alfred Hitchcock</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp2.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R_EzEVp2HKI/AAAAAAAAAGc/uonEAHHTr8M/s1600-h/p16_ita.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5183980795705302178" style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center;" alt="" src="http://bp2.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R_EzEVp2HKI/AAAAAAAAAGc/uonEAHHTr8M/s200/p16_ita.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Per fortuna esistono i DVD. Altrimenti, se dovessimo continuare a vedere i film usufruendo solo dell'audio italiano, rischieremmo di perdere molto della visione originale del regista o dello sceneggiatore.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Un esempio viene da "Nodo alla gola" del '48, uno dei film più sperimentali dal punto di vista tecnico di Hitchcock. La sperimentazione sta nel fatto che il film è girato in tempo reale. Ovvero la durata della storia e quella del film coincidono. E per fare questo, il maestro ha girato utilizzando lunghi pianisequenza, in una concezione della recitazione e della messa in scena che si avvicina molto a quella del teatro. Non è un film girato con un unica inquadratura, come molti sostengono. Gli stacchi dovuti al cambio di bobina e alcuni cambi di angolazione non lo rendono tale.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ma quello che mi interessa sottolineare non è tanto questo metodo di ripresa e la relativa rinuncia del regista al suo tanto amato montaggio, bensì le differenze che intercorrono tra la versione originale e quella italiana del film.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il doppiaggio nostrano infatti è per la maggior parte falsato rispetto a quello reale. Molti dialoghi sono stati completamente stravolti, cambiandone completamente il senso. In effetti la prima volta che vidi il film ci furono alcune cose che non mi tornavano e alcune battute sembravano abbastanza inutili o addirittura contrastanti con i personaggi o la storia. Dopo aver rivisto il film in dvd ho capito a che cosa erano dovute le mie perplessità. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Se guardate "Nodo alla gola" con i sottotitoli italiani (che per fortuna si basano sul parlato originale) la storia assumerà un altro significato.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Su tutte la motivazione che spinge i due protagonisti a uccidere David. Nella versione italiana sembra che tutto sia scoppiato a seguito di una litigata sfociata poi "accidentalmente" in un omicidio per strangolamento. Già così le cose non tornano. Dato che sembra poco plausibile che i due abbiano ucciso David senza premeditazione, visto che l'omicidio è avvenuto per strangolamento (utilizzando una corda), mentre la stanza aveva le tende tirate e i due indossavano dei guanti. Il movente in realtà c'è ed è quello che sostiene tutto il film. Brandon e Phillip hanno ucciso con premeditazione al fine di mettere in pratica le teorie del prof. Cadell. I due hanno ucciso per sentirsi vivi e per assaporare il gusto dell'omicidio, sentendosi esseri superiori e quindi in diritto di poter uccidere chi ritengono insignificante. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;In italiano tutto questo scompare e tutti i dialoghi che si concentrano su questo tema vengono cambiati. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Phillip aveva chiesto apposta le chiavi alla governante che era stata intenzionalmente mandata in giro per la città, in modo da avere casa libera e senza rischiare che lei tornasse a sorpresa. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Lo champagne è stato preparato da Brandon proprio per essere stappato ad "opera d'arte" conclusa. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La festa e l'omicidio non sono certo due eventi casuali, come avviene nella versione italiana. Dato che l'omicidio era premeditato, la festa ha lo scopo di concludere il piano dando a Brandon l'opportunità di vivere ancora l'adrenalina e le emozioni del post omicidio. Ed è per questo che sono stati invitati i genitori di David, la fidanzata, il migliore amico e soprattutto Rupert Cadell, che altrimenti non avebbe avuto motivo di essere presente.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Spostare la cena dalla sala da pranzo al salotto e quindi il banchetto servito sul cassone/bara non ha solo la funzione di evitare che qualcuno guardi dentro il baule. Il fatto che Brandon sia così eccitato dalla sua nuova idea e la battuta "Tu non comprendi..." non avrebbero senso. L'idea di Brandon è di aumentare l'eccitazione e il suo senso di superiorità servendo la cena sopra al suo capolavoro.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La reale motivazione dell'omicidio poi, aumenta il senso di colpevolezza involontaria che colpisce Rupert, visto che nella versione originaria le sue teorie non sono state prese come semplice scusa per giustificare l'incidente (altro elemento poco logico) bensì come vero e proprio movente. Brandon in italiano dice che il loro omicidio non verrà scoperto perchè senza movente. In realtà tale dialogo non esiste, soprattutto perchè un movente c'è e come, ed è proprio dato dalle lezioni di Rupert che al termine del film si sente (e immaginiamo si sentirà dopo) tanto colpevole quanto loro. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Tutto questo nella versione italiana non esiste.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Vi sono poi alcuni dialoghi che sono stati modificati cambiando non tanto la storia, ma alcuni tratti della psicologia dei personaggi. Possono sembrare sottilliezze, ma non lo sono.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ad esempio, Rupert Cadell, quando gli viene presentata Janet, alla domanda se Brandon le avesse fatto giustizia parlandole di lei, non risponde "Ne avevate bisogno?" bensì "Ve la meritate?" il che spiega l'espressione attonita della ragazza. Tale risposta è perfetta per inquadrare il personaggio e il suo carattere.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Mrs. Atwater è una astrologa dilettante e questo viene sottolineato dal suo modo di giudicare le persone in base al loro segno zodiacale. Lo si nota (in originale) nel dialogo divertito tra lei, Rupert e Janet davanti al cassone. Parlano di film e attori e la signorina abbina il carattere degli attori al loro segno. Questa è una caratteristica del carattere della donna che in italiano scompare, così come parte del loro dialogo. La donna dice di apprezzare molto Cary Grant e di trovarlo eccezionale. Rupert/James Stewart concorda. Inoltre la Atwater afferma di aver visto un film con Cary Grant e Ingrid Bergman intitolato "Qualcosa". Si tratta molto probabilmente di "Notorius" che lo stesso Hitckcock girò un paio di anni prima. Nella versione italiana Cary Grant viene inspiegabilmente sostituito con un'altro attore e tale ironica auto-citazione scompare completamente.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Completamente falsato anche il giudizio che Brandon ha nei confronti di Hitler e del nazismo, che nella nostra versione accusa semplicemente di essere stati degli sciocchi che per questo motivo hanno perso. In realtà lui accusa fortemente i nazisti di esser stati dei pazzi assassini meritevoli della fine che hanno fatto. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Nodo alla gola" è un film incentrato sull'elemento macabro dato dalla scelta di Brandon di servire la cena sulla bara del cadavere, (tipico humor nero di Hitchcock) e sul binomio Bene e Male. Il male secondo Rupert era già presente in forma embrionale nel DNA di Brandon, per poi crescere trovando concime nelle teorie del suo maestro che la sua psicologia malata ha trasformato in un senso di superiorità. "Ma chi ti credi di essere, Dio?" gli urla Cadell alla fine del film. Brandon sente di avere quella superiorità intellettuale e culturale che gli può concedere il diritto a uccidere, a scegliere della vita degli altri. Rupert Cadell invece è il Bene e in lui quelle teorie non hanno provocato le stesse conseguenze, tanto da allontanarsi dal gesto dei suoi due ex-allievi.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;E poi c'è la maestria di Hitchcock, abilissimo a narrare con la macchina da presa (non potendo usufruire del decoupage) e a equilibrare, come pochi sono stati capaci, il lato macabro e thriller della storia con quello da commedia brillante.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Un film da vedere, ma rigorosamente non in italiano.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-8798904338355642879?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/8798904338355642879/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=8798904338355642879' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/8798904338355642879'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/8798904338355642879'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2008/03/nodo-alla-gola-di-alfred-hitchcock.html' title='&quot;Nodo alla gola&quot; di Alfred Hitchcock'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp2.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R_EzEVp2HKI/AAAAAAAAAGc/uonEAHHTr8M/s72-c/p16_ita.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-3830034078255625397</id><published>2008-03-16T05:56:00.000-07:00</published><updated>2008-07-14T09:44:11.496-07:00</updated><title type='text'>"Onora il padre e la madre" di Sidney Lumet</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://bp0.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R95f0bVDj6I/AAAAAAAAAGU/jV8ktpaEnUI/s1600-h/mpabeforethedevilknowsyouredeadposter2.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5178681975816556450" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp0.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R95f0bVDj6I/AAAAAAAAAGU/jV8ktpaEnUI/s200/mpabeforethedevilknowsyouredeadposter2.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Animale bizzarro l’essere umano. Ha il potere immenso di distruggere qualunque cosa. Compresa la propria vita. E per farlo non ha bisogno di armi, guerre o violenza. Gli basta fare delle scelte. Fa una scelta sbagliata ed è come se premesse uno di quei bottoni rossi delle astronavi, quelli che provocano l’autodistruzione della navetta. Lo premi e inneschi una reazione a catena che distrugge tutto quello che hai.&lt;br /&gt;I due fratelli di “Before the devil knows you’re dead” fanno una scelta, quella di risolvere tutti i loro problemi economici con una rapina. Ed ecco che il pulsante viene premuto e le loro vite vanno in frantumi e lentamente scivolano verso l’inferno in una caduta senza fine nella quale trascinano anche i loro genitori, la donna che amano e chiunque gli capiti davanti. L’unico augurio che gli si può fare è davvero di raggiungere il paradiso mezz’ora prima che il diavolo si accorga che sono morti. Ma è stata davvero quella la scelta scatenante? No. Se torniamo indietro vedremo che la loro vita, così come la nostra, è stata condizionata da molte di queste scelte sbagliate. E non solo dalle loro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è una definizione riguardo agli scrittori noir, che dice che gli autori di noir sono coloro che, torcia alla mano, entrano negli angoli più bui, paurosi e nascosti delle cose e poi tornano in superficie e ci raccontano quello che hanno visto. Sidney Lumet fa proprio questo. Esplora l’animo più cupo e crudo dell’uomo. Ne osserva il dolore, i sensi di colpa, la pazzia. Ci mostra la spirale di distruzione nella quale sono caduti i protagonisti del film, per via delle loro scelte sbagliate. Non è un’analisi ottimistica dell’essere umano, quella di Lumet, ed è interessante osservare come a 83 anni, il maestro di Philadelphia non abbia di certo addolcito la sua visione del mondo e dell’America. Per raccontarci tutto questo si avvale di una struttura a puzzle, spesso più adatta per esplorare che per entusiasmare. E’ un rischio perché proprio per via della sua natura a incastro ogni nuovo segmento viene visto dallo spettatore come una nuova fonte d’informazione, all’interno di in una indagine che rischia di risultare fredda, quasi come un rebus da risolvere. Lumet, invece, riesce con l’avanzare della pellicola a far alzare il ritmo e soprattutto a prendere il pubblico e a farlo emozionare. E specialmente quando si comincia a mostrare il vero dolore e i veri sentimenti di Andrew, fino ad allora mostrato come distaccato calcolatore e del quale ora invece salta fuori tutta la sua fragilità, sia psichica che emotiva. E Philip Seymour Hoffman è perfetto (come al solito) nel dar vita a questa mutazione che sfocia nella follia più disperata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inoltre è proprio Andy il protagonista di alcune delle sequenze più belle del film. Come la prima visita allo spacciatore e quel piano sequenza che lo segue all’interno dell’appartamento. Un appartamento che è quasi un limbo dove stazionano le anime dei peccatori e che segna, per Andy, l’inizio della sua fine. Quasi si trattasse di un simbolico funerale con un’ultima ammissione dei propri peccati.&lt;br /&gt;Splendida anche la morte di Andy, non solo per lo sguardo di Albert Finney che sembra più che un peccatore prossimo a incontrare il diavolo, un uomo che il diavolo lo conosce già bene. Due uomini. Due cuori che battono all’unisono e nel quale scorre lo stesso sangue e che in un modo o nell’altro si sono uccisi a vicenda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è certo ottimistica l’immagine che Lumet ha dell’uomo. Punta il suo sguardo sul suo lato più nero e cancella ogni briciolo di speranza. Forse il film non è un concentrato di innovazione, ma la forza con cui questi eventi ci vengono raccontati è indubbiamente magistrale. Alcune recensioni che ho letto utilizzano tutti il termine “fisicità”. Non posso che essere d’accordo con questa definizione. È un film “fisicamente umano” e pregno di una umanità fisica, tangibile. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-3830034078255625397?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/3830034078255625397/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=3830034078255625397' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/3830034078255625397'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/3830034078255625397'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2008/03/animale-bizzarro-lessere-umano.html' title='&quot;Onora il padre e la madre&quot; di Sidney Lumet'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp0.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R95f0bVDj6I/AAAAAAAAAGU/jV8ktpaEnUI/s72-c/mpabeforethedevilknowsyouredeadposter2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-560535845599851725</id><published>2008-03-14T11:27:00.000-07:00</published><updated>2008-03-16T05:19:08.323-07:00</updated><title type='text'>"Sleuth" di Kenneth Branagh</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp0.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R9rVWbVDj5I/AAAAAAAAAGM/5VF5iG-OFBI/s1600-h/locandina.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5177685302885715858" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp0.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R9rVWbVDj5I/AAAAAAAAAGM/5VF5iG-OFBI/s200/locandina.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Quando si parla di binomio tra cinema e teatro, il nome che salta subito alla mente, almeno per quel che riguarda il cinema contemporaneo è quello di Kenneth Branagh. Siamo abituati a vedere le sue bellissime trasposizioni filmiche delle opere di William Shakespeare e anche quando si cimenta con storie moderne, la componente teatrale non manca di certo. Come in "Sleuth" che guarda caso nasce da una pièce teatrale firmata Anthony Shaffer. Il film è idealmente diviso in tre parti o sarebbe meglio dire, in tre atti. Al centro della storia vi sono solo due personaggi, il ricco e calcolatore scrittore di romanzi Andrew Wyke e lo squattrinato e folle parrucchiere/attore/autista Milo Tindle. Tutto il film è una sfida tra i due, un duello di malignità e intelligenza dove in ogni istante le parti si invertono, lo scettro del comando passa di mano in mano, colui che prima era il gatto ora diventa il topo, ma basta attendere qualche minuto e le carte in tavola cambiano ancora e alla fine, nel terzo atto non sai più chi sta manipolando chi. Oggetto del contendere è una donna, o almeno così è all'inizio, poi entrano in gioco l'orgoglio, la vendetta, il divertimento, il machismo. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;A sostenere questo duello psicologico (e non solo) è la splendida sceneggiatura di Harold Pinter che con i suoi dialoghi e i cambi di tono dirotta il film dal dramma alla commedia, dal thriller al grottesco. I dialoghi sono ricchi di sottintesi, di elementi nascosti che esaltano questo gioco di ruolo e di ruoli e che permettono al film di regalare sempre qualcosa di nuovo allo spettatore visione dopo visione. Così come solo i grandi film riescono a fare.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;La sfida però non è solo tra Andrew e Milo, ma anche tra i due attori che, rubando un'espressione teatrale, reggono il palcoscenico da soli per gli 87 minuti di spettacolo. Michael Caine aveva già interpretato il primo "Sleuth" quello datato 1972, ma in quel caso vestiva i panni di Milo, mentre adesso tocca a lui trasformarsi nel giallista milionario. Parlare del suo talento è superfluo. Caine è un mostro sacro del cinema e del teatro e la capacità con cui cambia registro in una frazione di secondo semplicemente con uno sguardo è una lezione di recitazione sublime. Accanto a lui troviamo Jude Law (che per la seconda volta interpreta un ruolo che in passato era stato di Caine, così come accadde con il remake di "Alfie"), colui che ha voluto fortemente realizzare questo film e che senza ombra di dubbio mette in scena la sua migliore interpretazione di sempre. Ingenuo e spaventato prima, psicopatico e determinato poi. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ed è proprio qui che sta la forza del film, in questo continuo cambio di ruoli, di registro, in questo gioco sottile e malvagio tra i due protagonisti, un gioco fatto di bugie, di battute taglienti, di colpi di scena e colpi di pistola. Branagh lavora alla storia come se si trovasse di fronte a un dramma del "Bardo" ma catapultato nel Duemila. "Sleuth" è un film dalle mille facce che cambia strada di continuo. Lo fanno i protagonisti, lo fanno i dialoghi di Pinter, lo fa la fotografia e la scenografia che mutano e si trasformano di continuo e lo fa anche la regia di Branagh. Alterna primissimi piani, che cercano di scrutare l'animo vero dei protagonisti, a campi lunghi che alleggeriscono la tensione, pronto però a ributtarsi nel duello qualche istante dopo. Gioca con i pianisequenza, con le angolazioni. Mostra e nasconde. Prima ci avviciniamo agli occhi dei personaggi, poi ci allontaniamo e guardiamo la scena dai monitor di video sorveglianza. Adatta la sua regia alla situazione, mette la sua macchina da presa al servizio della sfida. La sua è una vera e propria messa in scena.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-560535845599851725?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/560535845599851725/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=560535845599851725' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/560535845599851725'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/560535845599851725'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2008/03/quando-si-parla-di-binomio-tra-cinema-e.html' title='&quot;Sleuth&quot; di Kenneth Branagh'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp0.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R9rVWbVDj5I/AAAAAAAAAGM/5VF5iG-OFBI/s72-c/locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-7728254488210355810</id><published>2008-03-11T11:27:00.001-07:00</published><updated>2008-03-11T15:33:29.519-07:00</updated><title type='text'>"Thank you for smoking" di Jason Reitman</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp3.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R9cHI7VDj4I/AAAAAAAAAGE/mLIpvR65hao/s1600-h/locandina.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5176614146632028034" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp3.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R9cHI7VDj4I/AAAAAAAAAGE/mLIpvR65hao/s200/locandina.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Hitchcock ci ha insegnato a fare il tifo per i cattivi. O quanto meno ha fatto di loro i veri protagonisti di molti dei suoi film. Dopo di lui, molti altri hanno messo al centro delle loro storie personaggi negativi, spesso violenti, altre volte moralmente deprecabili.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;E' il caso di Nick Naylor, portavoce del più importante colosso dell'industria delle sigarette. Il suo lavoro è "avere ragione" e la sua ragione è che le sigarette non uccidono.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Reitman realizza così una commedia politicamente scorretta, mettendo al centro un personaggio assolutamente negativo ma riuscendo a rendercelo simpatico, grazie anche all'interpretazione di Aaron Eckhart. E nonostante il pubblico non finisce per fare il tifo per Naylor, si diverte a vedere la sua momentanea caduta e la surreale quanto astuta risalita.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Dal punto di vista della commedia Reitman centra il bersaglio, tessendo una sceneggiatura ben costruita, strutturata principalmente sui dialoghi, alcuni dei quali azzeccatissimi. Il ritmo non cala mai e i tre piani su cui si snoda la vicenda di Nick Naylor, ovvero il suo lavoro, il rapporto con il figlio e la relazione con la giornalista (una come sempre insopportabile Katie Holmes) risultano sempre interessanti. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Se come commedia il film colpisce a bersaglio, non si può dire altrettanto sull'aspetto di denuncia o di riflessione che un tema come questo doveva avere. "Thank you for smoking" infatti non punge, non colpisce l'industria del tabacco, nè attacca l'uso e l'abuso di sigarette. E' chiara la volontà di Reitman di mantenere salda l'immagine negativa del personaggio che anche di fronte a suo figlio non abbandona le sue idee. E se questa scelta, per quanto rischiosa, è sicuramente lodevole perchè ci evita il solito finalino perbenista con il protagonista che si redime dai suoi peccati, viene a mancare così anche l'ultima possibilità di puntare il dito e criticare.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ma apparte questo aspetto "Thank you for smoking" risulta essere una bella commedia, divertente e ricca di dialoghi taglienti e, grazie a Dio, politicamente scorretta che cerca di parlare di un tema drammatico stando dalla parte dei cattivi. Lodevole anche la capacità di Reitman di cadere nel facile trabocchetto di un finale patetico, specialmente nella sequenza finale della testimonianza di Naylor all'udienza. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Una commedia che mette in luce Jason Reitman debuttante figlio d'arte che ora attendiamo con ansia con la sua prova del nove, il già acclamato "Juno".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-7728254488210355810?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/7728254488210355810/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=7728254488210355810' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/7728254488210355810'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/7728254488210355810'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2008/03/thank-you-for-smoking-di-jason-reitman.html' title='&quot;Thank you for smoking&quot; di Jason Reitman'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp3.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R9cHI7VDj4I/AAAAAAAAAGE/mLIpvR65hao/s72-c/locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-843605063507379059</id><published>2008-03-10T06:59:00.000-07:00</published><updated>2008-03-10T07:41:16.086-07:00</updated><title type='text'>"Fahrenheit 451" di Françoise Truffaut</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp0.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R9VIVrVDj2I/AAAAAAAAAF4/dZyFxuiESic/s1600-h/fahrenheit+451.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5176122883977744226" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp0.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R9VIVrVDj2I/AAAAAAAAAF4/dZyFxuiESic/s200/fahrenheit+451.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Una società che ha dichiarato guerra ai libri e automaticamente alla cultura, al sapere e all’arte. Una società i cui pompieri, invece che spegnere incendi, li provocano gettando al rogo proprio quei ricettacoli di malessere che sono i libri.&lt;br /&gt;Non poteva che essere un regista francese, a portare sullo schermo il romanzo di Bradbury, uno di quei intellettuali della Nouvelle Vague, spesso protagonisti di rivolte e manifestazioni in nome della libertà di pensiero. E tra tutti loro non poteva che essere Françoise Truffaut ha prendere in mano la trasposizione del fantascientifico “Fahrenheit 451”.&lt;br /&gt;Leggere nella stessa frase le parole Truffaut e fantascienza provoca un momento di smarrimento per quanto siano lontani dal fantastico le opere del regista francese. Ma “Fahrenheit 451” non è un film di fantascienza anche se ambientato in un futuro imprecisato. Infatti, così come accade per l’“Arancia Meccanica” di Kubrick, gli eventi sono trasportati in là nel tempo per poter meglio raccontare il presente.&lt;br /&gt;Quello che infatti sta a cuore a Truffaut non è raccontare una storia fantasiosa sul nostro futuro, ma denunciare lo stupro che la società moderna compie nei confronti della cultura. E ai giorni nostri, in Italia, siamo più che mai testimoni di questa lenta cancellazione della cultura e dell’arte a discapito di una ignoranza ostentata come status-symbol.&lt;br /&gt;“Fahrenheit 451” è una storia di uomini e di ricordi del passato. Gli uomini e i ricordi che riempiono le pagine dei libri e che Montag cerca disperatamente di comprendere e fare suoi, per potersi mettere in pari con l’umanità che lo ha preceduto. “Devo mettermi in pari con i ricordi del passato” così dice Montag alla moglie e questa frase ben sintetizza quello che è capitato alla società futurista del film, ovvero essere arretrata rispetto al passato. È il futuro ad essere indietro, a dover accelerare il passo per raggiungere il passato e tornare ad essere “membri della razza umana” come diceva il Professor Keating in “L’attimo fuggente”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da un punto di vista tecnico Truffaut non si allontana poi molto dallo stile registico dei tempi della Nouvelle Vague. Non è mai stato un regista così sperimentale, come al contrario era Godard, e anche in un film come questo, ambientato nel futuro, Truffaut mantiene sempre in primo piano i personaggi e i loro sentimenti più che le avveniristiche macchine del futuro e non si lascia andare ad arditi sperimenti visivi. È la sua sensibilità che porta il film ad un piano più attuale, sottolineando un dramma che oltre che sociale è anche, se non soprattutto umano (dell’uomo come persona e come essere umano).&lt;br /&gt;Truffaut strizza l’occhio al maestro Hitchcock un paio di volte, come nella scena dell’incubo di Montag che sembra uscita da “Vertigo” o come quando l’ex-pompiere cerca di impossessarsi della scheda su Clarisse entrando di nascosto nell’ufficio del Capitano.&lt;br /&gt;Gli insistiti primi piani ai libri che vengono ammassati sul pavimento, mentre vengono bagnati con la benzina o mentre bruciano, mostra l’attaccamento di Truffaut per i libri e il suo tentativo di paragonare la loro distruzione a un genocidio compiuto sul genere umano. “In ogni libro c’è dietro un uomo”, ed ecco che i pompieri finiscono per commettere un vero e proprio omicidio di massa, distruggendo quelle memorie, quei ricordi e quelle persone che Montag cerca di riportare in vita. &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-843605063507379059?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/843605063507379059/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=843605063507379059' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/843605063507379059'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/843605063507379059'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2008/03/fahrenheit-451-di-franoise-truffaut.html' title='&quot;Fahrenheit 451&quot; di Françoise Truffaut'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp0.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R9VIVrVDj2I/AAAAAAAAAF4/dZyFxuiESic/s72-c/fahrenheit+451.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-1808231017436138437</id><published>2008-02-26T20:16:00.000-08:00</published><updated>2008-02-26T11:17:23.038-08:00</updated><title type='text'>"She's gotta have it" di Spike Lee</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp1.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R8RljO_7xhI/AAAAAAAAAFo/abeW93EVkP0/s1600-h/6303832571_01_LZZZZZZZ.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5171369928124253714" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp1.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R8RljO_7xhI/AAAAAAAAAFo/abeW93EVkP0/s200/6303832571_01_LZZZZZZZ.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Quanto si può capire di un regista dalla sua opera prima? In alcuni casi poco.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Le opere prime risentono spesso dell'inesperienza dell'autore, del suo ego che lo porta ad una inutile ricerca di autorialità (vedi il film di Muccino) o una mancanza di consapevolezza della struttura narrativa del film che lo porta a infarcirlo di troppe cose (vedi il film di Muccino). Crescendo poi le cose si sistemano, l'autore forma un suo stile personale e in alcuni casi finisce anche per ripudiare la sua prima opera come fece Kubrick con il suo "Fear and Desire".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Altre volte però, in quella opera prima è già possibile intravedere qualcosa della futura filmografia di un regista. Alcuni temi sono già presenti, così come l'impronta stilistica.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"She's gotta have it", divenuto "Lola Darling" in italiano, il primo film di Spike Lee è decisamente un film di Spike Lee.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;La storia è estremamente semplice, per quanto non rispecchi certo i canoni di una classica commedia sentimentale. Nola (trasformato inspiegabilmente in Lola dal doppiaggio italiano) è una giovane ragazza amante della libertà, soprattutto quella sentimentale. Non vuole infatti legami stabili e preferisce dividersi tra i tre amanti senza mai decidersi a sceglierne uno. Nella sua vita c'è poco spazio per i sentimenti e molto per il sesso.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Lee, che interpreta anche uno dei tre ragazzi, (in una maschera che lo renderà famoso più avanti, con quegli occhiali dalle lenti enormi e con il cappellino al rovescio) riesce a dare al film un buon ritmo e soprattutto riesce ad eliminare ogni elemento di banalità. La struttura da finta intervista, con i personaggi che raccontano la storia direttamente allo spettatore guardando in camera, ricorda quella di "Mariti e mogli" di Allen, ma per il resto Lee riesce a dare la sua impronta, specialmente nelle scelte registiche. Una delle caratteristiche del regista newyorkese è quella di non dirigere mai in maniera convenzionale ma di lasciarsi andare a nuove soluzioni. Qui si vede già molta della sua creatività, che permette al film di elevarsi ad un livello superiore sollevandosi da un piano di più semplice commedia sentimentale. Raffinate inquadrature supportate da una buona fotografia che non diventano mai eccessivamente ricercate e permettono a Lee di non cadere in quella autorialità insistita che colpisce gli esordienti.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Un buono esordio per uno dei più grandi registi americani. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-1808231017436138437?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/1808231017436138437/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=1808231017436138437' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/1808231017436138437'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/1808231017436138437'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2008/02/shes-gotta-have-it-di-spike-lee.html' title='&quot;She&apos;s gotta have it&quot; di Spike Lee'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R8RljO_7xhI/AAAAAAAAAFo/abeW93EVkP0/s72-c/6303832571_01_LZZZZZZZ.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-1253339354663944307</id><published>2008-02-19T15:55:00.000-08:00</published><updated>2008-02-27T11:50:59.838-08:00</updated><title type='text'>"4 mesi, 3 settimane e 2 giorni" di Cristian Mungiu</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://bp3.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R77gwO_7xeI/AAAAAAAAAFQ/UPnqvs3atDU/s1600-h/6360_big.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5169816541532505570" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp3.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R77gwO_7xeI/AAAAAAAAAFQ/UPnqvs3atDU/s200/6360_big.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Forma al servizio della storia. Il "come" a sostegno del "cosa".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Le scelte registiche di Cristian Mungiu per portare in scena il suo "4 mesi, 3 settimane e 2 giorni" riflettono quella logica cinematografica per cui lo stile, l'immagine, il vestito del film deve essere adattato alla storia che si racconta, al fine di enfatizzarne il messaggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Camera a mano, piani sequenza, fuori campo. Sono questi gli elementi scelti dal regista per narrare una storia fredda e cruda, fatta di scelte difficili e di difficili conseguenze da sopportare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Storia fredda e cruda quindi, e tale è anche la regia. Niente virtuosismi, nessuno spazio alla bellezza estetica ed anzi, un pizzico di docu-fiction con la camera che segue costantemente la protagonista senza mai staccare. Come nelle lunghe scene di dialogo in cui la macchina da presa rimane immobile, così come i personaggi, sempre fermi nelle loro posizioni per lunghi minuti. Utilizzare il pianosequenza per riprendere scene di dialogo viene usato abbondantemente anche da Woody Allen. Ma lì, nella maggior parte dei casi gli attori spesso e volentieri si muovono, si agitano, entrano ed escono dal campo dando comunque dinamicità alla sequenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qui invece tutto è estremamente freddo, proprio per adattarsi al clima della storia, per sequire la vicenda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il risultato è quello di un film che non commuove mai lo spettatore. La storia si lascia seguire bene e fino alla fine restiamo incollati allo schermo, proprio per via di quell'effetto quasi ipnotico creato dalla mdp, però non riusciamo mai a provare nulla. E una volta tanto non credo che la colpa sia da attribuire alla sceneggiatura, bensì, proprio alle scelte di Mungiu, che diventano esageratamente rendendo la pellico asettica quando gli strumenti utilizzati dal medico per compiere l'aborto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche la sequenza della cena a casa dei suoceri finisce per essere lunga e noiosa, senza riuscire a dare nulla di più alla storia. L'intento sarebbe quello di creare suspance in attesa di avere notizie sulle condizioni dell'amica e Mungiu ci prova inserendo quel telefono che comincia a squillare senza che nessuno vada a rispondere. Peccato però che tale stratagemma finisce subito e la cena riprende con il suo inutile chiacchericcio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un film comunque che non può essere definito brutto, ma che di certo lascia un po' a desiderare e che sicuramente non meritava la Palma d'Oro assegnatali a Cannes. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-1253339354663944307?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/1253339354663944307/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=1253339354663944307' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/1253339354663944307'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/1253339354663944307'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2008/02/4-mesi-3-settimane-e-2-giorni-di.html' title='&quot;4 mesi, 3 settimane e 2 giorni&quot; di Cristian Mungiu'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp3.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R77gwO_7xeI/AAAAAAAAAFQ/UPnqvs3atDU/s72-c/6360_big.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-4224336484163149776</id><published>2008-02-02T16:01:00.000-08:00</published><updated>2008-02-10T07:05:28.289-08:00</updated><title type='text'>"Batman Begins" di Christopher Nolan</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp1.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R6URek6g7uI/AAAAAAAAAFA/jbdPrxYUvJE/s1600-h/batman-begins-posterrb.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5162551764852993762" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp1.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R6URek6g7uI/AAAAAAAAAFA/jbdPrxYUvJE/s200/batman-begins-posterrb.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Christopher Nolan è indubbiamente uno dei giovani registi più interessanti in circolazione. Con un paio di film ha segnato già uno "Nolan-style" come prima di lui avevano fatto Tarantino, Aronofsky, Burton e in genere i veri grandi registi.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Prima di decidere di dare nuova vita all'uomo-pipistrello, Nolan veniva dalla regia di tre lungometraggi, molto diversi tra loro nelle storie raccontante, ma tutti accomunati da quella volontà di portare lo spettatore a prestare particolare attenzione a quello che gli si dipana davanti agli occhi. Montaggi che stravolgono il cronologico susseguirsi degli eventi e personaggi profondi, che spesso nascondono la loro vera identità. Sembra quasi inevitabili, quindi, che prima o poi Nolan si cementasse con un personaggio ambiguo, misterioso e sfacettato come Bruce Wayne / Batman. Dopo tre film a basso costo, specialmente i primi due, per la prima volta Nolan prende in mano le redini di un blockbuster d'azione con tanto di effetti speciali digitali. L'intento è quello non solo di rinvigorire il supereroe milionario, ma soprattutto di esplorare più in profondità il suo animo, la sua vita, le sue paure. Paura. E' questo l'elemento cardine del film. Tutto ruota intorno al concetto di paura. Non a caso, tra i tanti bat-nemici tra i quali scegliere, Nolan e il suo co- sceneggiatore, hanno deciso di puntare sullo Spaventapasseri, che utilizza, proprio come Batman, la paura come arma. Ma Batman, la paura è riuscita a farsela amica, a usarla come alleata, dopo averla imbrigliata dentro di sè ora può usarla contro il crimine.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Un tema molto caro a Nolan e che ritroviamo in tutta la sua breve filmografia è quello dell'ossessione. Il suo ultimo film (il penultimo contando The dark knight di prossima uscita) "The Prestige" si sviluppa proprio sui temi dell'ossessione e dell'inganno. "State guardando attentamente?" chiede la voce over a inizio del film. Una domanda che dovrebbe essere presente all'inizio di gni opera di Nolan. L'ossessione, anche se su piani differenti, colpiva anche il protagonista di "The following" il primo film indipendente del regista, nel quale un'aspirante scrittore seguiva persone scelte a caso nella folla in giro per la città, cercando di osservarne la vita quotidiana, fino a quando non ci finisce dentro del tutto, rimanendo ossessionato da una donna e dal piano che il suo compagnio d'avventure gli sta ricamando addosso. In "Memento" è proprio l'ossessione che spinge il protagonista a scoprire, nonostante le sue condizioni, l'identità dell'assassino di sua moglie. L'Al Pacino di "Insomnia" è un poliziotto, non tanto pulito come sembra, disposto a giocare sporco per raggiungere il suo scopo. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;In "Batman Begins" Nolan torna a giocare con l'ossessione, che questa volta si manifesta sotto forma di "lotta al crimine". Diventa così forte la volontà di Wayne di vendicare la morte dei suoi genitori e di eliminare la criminalità da Gotham City, da spingerlo a crearsi una seconda identità, a diventare due persone in una.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il Batman di Nolan, si differenzia da quelli di Burton e da quelli, orribili, di Schumacher per il tentativo di portare l'uomo-pipistrello a un piano più reale e meno fumettistico, andando proprio a centrare la sua macchina da presa non sul &lt;em&gt;mondo di Batman&lt;/em&gt; ma su &lt;em&gt;Batman&lt;/em&gt; stesso. Non sull'eroe Marvel ma sull'uomo vero. Pieno, appunto, di paure e ossessioni. L'obiettivo è raggiunto anche se il film, funziona solo in parte. Tutto il racconto sull'infanzia di Wayne è decisamente banale e poco originale. Compresi i dialoghi, specialmente quelli tra il bambino e suo padre, o con Alfred (un sempre splendido Michael Caine). Il film diventa decisamente più interessante e colpisce nel segno dopo la prima uscita di Batman. Da quel momento in poi, l'occhio di Nolan si fa sentire e il film ne guadagna. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Quello che non funziona sono le scene d'azione, soprattutto quelle di lotta. Nolan non si dimostra molto abile a girarle (questo tra l'altro è il suo primo film che presenta scene simili). La macchina da presa è sempre troppo vicina all'azione non mostrando bene la complessità dei combattimenti, sommando poi il montaggio frenetico si finisce per non capire nulla di quello che sta accadendo. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Oltre al già citato Caine, va sicuramente lodata la performance di Christian Bale, che paradossalmente risulta più convincente proprio con maschera e mantello, piuttosto che nella giacca e cravatta di Wayne. Ottima la presenza scenica e splendido il gioco sulla voce (un consiglio: guardate il film in lingua originale, il doppiaggio italiano è pessimo e si perde tutta l'interpretazione di Bale).&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Tra i comprimari invece, troviamo un simpatico Morgan Freeman, una odiosa Katie Holmes (che oltre alla smorfia del sorriso che si porta dietro da Dawson's Creek sembra non andare), e un magnifico (come sempre d'altronde) Cillian Murphy bravissimo nel mantenersi in equilibrio tra le sue due maschere.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il tentativo di Nolan di riportare in vita Batman riesce, anche se non completamente. Vedremo se quei piccoli difetti verranno cancellati con il seguito, ora che Nolan sembra aver preso più dimestichezza con le produzioni dal grosso budget. Sicuramente, questo film ha dato vita a un personaggio più sfaccettato e interessante dei precedenti, elevando la storia a un piano più drammatico e realistico. Per capirci, Nolan non avrebbe mai reso "Due Facce" così simmetrico e "rosa" come si vede nel film di Schumacher, e la dimostrazione viene da quel terrificante, ossessionato e psicopatico Joker di "The Dark Knight", ultima incarnazione del compianto Heath Ledger. Un motivo in più per attendere il nuovo lavoro del regista londinese.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-4224336484163149776?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/4224336484163149776/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=4224336484163149776' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/4224336484163149776'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/4224336484163149776'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2008/02/batman-begins-di-christopher-nolan.html' title='&quot;Batman Begins&quot; di Christopher Nolan'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R6URek6g7uI/AAAAAAAAAFA/jbdPrxYUvJE/s72-c/batman-begins-posterrb.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-5920328923231522733</id><published>2008-02-01T16:12:00.000-08:00</published><updated>2008-04-19T02:07:19.579-07:00</updated><title type='text'>"Across the universe" di Julie Taymor</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp3.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R6THgU6g7tI/AAAAAAAAAE4/nt7X7ssn0CQ/s1600-h/universe.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5162470431057309394" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp3.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R6THgU6g7tI/AAAAAAAAAE4/nt7X7ssn0CQ/s200/universe.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"Moulin Rouge" il bellissimo film di Buz Luhrmann comincia a creare discepoli dietro di sè. La sua innovativa concezione del musical merita di essere presa da esempio, e sicuramente , Julie Taymor, per quanto sia una regista sicuramente tra le più sperimentali del panorama contemporaneo, avrà avuto in mente il lavoro di Luhrmann quando progettò il suo "Across the universe".&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;La caratteristica comune a entrambi i film è quella di concepire il musical a servizio delle canzoni e non il contrario come era sempre accaduto. Il motivo è che i brani utilizzati sono brani non originali. Classici della musica moderna, intorno ai quali viene sviluppata la storia. Questo aspetto, ovvero della storia che nasce dalle canzoni, è più marcato in "Across the universe" dove tutti i 33 brani che compongono la colonna sonora sono di un unico artista, i Beatles. Il rischio di una operazione del genere era quello di creare una sorta di film-tributo della band, mettendo in risalto le loro canzoni, come se si trattasse di un mega video-clip, (rischio che Luhrmann non ha corso avendo usato artisti diversi). La Taymor però riesce a distaccare l'elemento Beatles, mantenendo lo spirito di quelle canzoni e mettendole al servizio del film, creando una sorta di amalgama perfetta tra i personaggi della pellicola e quelli delle canzoni, tra i sogni, gli amori, le speranze e le paure dei primi e quelli presenti nell'opera beatlesiana.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ottimi gli attori, sia sul piano canoro che recitativo. Facce giuste per questa storia d'amore, d'amicizia e di libertà.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il ritmo narrativo cala un po' nel momento in cui Jude ritorna a Liverpool, ma in fondo è un rallentamento che può essere concesso, sprattutto perchè va a sottolineare le differenze con la vita newyorkese appena abbandonata. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Forse quello che la Taymor non riesce a creare del tutto è lo spirito surreale e psichedelico che in alcune sequenze non funziona come vorrebbe e un paio di canzoni risultano poco incise e trascinanti.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Nel complesso però "Across the universe" si presenta come un film bellissimo, coinvolgente che sarà sicuramente in grado di riportare in vita un po' dello spirito della controcultura americana. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-5920328923231522733?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/5920328923231522733/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=5920328923231522733' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/5920328923231522733'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/5920328923231522733'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2008/02/across-universe-di-julie-taymor.html' title='&quot;Across the universe&quot; di Julie Taymor'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp3.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R6THgU6g7tI/AAAAAAAAAE4/nt7X7ssn0CQ/s72-c/universe.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-1805916172359904571</id><published>2008-01-27T15:29:00.000-08:00</published><updated>2008-04-19T02:06:23.186-07:00</updated><title type='text'>"Into the wild" di Sean Penn</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://bp1.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R53CLk6g7sI/AAAAAAAAAEw/gVAhCyDEhnc/s1600-h/clip_image001.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5160494252179910338" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp1.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R53CLk6g7sI/AAAAAAAAAEw/gVAhCyDEhnc/s200/clip_image001.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Christopher McCandless dalla scaletta del Virginian ci sarebbe sceso. Il Novecento di "La leggenda del pianista sull'oceano" sentiva che il mondo era troppo grande per lui. Troppo pieno di scelte, di emozioni, di paure. Una nave troppo grande per lui.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Per "Alexander supertramp" invece, il mondo è proprio la nave che fa per lui. Non fugge per cercare se stesso, lui sà bene chi è. E' "supertramp", lo è sempre stato, fin da piccolo come ricorda la sorella. E proprio per questo fugge, perchè quel se stesso, in quel mondo lì non riesce a starci. E' tutto troppo piccolo, stretto, oppressivo per lui. Tutto troppo inutile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sean Penn, in un epoca in cui siamo schiacciati dall'ipocrisia della società moderna, scrive, produce e dirige un film sulla libertà, sul ritorno agli istinti veri dell'uomo, sull'amicizia e sui rapporti umani veri e sinceri. Un film politico in un certo senso, ma che comunque non ci piace definire tale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Into the wild" è un film sui sentimenti di un ragazzo desideroso di cercare la bellezza che ormai da tempo ha abbandonato la sua vita quotidiana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La regia di Penn è più sperimentale delle sue precedenti. Zoom, sfocature, split-screen (multipli in alcuni casi), testi extradiegetici, angolazioni ardite, cam-look, narrazione frammentaria. L'impressione è che Penn volesse raccontare la storia di Chris distaccando bene la finzione dalla realtà. L'uso continuo di elementi intrinsechi del linguaggio cinematografico porta lo spettatore, più e più volte, a rendersi conto che quello che sta vedendo è un film, è una ricostruzione. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Spesso, i film basati su vite realmente esistite, tendono a ricostruire il tutto nei minimi dettagli, sostituendosi a quella vita, diventandone una copia filmica. Penn non ha questa pretesa, ne questa faccia tosta. Ha troppa stima e rispetto per Chris per far si che il suo film si sostuisca alla vera vita. Per questo sperimenta, per questo chiede allo straordinario Emile Hirsch di guardare in camera un paio di volte. Questo evidenzia anche che "Into the wild" non è un film politico sulla fuga dalla società moderna, è un film su Christopher "Alexander supertramp" McCandless, su quello che lui, con il suo sogno, con la sua purezza, ha dato alle persone che lo hanno conosciuto. E' un film sui suoi sentimenti, sulla sua crescita interiore che grazie a Sean Penn diventa crescita interiore anche per il pubblico che questa storia resta ad ascoltarla. Penn non vuole farci immedesimare in Chris, come appunto farebbe un qualunque biopic, ma vuole farci immedesimare nei personaggi che Chris ha incontrato. Noi siamo quei personaggi e anche noi ci sentiamo attratti da quel trampoliere e dalla sua avventura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lode all'intero cast, capace di dar vita a personaggi che restano nella mente anche se presenti per poco tempo e con i quali condividiamo il dispiacere per dover abbandonare Chris al suo cammino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ottimo il lavoro del direttore della fotografia che fotografa alla perfezione i bellissimi paesaggi attraversati da Chris riuscendo a donarci un po' di quella bellezza da lui respirata.&lt;br /&gt;Nota di merito alla splendida colonna sonora di Eddie Vedder.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oltre alla sperimetazione forse un po' eccessiva in alcuni momenti, la regia di Penn pecca un po' nelle situazioni famigliari che mostrano come genitori e sorella vivano la scomparsa di Chris. Penn mantiene un tono narrativo, di racconto, lasciando alla voce over della sorella commentare le immagini mute. Una maggiore presenza di dialoghi in questi momenti avrebbe aiutato anche gli spettatori meno attenti a seguire il film. Qualche altro difetto c'è, come spesso accade nei film particolarmente sentiti di loro autori, che magari presi più dallo spirito della storia lasciano andare un po' troppo i propri sentimenti nel dirigere il film lasciando in secondo piano la ragione.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Ma conta poco in fondo, perchè "Into the wild" resta un film bellissimo, intenso e toccante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-1805916172359904571?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/1805916172359904571/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=1805916172359904571' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/1805916172359904571'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/1805916172359904571'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2008/01/into-wild-di-sean-penn.html' title='&quot;Into the wild&quot; di Sean Penn'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R53CLk6g7sI/AAAAAAAAAEw/gVAhCyDEhnc/s72-c/clip_image001.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-1234014788185252712</id><published>2008-01-26T11:19:00.000-08:00</published><updated>2008-01-28T06:07:28.100-08:00</updated><title type='text'>"Scusa ma ti chiamo amore" di Federico Moccia</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://bp1.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R5vJKE6g7rI/AAAAAAAAAEo/cG_q1rcxMX8/s1600-h/locandina.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5159938973038079666" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp1.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R5vJKE6g7rI/AAAAAAAAAEo/cG_q1rcxMX8/s200/locandina.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il cinema è bello perchè è vario. Vi sono generi per tutti i gusti. Il cinema cambia a seconda delle nazioni, della cultura e della sensibilità dei popoli. Quindi ognuno può scegliere le opere che preferisce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto vero. Se ci fossero opere tra le quali scegliere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il cinema italiano negli ultimi anni ha praticamente un unico filone che lo rappresenta, quello dei film adolescenziali. Certo, ci sarebbero anche altri generi, altri film di ben altro spessore, ma purtroppo hanno poco spazio, poca visibilità. Passano in sordina, nessuno li nota e a simboleggiare il Cinema tricolore ci pensano altri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come Federico Moccia che ormai sembra, purtroppo, che non ce lo leviamo più dalle palle. "Scusa ma ti chiamo amore" è la sua trasposizione cinematografica del suo omonimo romanzo. Il romanzo non l'ho letto e quindi non lo giudico, ma se è uguale al film che per mia sfortuna sono stato costretto a guardare, sarebbe meglio lasciarlo sullo scaffale della libreria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cercare di commentare un film come questo, il cui unico obiettivo è quello di portare le giovani ragazzine in sala, è una impresa difficile, dato che non vi è molto da commentare. I dialoghi sono di una banalità sconcertante, zeppi di clichè del genere, così come le scene d'amore, melense e scontate. Raoul Bova e la debuttante Michela Quattrociocche recitano in maniera imbarazzante. Se la performance di lei non sorprende più di tanto, quella di Bova è sorprendentemente sotto ogni sua precedente interpretazone, tanto da far accapponare la pelle a sentirlo parlare. Chiaramente si è adeguato al clima che si respirava sul set e alle capacità della sua compagna di scena e di certo il suo personaggio non lo ha aiutato affatto. Quando Alex si accorge che gli è stata portata via la macchina se ne esce con un adolescenziale "Ma no, l'avevo lasciata quì, sotto l'arco...e adesso?" Verrebbe da dirgli..svegliati, hai 37 anni e ti disperi come un ragazzino? &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Moccia non si dimostra molto abile a dirigere gli attori e le riprese spesso sono appiattite da un movimento insensato degli attori sulla scena. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;I personaggi sono stereotipati, fotografano due generazioni anni luce dalla realtà. L'esempio appena fatto per il pesonaggio di Alex lo dimostra bene. Trentenni infantili e complessati alla Muccino e adolescenti usciti da uno spot della Tim. Stereotipata e favolistica anche l'idea di amore che Moccia ci propina tanto da farci pensare che i suoi libri li scriva attraverso i Baci Perugina.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Per concludere ci si mette anche una voce over ingombrante e insignificante nel suo utilizzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vabè, insomma, in un blog di cinema parlare di Moccia sembra blasfemo, ma più che altro quello che mi pesa è proprio il fatto che questi film, insieme ai vari Boldi-De Sica (che ora si sono divisi proprio per poter compiere più danni di prima) Banfi o Pieraccioni, simboleggiano il nostro cinema e non permettono ai giovani di avere una vera cultura cinematografica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-1234014788185252712?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/1234014788185252712/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=1234014788185252712' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/1234014788185252712'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/1234014788185252712'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2008/01/scusa-ma-ti-chiamo-amore-di-federico.html' title='&quot;Scusa ma ti chiamo amore&quot; di Federico Moccia'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R5vJKE6g7rI/AAAAAAAAAEo/cG_q1rcxMX8/s72-c/locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-8652920207145073510</id><published>2008-01-24T12:30:00.000-08:00</published><updated>2008-01-28T06:23:39.898-08:00</updated><title type='text'>Il narratore fa la differenza</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Un film è la fusione di due elementi: stile e contenuto. O, come diceva Seymour Chatman, di &lt;strong&gt;Discorso&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Storia&lt;/strong&gt;. Il primo riguarda la messa in scena, la forma, "l'espressione". Il “&lt;strong&gt;come&lt;/strong&gt;” il racconto ci viene narrato, non solo da un punto di vista visivo (fotografia, movimenti di macchina) ma anche dal punto di vista narrativo (struttura narrativa, montaggio, dialoghi)&lt;br /&gt;Il secondo elemento è il contenuto, ovvero la &lt;strong&gt;storia&lt;/strong&gt; in sé, il soggetto, il tema trattato, gli eventi (le azioni) e gli esistenti (personaggi e ambiente).&lt;br /&gt;Ma quale dei due elementi è più importante? O meglio, quale dei due elementi è indispensabile per la buona riuscita del film? Un film scarso nella forma, può essere nobilitato dagli intenti alti della storia che vuole raccontare? O al contrario, è possibile raccontare bene una storia piatta, banale e che sa di “già visto”?&lt;br /&gt;Partendo dal presupposto che ovviamente sarebbe meglio, anzi necessario, che sia il “come” che il “cosa” abbiano un valore elevato, un film può essere un “buon film” anche solo prediligendo uno dei due elementi. Personalmente sono dell’idea che il “come” sia più importante del “cosa”. E che all'interno del "come", struttura narrativa, montaggio e dialoghi siano più importanti della fotografia o dei movimenti di macchina.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Per chiarire questa visione prendo ad esempio due registi, Brian De Palma e Quentin Tarantino.&lt;br /&gt;L’ultimo film di De Palma, &lt;strong&gt;Redacted&lt;/strong&gt;, fa discutere. Non solo per il tema trattato, ma per le scelte narrative e visive adottate dal regista americano. Il film parla di un gruppo di soldati americani in Iraq e dello stupro, da loro compiuto, nei confronti di una ragazzina irachena. Un tema forte non c’è dubbio. Soprattutto perché De Palma non punta il dito verso la guerra (non solo almeno), ne contro i potenti (Bush su tutti) come hanno fatto fino ad ora tutti i film post 11 settembre, ma direttamente verso l’esercito USA. Un ennesimo passo avanti dell’America pacifista nei confronti dell’America guerrafondaia.&lt;br /&gt;Ma quello che farà discutere gli appassionati di cinema è il modo scelto dal regista per raccontare questa storia di spessore. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Lo fa attraverso una sorta di finto-documentario, montando insieme spezzoni di telegiornali, video amatoriali girati dai soldati e riprese realizzate con attori. Una finzione cinematografica che pesca dai telegiornali, dalla rete, dalla televisione. Il “cosa” che prende il sopravvento sul “come” e il risultato è lontano dall’essere considerato Cinema. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Perché un film non è solamente un mezzo per puntare il dito e raccontare fatti realmente accaduti. Per quello ci sono i documentari, i reportage e gli articoli di giornale. Un film ha delle sue regole, una sua grammatica, una sua forma. Se è negativo fare un film utilizzando le trame e le basi narrative della fiction televisiva, altrettanto negativamente andrebbe considerato un lavoro cinematografico che si basa sulle leggi di Internet. Certo, Haggis nel suo recente "In the valley of Elah" utilizza riprese realizzate con un videofonino per mostrarci le fasi di vita militare del soldato scomparso. Ma è un intrusione della comunicazione informatica nel cinema in equilibrio con il tessuto narrativo della storia e dei suoi personaggi. Costruire una intera pellicola basandosi su elementi extra-cinematografici fini a se stessi non è fare Cinema. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Pensare di lasciar perdere il vestito da far indossare alla pellicola, concentrandosi solo sulla tematica è inconcepibile, soprattutto perché il messaggio in questo modo non giunge dove desiderato, ovvero al cuore e alla mente dello spettatore. Usciti dal cinema si rimane senza niente, o meglio con delle riflessioni che sono le stesse che si avrebbero leggendo un libro o guardando un servizio alla televisione. Quello di De Palma finisce per essere un non-cinema. È come se per raccontare un thriller in un libro uno scrittore raccogliesse una serie di finti articoli, rapporti del tribunale, fotografie e alla fine chiamasse il tutto un romanzo. Non è un romanzo. Non è neanche letteratura. Così come il film di De Palma &lt;strong&gt;non è un film&lt;/strong&gt;, ne tanto meno Cinema.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;L’altro regista che ho tirato in ballo è Quentin Tarantino, perché spesso i suoi detrattori lo accusano di essere tanto fumo e poco arrosto. Di essere un autore bravissimo a creare immagini forti, esteticamente perfette, di grande impatto, ma che sotto sotto non raccontano nulla. Un bambino che si diverte a fare del bel cinema senza prestare attenzione a quello che vuole raccontare. Più attenzione al “come” che al “cosa” in questo caso.&lt;br /&gt;È vero. Ma non è così negativo come si pensa. Le storie di Tarantino sono lontane dall’essere originali. Sono classici cliché del genere che di volta in volta il regista decide di trattare. Non hanno un messaggio, una morale, un qualcosa da dire al pubblico. Sono storie di puro intrattenimento. Sono storie di gangster, assassini, ladri, donne del boss, tradimenti, fughe con il malloppo, omicidi a sangue freddo. Ma è il modo in cui Tarantino racconta le sue storie che le rende nobili. È qui che si vede la differenza tra un &lt;strong&gt;grande narratore&lt;/strong&gt; e uno qualunque. Ovvero la capacità di prendere storie comuni e già sentite e renderle nuove. Essere in grado di colpire lo spettatore e di tenerlo sulla poltrona a divertirsi, emozionarsi, schifarsi, impaurirsi, meravigliarsi e via dicendo. Così come un grande cantante è colui che sa emozionarti anche se mette in musica le Pagine Gialle, così un grande regista è colui che indipendentemente dal soggetto che ha in mano, prende i mezzi a sua disposizione e ti tira fuori un film che emoziona. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;br /&gt;Il cinema è un mezzo per raccontare storie, è questa la sua funzione. E il compito del regista è quello di narrare nel modo migliore la storia, di esaltare la sceneggiatura. Perchè è il modo in cui gli avvenimenti vengono raccontati che emoziona il pubblico e, quando necessario, lo porta a riflettere. Il “compito” di noi spettatori è quindi quello di prestare particolare attenzione a come questi avvenimenti (che siano d’impegno o meno) ci vengono narrati, senza lasciarsi affascinare dal solo soggetto (e tanto meno dagli attori) come purtroppo finiscono per fare molti, giovani spettatori.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-8652920207145073510?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/8652920207145073510/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=8652920207145073510' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/8652920207145073510'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/8652920207145073510'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2007/11/il-narratore-fa-la-differenza.html' title='Il narratore fa la differenza'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-7168268757480186632</id><published>2008-01-20T16:44:00.001-08:00</published><updated>2008-01-28T06:31:32.789-08:00</updated><title type='text'>"American Gangster" di Ridley Scott</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp1.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R5UCsqnc8LI/AAAAAAAAAEg/91PO174BXys/s1600-h/american_gangster.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5158031914600034482" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp1.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R5UCsqnc8LI/AAAAAAAAAEg/91PO174BXys/s200/american_gangster.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il cinema ha raccontato spesso e volentieri le salite e le inevitabili cadute di importanti criminali, siano essi gangster o mafiosi. E con altrettanto entusiasmo ci ha mostrato l'altra faccia della medaglia, quella dei poliziotti che quelle rovinose cadute hanno contribuito a realizzare. "American Gangster" quindi, non racconterebbe nulla di nuovo ed inefetti qualche clichè del genere si può facilmente riscontrare nel film, a partire dalla locandina che ricorda quella di "Scarface" di De Palma. Il gangster spietato sul lavoro, ma amorevole con la famiglia. Il poliziotto onesto "stile Serpico" divorziato e che rischia di perdere il figlio per il troppo tempo che dedica al lavoro. Gli spirri corrotti, i criminali impellicciati, la donna del boss stanca del lavoro del marito. Insomma, il film di Scott non brilla certo per originalità, ma nonostante questo non è certo un brutto film. Anzi, nel complesso, analizzando ogni singolo elemento che compone la pellicola, il risultato è ottimo. Interpretazione eccellente di Washington e Crowe, ricostruzione perfetta della New York anni Settanta, sia nella scenografia che nei costumi, splendida la fotografia di Harris Savides che dona alla pellicola un'atmosfera fredda e polverosa, da strada, da "gangster-movie" appunto, per non parlare del montaggio ad opera del nostro Pietro Scalia, (uno dei migliori montatori in circolazione e vincitore di due premi Oscar che chiaramente lavora negli States). Ridley Scott riesce a tenere alta l'attenzione per tutti i 160 minuti del film, spettacolarizzando anche sequenze che rischiavano di rallentare notevolmente il ritmo narrativo della storia. Quello che non funziona e che impedisce al film di entrare nella storia e salire ad un livello da "Il padrino" come la locandina vorrebbe farci credere è la mancanza oltre che di originalità, di mito. "Il padrino", non solo raccontò la storia della mafia in un modo che nessuno aveva ancora trattato, ma riuscì, grazie alla sceneggiatura e alla regia di Coppola di elevare i personaggi e le loro vite a simboli mitici di quel mondo. "American Gangster" non solo non riesce ad innalzarsi ad un livello di "mitologia gangsteriana", ma non si distacca nemmeno da un piano quasi documentaristico della vicenda di Frank Lucas.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Un film comunque bello, che non stanca, che piacerà a pubblico e critica, ma che non lascia il segno come ci si poteva attendere.&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-7168268757480186632?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/7168268757480186632/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=7168268757480186632' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/7168268757480186632'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/7168268757480186632'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2008/01/american-gangster-di-ridley-scott.html' title='&quot;American Gangster&quot; di Ridley Scott'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R5UCsqnc8LI/AAAAAAAAAEg/91PO174BXys/s72-c/american_gangster.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-8807647602922110389</id><published>2008-01-20T15:53:00.001-08:00</published><updated>2008-01-28T06:46:32.239-08:00</updated><title type='text'>"Io sono leggenda" di Francis Lawrence</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp1.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R5PfQKnc8JI/AAAAAAAAAEQ/6l-QTus5-_k/s1600-h/I_Am_Legend_poster_bis_1.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5157711467090079890" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp1.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R5PfQKnc8JI/AAAAAAAAAEQ/6l-QTus5-_k/s200/I_Am_Legend_poster_bis_1.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Un po' &lt;em&gt;Cast Away&lt;/em&gt;, un po' &lt;em&gt;La guerra dei mondi&lt;/em&gt; versione Spielberg, un po' &lt;em&gt;28 giorni dopo&lt;/em&gt;, un po' tutta la miriade di filmografia sugli zombie esistente e, a guardare bene il volto degli uomini infetti, anche un po' &lt;em&gt;La mummia&lt;/em&gt; versione Sommers. Insomma, più che il personaggio, ad essere leggendario è lo scopiazzamento fatto da Lawrence per mettere insieme questo suo ultimo film.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Nuova trasposizione del romanzo di&lt;em&gt; &lt;/em&gt;Richard Matheson datato 1954, "Io sono leggenda" sulla carta appariva come un interessante variante del genere sci-fi/horror, ma alla fin fine si dimostra essere un film che non lascia nessun segno tangibile nè nel panorama delle pellicole di fantascienza, nè in quelle dell'orrore. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;A non entusiasmare, (come d'altronde accade al 90% dei film mal riusciti), è la sceneggiatura che al termine dell'ora e quaranta di proiezione non ha raccontato molto, eccetto di un uomo costretto a salvare continuamente la pelle da un orda di ex-umani infetti e cannibali. Neville, il protagonista, riuscirà sempre ad avere la meglio grazie o ad una pistola infilata nella portiera dell'auto, o a un fucile nascosto in un vaso, o ad una fila di auto-bombe parcheggiate davanti casa, o ad una bomba a mano logicamente lasciata in un cassetto insieme alle siringhe sterilizzate o per finire grazie allo scivolo del carbone. Chiedere agli sceneggiatori Goldsman e Protosevich di sforzarsi un po' di più per trovare degli espedinenti quanto meno un po' più originali e variegati non sarebbe stato male. Questa successione incessante di &lt;em&gt;deux ex machina&lt;/em&gt; rende tutto irreale e noioso. Basti vedere la scena in cui Neville viene salvato da Anna, una supersite appena giunta a New York. Qualcuno mi spiega come la ragazza sia riuscita, comparendo dal nulla, ad estrarre Neville dall'auto finita in acqua, in piena notte, portandosi dietro un bambino e riusciendo alla fine a portare il protagonista svenuto e immagino, alquanto pesante, a casa, senza farsi seguire, il tutto mentre un branco di zombi inferociti li sta attaccando? Va bene che questa è fantascienza ma porca miseria non significa che la storia và scritta senza un briciolo di realismo e razionalità. In uno speciale sul film, Lawrence racconta con orgoglio, l'attenzione e la meticolosità con la quale hanno selezionato il tipo di vegetazione che potrebbe crescere in una città abbandonata da anni o come la solitudine finisce per intaccare la mentalità di un essere umano. Tutte cose lodevoli ci mancherebbe, ma se avessero speso un po' di quella meticolosità per scrivere la sceneggiatura forse avrebbero speso meglio il loro tempo.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Inoltre, è demoralizzante vedere come la lezione di Hitchcock sulla differenza tra suspance e sorpresa non è stata imparata dai registi di oggi. Tale regola vale anche per i concetti di paura e spavento. "Io sono leggenda" non terrorizza, ne impaurisce, ma spaventa. Eccezion fatta per la scena del capannone buio nel quale il protagonista entra per recuperare il suo cane, tutto il resto del film è pieno di quelli che io chiamo "colpi di volume". Ovvero esplosioni improvvise di volume seguite dall'ingresso altrettanto improvviso di un'assassino da dietro la porta. In questo modo si vuole spaventare lo spettatore attraverso un'espediente vecchio e banale, che nulla ha a che fare con la tensione e la suspance e che dimostra la completa mancanza di idee e di talento da parte del regista. Sarebbe come fare un film comico pieno di personaggi che scivolano su bucce di banana per un'ora e mezza. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-8807647602922110389?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/8807647602922110389/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=8807647602922110389' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/8807647602922110389'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/8807647602922110389'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2008/01/io-sono-leggenda-di-francis-lawrence.html' title='&quot;Io sono leggenda&quot; di Francis Lawrence'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R5PfQKnc8JI/AAAAAAAAAEQ/6l-QTus5-_k/s72-c/I_Am_Legend_poster_bis_1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-9100581898249617360</id><published>2008-01-20T14:57:00.000-08:00</published><updated>2010-10-29T08:09:14.833-07:00</updated><title type='text'>"Luci della città" di Charlie Chaplin</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://bp3.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R5PUoqnc8II/AAAAAAAAAEI/yf2VHqxJQoc/s1600-h/locandina.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5157699793368969346" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp3.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R5PUoqnc8II/AAAAAAAAAEI/yf2VHqxJQoc/s200/locandina.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Per comprendere nel profondo il mondo che ci circonda bisogna guardarlo dall'interno. Esserci dentro, viverlo dal profondo. Solo così è possibile comprenderne le mille sfaccettature. Chaplin ha sempre cercato di fare questo attraverso il suo alter-ego Charlot, il "tramp", il vagabondo che con il suo sguardo disincantato e puro ci racconta l'ipocrisia della società moderna e l'amore che si può nascondere dietro ogni angolo di strada.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;"Luci della città" è forse il film più bello di Chaplin. In questo film non solo c'è tutto della maschera-Charlot, ma c'è tutta la poesia e l'umorismo di un genio del cinema. C'è la sua meticolosità, la sua dolcezza, l'equilibrio unico tra comico e drammatico che solo Chaplin è riuscito a realizzare. E poi, c'è tutta la sua critica del mondo di oggi (1931/2008 non fa differenza).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se "Tempi moderni" cominciava con quella splendida similitudine che paragonava gli operai che entrano in fabbrica a un grecce di pecore e proseguiva poi con Charlot intrappolato tra gli ingranaggi dei macchinari, metafora dell'operaio intrappolato tra gli ingranaggi di un sistema lavorativo che lo stritola, in "Luci della città" più che alle immagini, la forza del messaggio e della denuncia di Chaplin è affidata a due personaggi che simboleggiano quei due aspetti della &lt;em&gt;Città&lt;/em&gt;, l'ipocrisia e l'amore verso le quali puntano le &lt;em&gt;luci&lt;/em&gt; del film: il &lt;strong&gt;milionario&lt;/strong&gt; e la &lt;strong&gt;fioraia&lt;/strong&gt;. Il primo, elemento di spicco dell'alta società riesce ad essere generoso con il prossimo solo quando annulla la ragione e lascia affiorire i suoi veri istinti grazie agli effetti dell'alcol. Distribuisce soldi, auto e riparo a Charlot, il suo salvatore, per poi cacciarlo in mezzo alla strada una volta passatagli la sbornia. La dolce fioraia, invece, desiderosa di provare anche lei le gioie dell'innamoramento, incontra Charlot per caso, scambiandolo per un ricco miliardario. Lei è cieca e non certo perchè così è più commovente agli occhi dello spettatore, ma proprio perchè lei non vede il mondo con gli occhi della società, del progresso, del denaro, ma attraverso gli occhi del suo cuore, dei suoi sentimenti. E' una persona pura, proprio come il nostro Charlot e non a caso sarà proprio del tramp con la bombetta che si innamorerà. Figure isolate che trovano la felicità ai margini di quelle potenti, quanto ipocrite luci che illuminano la città.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tante le scene esemplari. Dalla sequenza iniziale che vede Charlot addormentato sull'enorme monumento di "pace e prosperità" proprio nel momento della sua inaugurazione al pubblico (una volta scoperto verrà attaccato da poliziotti armati e cacciato come se fosse un...vagabondo, alla faccia della pace e della prosperità), al salvataggio del milionario, perfetto esempio di comicità slapstick. Dall'incontro di boxe al momento in cui la fioraria riconosce Charlot e comprende che è proprio lui, quel senza tetto dai vestiti stracciati, l'uomo generoso e altruista di cui si è innamorata. Una delle scene più commoventi che il Cinema ci abbia mai regalato. Opera di Charlie Chaplin, uno dei più grandi Autori che il Cinema ci abbia mai regalato. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-9100581898249617360?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/9100581898249617360/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=9100581898249617360' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/9100581898249617360'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/9100581898249617360'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2008/01/luci-della-citt-di-charlie-chaplin.html' title='&quot;Luci della città&quot; di Charlie Chaplin'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp3.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R5PUoqnc8II/AAAAAAAAAEI/yf2VHqxJQoc/s72-c/locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-2361874828368429854</id><published>2008-01-07T05:28:00.000-08:00</published><updated>2008-01-28T06:55:58.904-08:00</updated><title type='text'>"La leggenda del pianista sull'oceano" di Giuseppe Tornatore</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp3.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R4VLCKnc8BI/AAAAAAAAACs/f8DxK4FOVZI/s1600-h/2001_big.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5153607849177051154" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp3.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R4VLCKnc8BI/AAAAAAAAACs/f8DxK4FOVZI/s200/2001_big.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;p align="center"&gt;&lt;object height="355" width="425"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/UatrMn90vtI&amp;amp;rel=1"&gt;&lt;param name="wmode" value="transparent"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/UatrMn90vtI&amp;rel=1" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="355"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;/p&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;p align="justify"&gt;Il cinema racconta storie, storie che spesso parlando di vita. A volte lo fa in maniera diretta, in maniera cruda, altre volte la mette sul ridere. Ma ci sono volte che il cinema sembra raccontarci storie di vita, ma che in realtà sta parlando di se stesso.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Come fa Giuseppe Tornatore con il suo "La leggenda del pianista sull'oceano". Racconta la storia di Novecento, ma in realtà sta parlando di Cinema. Tutto il film è una metafora sull'arte del raccontare storie, non a caso quella di &lt;strong&gt;Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento&lt;/strong&gt;, il pianista sull'oceano, è una leggenda, una vita che esiste solo se c'è qualcuno a raccontarla. "In fondo non sono mai esistito" dice Novecento all'amico Max Tooney. Ed è proprio Max che farà vivere questa storia raccontandola durante il corso del film a vari ascoltatori (e a noi in primis). Novecento, così come i personaggi di un film, non esiste per il mondo. Solo coloro che sono saliti sulla nave sanno della sua esistenza, nello stesso modo per cui solo coloro che entrano in sala sanno dell'esistenza di quei personaggi. Se nessuno ascolta la storia, se nessuno legge un romanzo, se nessuno guarda un film, quei personaggi restano soltanto parole su fogli di carta. E' "l'ascoltatore" che li rende vivi, &lt;em&gt;esistenti&lt;/em&gt; realmente...esistenti (scusate il gioco di parole).&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;"Anche qui il mondo passava ma non più di 2000 persone per volta. E di desideri ce n'erano, ma non più di quelli che ci potevano stare su una nave, tra una prua e una poppa." Anche in un film c'è il mondo, c'è la vita, ci sono desideri, sogni, dolori, speranze, divertimenti....ma non più di quelli che possono starci in un film, dall'inizio alla fine. Perchè il film ha un fine, non è infinito. L'Autore è infinito e le vite e la magia che può creare in quelle due ore è infinita.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Il dolore per la morte di Danny Boodman, l'amore di Novecento per la ragazza, l'amicizia con Max, il dualismo con Jelly Roll Morton, la speranza dei viaggiatori diretti in America e la gioia negli occhi di chi l'America la vedeva per primo, la paura di una tampesta, la gelosia perchè qualcuno, nella TUA orchestra, attira più attenzione di te. Tutto questo è presente in "La leggenda del pianista sull'oceano". Tutte le emozioni e i sentimenti che possiamo vivere nella nostra vita sono presenti su quella nave, possono essere provate su quel transatlantico, proprio come accade con il Cinema.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Tutto questo il cinema lo racconta e vive ogni qual volta c'è qualcuno disposto a sedersi e ad ascoltare, così come Max Tooney ha potuto conoscere Novecento, la sua storia e il suo talento, solo salendo i gradini di quella nave.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Tecnicamente Tornatore realizza un film intenso, probabilmente il più complesso da realizzare della sua filmografia. E' abile nel mantenere la storia sempre interessante, spiazzando con abilità nei diversi piani temporali. La fotografia fa il suo dovere, "scrivendo con la luce" i diversi stati d'animo e soprattutto le diverse condizioni di vita dei viaggiatori. Le musiche di Ennio Morricone giocano chiaramente un ruolo fondamentale, visto anche la difficoltà del compositore premio Oscar di dover scrivere una musica "mai ascoltata prima". Tim Roth è perfetto e il suo volto da ragazzino ingenuo, ma capace di grande forza espressiva, si adatta benissimo al personaggio di Novecento, così come altrettanto bravo è Pruitt Taylor Vince. Qualche piccola pecca c'è, come un montaggio eccessivo nella scena del duello (che presenta anche degli effetti grafici troppo visibili) o i modellini che anticipano l'esplosione del Virginian. Ma sono inezie, dettagli di un film bellissimo, metafora di quella cosa meravigliosa che è il Cinema e l'arte di raccontare storie.&lt;/p&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-2361874828368429854?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/2361874828368429854/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=2361874828368429854' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/2361874828368429854'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/2361874828368429854'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2008/01/la-leggenda-del-pianista-sulloceano-di.html' title='&quot;La leggenda del pianista sull&apos;oceano&quot; di Giuseppe Tornatore'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp3.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R4VLCKnc8BI/AAAAAAAAACs/f8DxK4FOVZI/s72-c/2001_big.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-5186311606643312305</id><published>2008-01-05T16:23:00.000-08:00</published><updated>2008-04-08T13:58:33.263-07:00</updated><title type='text'>"Lussuria" di Ang Lee</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://bp1.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R4AgS6nc7_I/AAAAAAAAACc/oCbFLKprLuE/s1600-h/lussuria.bmp"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5152153483056312306" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp1.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R4AgS6nc7_I/AAAAAAAAACc/oCbFLKprLuE/s200/lussuria.bmp" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Paolo Mereghetti ha scritto sul Corriere della Sera: "Ma il risultato, per chi non voglia solo ispirarsi a qualche inusitata posizione kamasutresca, anche qui convince poco: le 28 pagine del racconto di Eileen Chang a cui si ispira il film diventano 156 minuti, con lunghe sequenze ginnico-amatoriali"&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Lietta Tornabuoni su La Stampa: "Un ricco polpettone [...] dotato di due uniche cose interessanti: il contesto politico-bellico e le scene di sesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Molti altri critici o semplici appassionati, hanno concentrato le loro recensioni sull'aspetto erotico dell'ultimo film di Ang Lee con un susseguirsi di vocaboli come kamasutra, sesso spinto, nudità, ecc...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' chiaro che la visione di un film dal titolo "Lussuria", porti a puntare la propria attenzione a quelle scene quasi trascurando il resto. Ma mi innervosisce abbastanza vedere come molte persone siano prevenute su un film catalogandolo, ancora prima di vederlo, nella sezione "film sul sesso" oppure "film violento", ecc... Se un tale comportamento è prevedibile in un gruppo di ragazzini con poca cultura cinematografica, non dovrebbe esserlo in adulti teoricamente "esperti" di cinema e che invece si sono seduti in sala come se stessero vedendo un film porno (se avessero potuto portare avanti velocemente le scene di dialogo per arrivare a quelle di sesso lo avrebbero fatto senza problemi).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho voluto cominciare con questa premessa non tanto perchè "Lussuria" sia un capolavoro, ma perchè è comunque un film elegante e raffinato, molto ben recitato e che va ben oltre alle scene di sesso.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;L'eleganza e la perfezione formale con cui Lee racconta la sua storia è impeccabile così come il gioco di sentimenti tra Mr.Yee e Wang Jiazhi fatto di sguardi e sussurri. La freddezza glaciale di lui, elaborata dopo anni di timori e crudeltà dovute al suo lavoro, viene lentamente intaccata dalla donna e Lee lo sottolinea proprio attraverso quelle scene di sesso che passano dal quasi stupro iniziale ripreso in totale a quei splendidi quadri plastici di corpi intervallati da primi piani che avvicinano lo spettatore sempre di più ai protagonisti con il crescere della loro passione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Guardando "Lussuria" il primo film che salta alla mente è "Notorious" di Hitchcock . Anche lì una donna deve corteggiare l'acerrimo nemico, ma nel film di Ang Lee entra in scena un aspetto che sicuramente sarebbe piaciuto molto al maestro del brivido, ovvero quella sorta di sadismo e di pseudo-necrofilia che costringe Wang Jiazhi ad andare a letto con un &lt;em&gt;dead man walking, &lt;/em&gt;un uomo morto che cammina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Altra sequenza splendida è quella che potremmo definire della "perdita della verginità". Non solo quella sessuale della protagonista, ma anche quella perduta dai suoi compagni, che in un vero e proprio "battesimo di sangue" vengono sverginati all'omicidio affondando a turno il coltello nel corpo di un collaborazionista. La strada verso il loro destino è ormai segnata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Lussuria" di certo non è carente di difetti. Il finale è piuttosto prevedibile e il film mantiene sempre lo stesso livello emozionale non decollando mai del tutto. Come con "Brockback Mountain" anche qui Lee dilunga un po' troppo la storia, anche se non ci sono molte scene inutili. Ma rispetto al suo predecessore qui equilibria meglio la narrazione passando con abilità dallo sfondo politico, agli ideali patriottici dei ribelli, ai sentimenti tra i due protagoniti. Lo snodo interessante nella psicologia di Mr.Yee, ovvero la scelta se continuare a seguire i suoi ideali politici e giustizziare l'amata oppure se aprire definitivamente la sua corazza e lasciarsi andare ai sentimenti, si risolve nel modo migliore sia per il contesto storico-politico della vicenda sia per la fedeltà al personaggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma come già detto "Lussuria" non è un capolavoro, ma sicuramente è un'opera molto più profonda e di qualità, che non merita certo di essere frettolosamente catalogata come un film con scene di sesso. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-5186311606643312305?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/5186311606643312305/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=5186311606643312305' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/5186311606643312305'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/5186311606643312305'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2008/01/lussuria-di-ang-lee.html' title='&quot;Lussuria&quot; di Ang Lee'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R4AgS6nc7_I/AAAAAAAAACc/oCbFLKprLuE/s72-c/lussuria.bmp' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-5397206426535441680</id><published>2008-01-03T16:26:00.001-08:00</published><updated>2008-01-28T10:36:30.064-08:00</updated><title type='text'>"Eastern Promises" di David Cronenberg</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp0.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R319ganc7-I/AAAAAAAAACU/OhIAjbU-qVY/s1600-h/Eastern_promises_poster.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5151411544635797474" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp0.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R319ganc7-I/AAAAAAAAACU/OhIAjbU-qVY/s200/Eastern_promises_poster.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;"Eastern Promises" non è un brutto film, ma delude completamente le aspettative. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Perchè in sostanza non racconta nulla e non decolla mai veramente. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Sono tre le storie che compongono il tessuto narrativo del film. Gli omicidi legati alle voci diffamatorie contro Kirill; lo stupro della 14enne; Nikolai infiltrato nella famiglia mafiosa.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Tutte e tre le storie finiscono per risultare superficiali, quasi secondarie e nessuna viene approfondita a dovere. La prima avrebbe il compito di introdurci nelle "faccende famigliari" dell'organizzazione mafiosa, ma alla fine si riduce a un omicidio e ad una vendetta senza approfondire che cosa ci sia di vero in quelle voci, perchè siano state messe in giro, da chi o che rapporti ci siamo tra la famiglia e i clan rivali. Certo sono cose che si può intuire, ma tutto viene lasciato stare, risultando solo un pretesto per la splendida scena di lotta nel bagno turco. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Lo stupro avrebbe lo scopo di far precipitare Anna nel mondo violento e duro della mafia russa, un po' come accadeva a Kyle MacLachlan in "Velluto Blu". Anche lui indagava su qualcosa di losco e vi cadde dentro fino in fondo. Anna, invece, quel mondo lo sfiora appena, non ci finisce dentro praticamente mai. Il bene che lei rappresenta e l'amore per la bambina la spingono a capire ad approfondire, ma di quel mondo ne sente appena l'odore e alla fine la sua storia rimane incompleta e ha solo il pretesto di trovare una motivazione per poter arestare Semyon. Anche lo stupro vero e proprio rimane una storiella di fondo di cui Semyon sembra protagonista secondario.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;La storia di Nikolai invece, (interpretato da un ottimo Mortensen) parte con una puzza di "già visto" che preoccupa. E' l'autista desideroso di far carriera, (ricorda il Gangster Paul Bettany di "Gangster n°1"), dà l'impressione di dover diventare il preferito dal "boss" a discapito del figlio, legittimo erede al trono, ma troppo istintivo e stupido per governare. Alla fine lo diventa, ma è tutta un'impressione. Appena scopriamo che in realtà è un infiltrato, ma soprattutto che non è affatto il pupillo di Semyon, il film finisce. Il RE viene spodestato nel silenzio con una facilità allarmante. Del principe possiamo intuirne la fine e di tutto il resto ne sentiamo appena l'odore.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;"Eastern Promises" poteva essere uno splendido spaccato sulla mafia russa. Cronenberg ha la forza visiva necessaria per raccontarlo e avrebbe potuto farne un capolavoro con il potenziale che il film aveva. Peccato che si è trovato a raccontare una storia che praticamente non esiste, che non crea nè pathos, nè tensione, nè porta lo spettatore ad affezzionarsi alle sorti dei protagonisti (anche perchè non sono mai veramente in pericolo) con un finale dal buonismo assurdo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Peccato.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-5397206426535441680?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/5397206426535441680/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=5397206426535441680' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/5397206426535441680'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/5397206426535441680'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2008/01/eastern-promises-non-un-brutto-film-ma.html' title='&quot;Eastern Promises&quot; di David Cronenberg'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp0.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R319ganc7-I/AAAAAAAAACU/OhIAjbU-qVY/s72-c/Eastern_promises_poster.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-782256170172256631</id><published>2007-12-29T16:09:00.000-08:00</published><updated>2008-01-28T10:39:37.091-08:00</updated><title type='text'>"Paranoid Park" di Gus Van Sant</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://bp1.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R3juc6nc77I/AAAAAAAAAB8/rzMQSVzVo3Y/s1600-h/753013724_paranoid_park.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5150128354436640690" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp1.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R3juc6nc77I/AAAAAAAAAB8/rzMQSVzVo3Y/s200/753013724_paranoid_park.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;p align="justify"&gt;“Nessuno è mai pronto per Paranoid Park” dice Jared ad Alex, il protagonista del film. Alex, come skater, non è pronto per Paranoid Park, il più malfamato e affascinante parco per praticare skatebord della città. Ma soprattutto, Alex non è pronto come uomo a quello che Paranoid Park riserverà per lui. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;“Paranoid Park” non è un thriller, anche se c’è di mezzo un omicidio. Non è neanche un film sul mondo delle tavole a rotelle, anche se il protagonista è un appassionato di skatebord. Paranoid Park è un film su una convivenza. Quella tra Alex e il suo segreto. Tra Alex e le sue paure, i suoi timori, le sue ossessioni. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Gus Van Sant firma un film splendido, intenso, girato magistralmente, costruito come un puzzle che lentamente si compone unendo insieme tutti i tasselli della storia. Una struttura narrativa come questa, fatta di continue analessi che ci portano avanti e indietro nel tempo, tenendoci nascoste informazioni sui personaggi e sugli eventi raccontati, è tipico del thriller. Proprio per la sua caratteristica di celare all’inizio per poi distillare le informazioni nel corso del film, si applica bene in una indagine, in una storia del mistero. Van Sant usa questa struttura per scopi diversi. Non per nasconderci l’identità dell’assassino o l’omicidio in sé, ma per scendere in profondità nella mente di Alex. Indagare le conseguenze prima di scoprire le cause. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;br /&gt;“Paranoid Park” non è un thriller anche perché non c’è una ricerca del colpevole, ne un giudizio morale sulle azioni del protagonista. Alex è Alex, un ragazzo qualunque che decide di tenere per sé il suo segreto e raccontarlo solo alle pagine di un diario. Un diario che si dissolverà tra le fiamme di un falò dove oltre al suo segreto, scompare per sempre l’innocenza di quel ragazzo qualunque. Van Sant segue Alex per la quasi totalità del film. Lo segue come uno spettatore esterno, che guarda ma non giudica. Che ascolta ma non commenta. Lunghi piani sequenza e rallenty seguono Alex che cammina tra i corridoi della scuola dopo l’interrogatorio della polizia, che scrive seduto su una panchina, che si allena con lo skate, che fa sesso, sempre e comunque condividendo tutto questo con il suo segreto. Con il suo senso di colpa, che urla con forza dietro a un silenzio assordante. &lt;/p&gt;&lt;p align="justify"&gt;Splendida la scelta del cast. Una carrellata di volti veri, autentici. Come autentico è lo spaccato generazionale registrato da Gus Van Sant. Consigliato a tutti quelli che credono che i giovani siano quelli fotografati da Moccia.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-782256170172256631?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/782256170172256631/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=782256170172256631' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/782256170172256631'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/782256170172256631'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2007/12/paranoid-park-di-gus-van-sant.html' title='&quot;Paranoid Park&quot; di Gus Van Sant'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R3juc6nc77I/AAAAAAAAAB8/rzMQSVzVo3Y/s72-c/753013724_paranoid_park.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-6044793859621795643</id><published>2007-12-22T11:46:00.000-08:00</published><updated>2009-08-12T13:42:52.819-07:00</updated><title type='text'>"Brokeback Mountain" di Ang Lee</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://bp2.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R3jyiKnc78I/AAAAAAAAACE/F0i3kuDy8b0/s1600-h/locandina.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5150132842677465026" style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center;" alt="" src="http://bp2.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R3jyiKnc78I/AAAAAAAAACE/F0i3kuDy8b0/s200/locandina.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;La mancata vittoria del film di Ang Lee agli Oscar ha suscitato qualche polemica. Motivo: gli uomini dell’Academy non hanno voluto premiare una pellicola che narrasse di un amore gay. Ora, gli Academy Awards spesso e volentieri sono stati assegnati (o non assegnati) senza tenere molto conto della reale qualità artistica di un film. Spesso e volentieri le reali motivazioni dietro alla scelta dei vincitori sono perlopiù legate a questioni politiche.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;In questo caso però, mi sento di dire che la scelta di non premiare “Brokeback Mountain” come Miglior Film è corretta. Il film è sicuramente di buon livello, ma presenta alcune lacune dal punto di vista narrativo che gli impediscono di essere un ottimo film.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Brokeback Mountain è la storia di un amore. L’amore tra due uomini costretti per lavoro a convivere per lungo tempo sulle montagne per sorvegliare una mandria di bestiame. Tutto ha inizio quando una sera i due cowboy, entrambi etero e fidanzati, si lasciano andare ad un intenso rapporto sessuale. Rapporto che ha tutte le sembianze di uno sfogo di istinti sessuali a lungo repressi. Consumato in fretta, selvaggiamente. Qualcosa però scatta tra i due protagonisti e l’amicizia si trasforma in amore. Amore che sembra essere nato dal nulla. Non si sa infatti che cosa attragga l’uno all’altro e anche se è chiaro che i due protagonisti provino un amore molto forte, purtroppo si finisce per pensare che più che una storia d’amore si sia di fronte a una storia di sesso. I due infatti torneranno a incontrarsi negli anni, ovviamente di nascosto dalle rispettive consorti, principalmente per fare l’amore. Inoltre la scena con i due che corrono felici sui pendii di Brokeback è degna di una romantica commediola adolescenziale.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;È vero che in molti film l’amore tra i protagonisti nasce quasi dal nulla e soprattutto in brevissimo tempo, ma quelle sono commedie sentimentali, storie romantiche principalmente costruite sull’immagine di un amore tanto romantico e fatato, quanto irreale. Ma qui siamo alle prese con un film d’autore, che perlopiù tratta un argomento come l’amore gay che il cinema a stelle e strisce, spesso, è stato refrattario a raccontare. Lee forse ha avuto paura a spingersi in profondità nel cuore della storia d’amore, mantenendo il rapporto tra i protagonisti su un piano più fisico e superficiale (la patetica scena dei due che corrono felici sui pendii di Brokeback come se fossero in un film adolescenziale è lì a dimostrarlo). Peccato perché sarebbe stato molto interessante indagare di più sui sentimenti per cercare di capire che cosa Ennis trovi di unico in Jack che nessun’altra persona è in grado di dargli (e viceversa).&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;L’altro aspetto narrativo che lascia a desiderare è l’arco temporale in cui si svolge la vicenda. L’amore dura per decenni e i due protagonisti torneranno ad incontrarsi ancora e ancora. Scorrere del tempo che però è difficile da seguire. Non si sa mai quanto tempo sia passato da una scena all’altra o se effettivamente sia passato del tempo. E poi non bastano un paio di baffi per fare di Gyllenhaal, 25enne quando il film è stato girato, un maturo padre di famiglia (è già difficile vederlo padre di tre figli in “Zodiac”). E quando Ledger incontra la figlia alla fine del film, più che il padre sembra il fratello maggiore, se non addirittura il fidanzato. Ed è proprio la seconda parte del film a risultare lenta e piuttosto noiosa, con questo dilatarsi inutile degli eventi che non fanno mai decollare il film.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;In ogni modo “Brokeback Mountain” è un buon film, intenso e importante perché finalmente rompe un tabù che ha resistito troppo a lungo ad Hollywood. Peccato per una certa incuranza nella stesura della sceneggiatura che rischia di portare lo spettatore a perdersi più nei bellissimi paesaggi splendidamente fotografati, che nella storia d’amore vera e propria.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-6044793859621795643?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/6044793859621795643/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=6044793859621795643' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/6044793859621795643'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/6044793859621795643'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2007/12/brokeback-mountain-di-ang-lee.html' title='&quot;Brokeback Mountain&quot; di Ang Lee'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp2.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R3jyiKnc78I/AAAAAAAAACE/F0i3kuDy8b0/s72-c/locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-7308622696130241775</id><published>2007-12-17T02:51:00.000-08:00</published><updated>2008-01-28T10:40:16.081-08:00</updated><title type='text'>"Sicko" di Michael Moore</title><content type='html'>&lt;p align="right"&gt;&lt;a href="http://bp0.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R2ZVQKnc74I/AAAAAAAAABk/sDPIxoigu5I/s1600-h/sicko-poster-2.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5144893360533467010" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp0.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R2ZVQKnc74I/AAAAAAAAABk/sDPIxoigu5I/s200/sicko-poster-2.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Che cosa hanno in comune &lt;strong&gt;Sicko&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Flags of our fathers &lt;/strong&gt;e &lt;strong&gt;Nella valle di Elah&lt;/strong&gt;? Che cosa può accomunare un documentario sul sistema sanitario americano, un film bellico su una battaglia della Seconda Guerra Mondiale e un dramma contemporaneo? La risposta è che entrambi questi tre film mostrano la vera faccia degli Stati Uniti d’America (e in parte dell’intero Occidente).&lt;br /&gt;L’ultimo film di &lt;strong&gt;Michael Moore&lt;/strong&gt; racchiude in sé tutti i messaggi di protesta e denuncia presenti nelle opere di &lt;strong&gt;Clint Eastwood&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Paul Haggis&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Guardando "Sicko", non può non tornare in mente quella bandiera USA issata capovolta da Tommy Lee Jones al termine di “In the valley of Elah”. Una immagine che più di mille parole sintetizza la situazione di contraddizione in cui sono caduti da tempo gli Stati Uniti. Quella bandiera capovolta non è solo una richiesta di aiuto, ma è la dimostrazione che l’America non è quella nazione forte, altruista e saggia che ha sempre voluto far credere di essere. E Moore lo racconta bene parlando dei nuovi serial killer della società moderna, le Compagnie d’assicurazione e le case farmaceutiche, che nella loro cieca ricerca di denaro finiscono per uccidere migliaia di persone abbandonandole al loro destino, ma anche testimoniando come molti ospedali “scarichino” letteralmente sulle strade quei pazienti che non possono permettersi di pagare le salatissime cure mediche di cui hanno bisogno. Le caricano su un taxi e le lasciano ai bordi delle strade con ancora il camice ospedaliero addosso. &lt;strong&gt;“È questo che siamo diventati?”&lt;/strong&gt; si chiede Moore. Che razza di America è questa che non aiuta chi ne ha bisogno?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Che non aiuta neanche coloro che hanno rischiato la vita per la propria nazione e per salvare i propri connazionali. Coloro che per lunghi mesi sono stati osannati come eroi e che, ora che i fumi che si alzavano dalle ceneri di &lt;strong&gt;Ground Zero&lt;/strong&gt; si sono ritirati, diventano gente comune, e come tali immeritevoli di un aiuto se non sono in grado di pagare. La seconda parte del film infatti è dedicata ai vigili del fuoco e ai paramedici che proprio a causa di quei fumi e di quelle polveri respirate durante le operazioni di recupero tra le macerie delle Twin Towers si sono ammalati e soffrono di vari disturbi, per lo più respiratori. Nella parte del film probabilmente più forte per gli americani, Moore mostra davvero chi è il “nemico”. Carica su un motoscafo una manciata di questi “ex-eroi” e li porta a Cuba, nella “diabolica” Cuba comunista, l’isola del nemico giurato Fidel Castro. Ma è lì (e non in USA) che i nostri vengono ricoverati in un ospedale locale e curati, ovviamente gratis. È lì (e non in USA) che il paramedico con i polmoni ormai danneggiati può acquistare un inalatore a solo 5 cent. contro i 120 dollari che è costretta a spendere a casa sua. Sono i cubani a salvare la vita agli eroi americani. E sono i vigili del fuoco cubani a mettersi in fila e applaudire i loro colleghi a stelle e strisce. Quegli eroi che in patria sono stati abbandonati. Anche loro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Così come è accaduto agli eroi di “Flags of our fathers”, i ragazzi della fotografia scattata sul monte Suribachi, osannati dai Signori della guerra e portati in trionfo in giro per gli Stati come galline dalle uova d’oro, non perché ragazzi qualunque mandati a morire e uccidere per una bandiera ma perché protagonisti di uno scatto fotografico che può ridare entusiasmo al popolo americano e convincerlo a pagare le tasse necessarie a finanziare la guerra. Di tutti gli altri soldati morti a Iwo Jima chi se ne frega. Tre ragazzi chiamati eroi, idoli di una intera nazione, che una volta finita la guerra vengono abbandonati al loro destino, dimenticati, lasciati da parte. Come gli uomini e le donne dell’undici Settembre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Sicko racchiude quindi la morale dei due film scritti da Haggis e più in generale la visione che il cinema americano sta proponendo in questi ultimi anni degli Stati Uniti d’America, nazione sempre più allo sbando e sempre meno esempio da seguire.&lt;br /&gt;Moore colpisce ancora una volta nel segno realizzando quello che probabilmente è il suo film più sentimentale e agghiacciante nello stesso tempo. Con il solito dissacrante umorismo e il montaggio che alterna le immagini documentaristiche a materiale d’archivio, questa volta il regista di Flint abbandona l’attacco diretto ai potenti, come ci aveva abituato con "Bowling to Columbine” a “Fahrenheit 9/11” e dà voce diretta ai parenti delle vittime (e alle vittime stesse) di questi omicidi legalizzati gettando lo spettatore in un incubo che lo lascia con la bocca aperta.&lt;br /&gt;Non prima di essersi chiesto anche lui, come il regista: “È questo che siamo diventati?” &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-7308622696130241775?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/7308622696130241775/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=7308622696130241775' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/7308622696130241775'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/7308622696130241775'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2007/12/sicko-di-michael-moore.html' title='&quot;Sicko&quot; di Michael Moore'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp0.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R2ZVQKnc74I/AAAAAAAAABk/sDPIxoigu5I/s72-c/sicko-poster-2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-4315047236757171173</id><published>2007-12-09T03:56:00.000-08:00</published><updated>2008-01-28T10:40:31.139-08:00</updated><title type='text'>"Il nascondiglio" di Pupi Avati</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5141954779910970354" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp1.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R1vkoQu3G_I/AAAAAAAAABU/DPCSOLVQj90/s200/nascondiglio.jpg" border="0" /&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Le luci si spengono e sullo schermo cominciano a comparire i titoli di testa del film. In sottofondo un tappeto pungente di archi, un misto tra L'esorcista e Lo squalo. Il solito brano horror-style. Il presentimento che stiamo per vedere il solito film horror senza un briciolo di originalità è già nell'aria.&lt;br /&gt;Al termine della proiezione il presentimento diventa certezza. A detta dello stesso Avati, questo film aveva il solo scopo di spaventare il pubblico. Missione fallita. Non solo il film non spaveta, ma ad essere sinceri è difficile anche definirlo un film dell'orrore. Per tutta la pellicola, la protagonista, dopo essersi resa conto che la maestosa e spettrale villa che ha affittato per trasormarla in un ristorante è stata teatro, cinquant'anni prima di un atroce pluri-omicidio e, soprattutto, che lei non è l'unica inquilina della dimora, inizia ad indagare per capire che cosa è accaduto realmente e che fine hanno fatto le due ragazze accusate dell'omicidio che sembrano essere sparite nel nulla. E per questo non fa altro che andare in giro a fare domande a destra e a manca agli abitanti della cittadina, fino a scoprire qualcosa (ovvero che le due ragazze non hanno in realtà mai abbandonato la villa e che vivono da anni nascoste nel condotto d'areazione) che il pubblico ha già capito dall'inizio del film. Anzi da prima ancora. Bastava infatti guardare il trailer per capire che "qualcuno" si nascondesse in casa e poi d'altronde da un film che s'intitola "Il nascondiglio" che puoi andare a pensare? O Avati ci ha presi per fessi o lui di horror non è capace di girarne.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Visto che ad eccezzione della voce spettrale dell'unica ex-ragazza sopravvissuta (ormai ha circa 70 anni) che in piena notte riempie le stanze della villa svegliando la povera Laura Morante e delle atmosfere gotiche (i saloni della villa sono perennemente immersi nella penombra), di horror in questo film non c'è una mazza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Morante è brava (e questo si sà) ma il doppiaggio che ha fatto a se stessa (in originale infatti recita in inglese) è freddo ed "estraneo" alla vicenda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In conclusione Avati riprende lo stra-abusato tema della casa infestata inserendoci di originale il solo fatto che la casa in realtà non è infestata, visto che di fantasmi qui non vi è ombra e che invece la "presenza" che la abita è un essere umano in carne e ossa anche se ormai abituato a vivere come un topo strisciando tra le pareti. L'idea della donna che negli anni si è abituata a vivere nei condotti di areazione trascinandosi dietro il fagotto che racchiude il corpo putrefatto della vecchia amica è sicuramente vincente, ma doveva essere il punto di partenza della storia, non la risoluzione finale del mistero, anche perchè, ripeto, è un mistero che lo spettatore ha già risolto prima ancora che gli archi riempiano i titoli di testa. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-4315047236757171173?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/4315047236757171173/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=4315047236757171173' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/4315047236757171173'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/4315047236757171173'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2007/12/il-nascondiglio-di-pupi-avati.html' title='&quot;Il nascondiglio&quot; di Pupi Avati'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp1.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R1vkoQu3G_I/AAAAAAAAABU/DPCSOLVQj90/s72-c/nascondiglio.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-5211389490269445128</id><published>2007-11-24T05:29:00.001-08:00</published><updated>2008-01-28T10:40:46.459-08:00</updated><title type='text'>"Piano, Solo" di Riccardo Milani</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;a href="http://bp2.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R0gnmnD2ifI/AAAAAAAAABM/RN8wiHEz0fU/s1600-h/locandina.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5136398919289702898" style="DISPLAY: block; MARGIN: 0px auto 10px; CURSOR: hand; TEXT-ALIGN: center" alt="" src="http://bp2.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R0gnmnD2ifI/AAAAAAAAABM/RN8wiHEz0fU/s200/locandina.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;span style="font-family:georgia;"&gt;I film tratti da fatti realmente accaduti o che raccontano di personaggi realmente esisititi, sono una fregatura. Perchè se nella storia vi sono momenti o situazioni poco interessanti, poco originali o noiose, si finisce con il dire "eh, ma le cose sono andate così nella realtà" oppure "sì ma lui era proprio così, questo è quello che gli è successo veramente", ecc...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo succede anche in "Piano, solo" trasposizione cinematografica della biografia scritta da Walter Veltroni su Luca Flores, giovane e talentuoso pianista Jazz che ha passato la sua vita dividendosi tra il pianoforte e il tentativo di lottare contro i suoi pensieri negativi che alla fine hanno avuto il sopravvento. Il titolo sintetizza perfettamente la sua vita. Il Piano e la Solitudine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Guardando "Piano, solo" la sensazione è quella di trovarsi di fronte all'ennesimo film su un genio tormentato dalla sua stessa anima nera, in perenne equilibrio tra l'Arte e la Follia. Che ci sia di mezzo l'alcool, la droga, la malattia o i fantasmi del passato il copione cambia poco. "Piano, solo" è un bel film, ben recitato (ottimo Kim Rossi Stuart) e ben diretto, ma che alla fin fine rimane una biografia. Il racconto breve dei tormenti di un grande pianista. Un omaggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si poteva chiedere qualcosa di più, ma d'altro canto...questo è quello che gli è successo davvero.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-5211389490269445128?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/5211389490269445128/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=5211389490269445128' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/5211389490269445128'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/5211389490269445128'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2007/11/piano-solo-di-riccardo-milani.html' title='&quot;Piano, Solo&quot; di Riccardo Milani'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp2.blogger.com/_NFIzplSOEUw/R0gnmnD2ifI/AAAAAAAAABM/RN8wiHEz0fU/s72-c/locandina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5880944790714330963.post-63406412342926870</id><published>2007-11-20T12:33:00.000-08:00</published><updated>2008-01-28T10:41:08.264-08:00</updated><title type='text'>Crisi dei giovani = crisi del Cinema</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Si parla tanto di crisi del cinema italiano. Siamo davvero in crisi? Intanto cerchiamo di capire di quale crisi può soffrire il nostro cinema. Se si intende che i nostri film al botteghino non incassano quanto Spider-man, I pirati dei Caraibi o Transformers è una possibile crisi. Se invece si intende che i nostri sceneggiatori e registi non rischiano mai nulla, ma ripropongono sempre le solite storie riciclate (come ci ha fatto notare Tarantino e recentemente anche Paul Haggis) è un altro tipi di crisi. O ancora può essere che la televisione sta entrando sempre di più nel cinema, attraverso i suoi personaggi o il suo stile.&lt;br /&gt;Di quali di queste crisi soffre il nostro cinema? Ho paura che il malato presenti sintomi per tutte e tre le patologie.&lt;br /&gt;Ma non siamo i soli. Si parla tanto del cinema a stelle e strisce ma secondo me, eccetto qualche film indipendente o qualche autore di razza, i film che ci rifilano gli americani sono i soliti sequel, prequel, remake di cine-fumetti, replicati decine di volte, vuoti narrativamente e artisticamente fatti solo per fare incasso. Questa sì che è crisi. Per non parlare dell’influenza del piccolo schermo con attori di cinema che passano alla TV e star di serie televisive che riempiono il grande schermo. Per il momento sembra che il problema quattrini sia il solo a mancare nel panorama cinematografico americano (ma non è del tutto vero).&lt;br /&gt;Noi, gli stiamo andando dietro.&lt;br /&gt;Come rimediare? Il problema TV c’è, è inutile negarlo. Facciamo film che sembrano fiction. Abbiamo perso l’immagine di cinema come arte creativa, con un suo linguaggio e dei suoi ritmi. Tendiamo a clonare. Non solo copiando la televisione, ma fossilizzandoci su un genere, un filone, come quello adolescenziale che va tanto di moda adesso. Ragazzi finti, lontani da quelli veri, ma uguali a quelli che si vedono in TV e che purtroppo finiscono per diventare dei modelli. “Come tu mi vuoi” insegna che “apparire” è meglio che “essere”. I ragazzi idioti riempiono le sale, le loro menti si convincono di essere fighi perché vestono alla moda e il Cinema và a farsi benedire.&lt;br /&gt;Che cosa manca allora agli spettatori (non tutti ovviamente) per poter distinguere un’opera di qualità, di spessore artistico dalla solita poltiglia vuota fatta apposta per seguire l’onda dei facili incassi? La conoscenza. Sono d’accordo con quello che ha detto Elio Germano nella puntata di W l’Italia dedicata al nostro cinema. Disse che aldilà dei problemi del cinema-industria, bisognerebbe insegnare ai giovani, addirittura a scuola, il linguaggio cinematografico e il cinema come Arte. È verissimo. Alla base di tutti questi problemi, compresi quelli del box-office c’è il pubblico e la sua ignoranza nei confronti della grammatica, della messa in scena, del linguaggio cinematografico. La maggior parte della gente che va al cinema, specialmente i ragazzi, non sanno nulla di cinema. Se gli chiedi qual è il film più bello che hanno mai visto ti citano “High School Musical” o “Tre metri sopra il cielo”. Sono questi che decidono quale film merita di finire in cima alle classifiche o conquistare un maggior numero di sale nelle quali esser proiettato. Sono questi che decidono quale autore può avere successo o meno e quindi chi di loro è più avvantaggiato nel poter continuare a fare cinema.&lt;br /&gt;Morale: sempre più storie piatte, finte, anti-creative e monotone, sempre meno film d’autore in sala e sempre più televisione sul grande schermo. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="font-family:georgia;"&gt;Roberto Vecchioni ha detto che “Stiamo a propagare ai giovani modelli di vita che sono dei ragazzini seduti su un elefante che si telefonano. E invece non sono così, perché i ragazzi sono molto meglio.”&lt;br /&gt;Insegniamo il vero Cinema ai ragazzi! Il rischio è altrimenti che il nostro cinema smetta di essere in crisi e che schiatti definitivamente (insieme alle nostre menti).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5880944790714330963-63406412342926870?l=distanza-apparente.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/feeds/63406412342926870/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=5880944790714330963&amp;postID=63406412342926870' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/63406412342926870'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5880944790714330963/posts/default/63406412342926870'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://distanza-apparente.blogspot.com/2007/11/crisi-dei-giovani-crisi-del-cinema.html' title='Crisi dei giovani = crisi del Cinema'/><author><name>Federico Ciceroni</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03207713773738947008</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
